Elezioni Israele, chi è Gadi Eisenkot: il candidato che sfida Netanyahu

Da alcuni opinionisti viene definito come "l’uomo che incarna tutto ciò che il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, non è". A 66 anni, la gran parte dei quali passati indossando una divisa militare, l’ex generale Gadi Eisenkot è il principale candidato dell’opposizione alle elezioni israeliane del 27 ottobre. Di origini marocchine, è entrato in politica nel 2022 e oggi guida il partito Yashar che in ebraico significa “dritto”, “onesto”. E su di lui, ora, potrebbero convergere i voti di chi vuole porre fine all’era di Netanyahu.
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Quello che devi sapere
Le origini e la carriera militare
Eisenkot è figlio di immigrati marocchini. È nato il 19 maggio 1960, a Tiberiade, in Israele, poi è cresciuto a Eliat. Suo padre lavorava nelle vicine miniere di rame di Timna, mentre sua madre restava a casa a crescere i cinque figli. Fin da giovane Eisenkot ha seguito la carriera militare: nel 1978 si è arruolato nell'esercito israeliano, poi ha scalato posizioni fino a diventare capo delle Forze armate fra il 2015 e il 2019.
Dopo gli attacchi di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023 è entrato a far parte del Consiglio di guerra, ma se ne è andato in disaccordo con il premier Netanyahu soprattutto per come è stata gestita la crisi degli ostaggi.
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Eisenkot - ©Ansa
La morte del figlio Gal a Gaza
Nel dicembre 2023 il figlio di Eisenkot, Gal, è rimasto ucciso - a 25 anni - mentre combatteva a Gaza, nelle prime fasi della risposta dello Stato ebraico dopo gli attacchi del 7 ottobre. Nei combattimenti nella Striscia Eisenkot ha perso anche due nipoti. Durante il funerale del figlio, fece un discorso contro "la codardia, l’indecisione politica e le considerazioni ideologiche" del governo israeliano, suscitando tensioni.
Eisenkot al funerale del figlio Gal, dicembre 2023 - ©Getty
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La politica
Dopo la carriera nell'esercito, Eisenkot è entrato in politica e nel 2022 si è presentato nella coalizione Unità Nazionale guidata da Benny Gantz. La decisione di formare un suo partito è arrivata qualche anno dopo, cioè nel 2025, quando ha annunciato la nascita di una nuova formazione politica: Yashar.
Le critiche a Netanyahu e le elezioni
Negli ultimi anni l'ex generale è stato molto critico con Netanyahu. In particolare, nel 2024, creò scalpore una sua intervista al programma d'inchiesta Uvda di Channel 12 in cui accusò l'attuale premier di essere totalmente e personalmente responsabile della disfatta militare del 7 ottobre. Inoltre, più volte, su questo punto, Eisenkot, insieme ad altre figure di spicco israeliane, ha chiesto che venga istituita una commissione d’inchiesta per accertare le responsabilità dell'accaduto.
Quella ad Uvda è una delle poche interviste di Eisenkot. La sua è infatti una figura più schiva rispetto ad altri esponenti politici israeliani, e spesso non rilascia commenti pubblici. Nonostante ciò, la sua popolarità è cresciuta man mano, tanto che, ad oggi, viene visto come il principale candidato dell'opposizione anti-Netanyahu.
Cartelloni elettorali in Israele - ©Ansa
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Gli scenari politici
Negli ultimi sondaggi si profila un testa a testa tra Yashar (dato in lieve vantaggio) e il Likud di Benjamin Netanyahu. Ma va sottolineato che, nello scenario che si va creando, nessuno dei blocchi raggiungerebbe la maggioranza necessaria per governare. E le differenze tra i partiti potrebbero rendere difficile trovare un accordo. Ad ogni modo Eisenkot ha già chiarito che non accetterà di lavorare con Netanyahu, chiudendo così alla possibilità di un'intesa.
La posizione di Eisenkot su Gaza
Anche se Eisenkot ha criticato molto Netanyahu, non ha comunque mai messo in discussione la guerra a Gaza. Anzi, le sue critiche riguardano soprattutto quello che è avvenuto prima del 7 ottobre e che ha condotto a quella strage. Secondo lui, nessuno di coloro che aveva ruoli di governo in quei giorni dovrebbe più ricoprire incarichi pubblici, Netanyahu compreso.
''Entro 18 mesi dal mio insediamento come primo ministro, Hamas non controllerà più la Striscia di Gaza'', ha promesso in una dichiarazione dal confine con la Striscia di Gaza nei giorni prima del voto. ''Porteremo alla distruzione dell'ala militare di Hamas, o attraverso il piano del presidente Trump, che il governo Netanyahu ha accettato, o attraverso l'uso delle capacità militari'', ha aggiunto, affermando inoltre che, ''finché Netanyahu sarà al potere, anche Hamas rimarrà al potere. Mai un governo in Israele ha subito un fallimento strategico così clamoroso: tre anni dopo il massacro del 7 ottobre, Hamas è ancora il sovrano nella Striscia di Gaza, armato, e impegnato a ripristinare le proprie capacità belliche''.
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Il programma
Eisenkot punta poi a rendere il servizio militare obbligatorio anche per gli ebrei ultraortodossi, che invece godono di un’esenzione legata ai loro studi religiosi.
Mentre sulla questione palestinese, in campagna elettorale ha dichiarato: "Non ho mai detto che la soluzione sia quella di due Stati per due popoli. Qui esiste un conflitto religioso-nazionale molto profondo; chiunque pensi che si possa raggiungere un accordo in questo momento si sbaglia di grosso".
Sulla questione più ampia degli insediamenti ebraici in Cisgiordania, invece, ciò che distingue Eisenkot dall'attuale governo è la sua posizione critica sulla decisione di affidare la gestione dei territori occupati al ministro di estrema destra e sostenitore degli insediamenti Bezalel Smotrich. Eisenkot ha dichiarato che "invertirebbe" immediatamente tale situazione, riportando l’esercito al comando in Cisgiordania.
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