Teheran: "Chi si unisce alla guerra economica USA sarà considerato un nemico"

Trump pubblica immagine di Hormuz: è "nuovo territorio americano"
Post Truth di Donald Trump su Stretto di Hormuz (Truth)
Iran: "L'avventatezza di Trump spinge il mondo verso le armi nucleari"
"L'avventatezza di Trump, con i suoi attacchi all'Iran, ha accresciuto il desiderio di tutto il mondo di acquisire armi nucleari, soprattutto dopo aver constatato che l'adesione all'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica e al Trattato di Non Proliferazione Nucleare (Tnp) si è rivelata inefficace nel prevenire attacchi da parte degli Stati Uniti". E' quanto ha dichiarato il segretario generale del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, Mohsen Rezaei, stando a quanto riporta Al Jazeera, citando l'agenzia di stampa iraniana Tasnim. "Trump ha creato insicurezza nucleare anziché sicurezza nucleare", aggiunge, "l'Iran ha accettato tutte le salvaguardie internazionali, le ha rispettate, è membro del Tnp e ha acconsentito alle ispezioni. L'Iran è l'unico Paese che è all'avanguardia rispetto a tutti gli altri per il suo impegno nel rispetto delle normative nucleari".
Iran: "I Paesi che aderiscano alle sanzioni Usa saranno ritenuti nemici"
L'Iran afferma di considerare "nemico" qualsiasi Paese che partecipi alla "guerra economica" di Washington. "Qualsiasi Paese che partecipi all'imposizione di restrizioni economiche" contro l'Iran è "considerato un nemico", ha dichiarato Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano. "Dichiariamo a tutti i Paesi che ci circondano e a tutti i Paesi del mondo: non unitevi alla guerra economica condotta dagli Stati Uniti", ha affermato Rezaei alla televisione di Stato, dopo che Washington ha annunciato l'intensificazione delle sanzioni economiche volte ad aumentare la pressione su Teheran.
Il rabbino capo sefardita di Israele: "I palestinesi non sono un popolo e non hanno diritti"
Il rabbino capo sefardita di Israele, David Yosef, afferma che i palestinesi "non sono un popolo" e "non hanno diritti". A dare notizia del discorso tenuto dal religioso al Museo Gush Katif di Gerusalemme Ovest è il sito del network qatariota alJazeera, che riferisce che Yosef "ha inoltre rivendicato Gaza e le città della Cisgiordania occupata per gli ebrei, invocando la distruzione di Gaza e l'insediamento ebraico". Sul sito di al Jazeera c'è un video che documenta le parole del leader religioso, ma non l'indicazione della data nella quale sono state pronunciate.
In Libano attacchi di Israele con armi al fosforo. Lo riporta Al Jazeera
Le tensioni sul campo si sono intensificate nel Libano meridionale nelle prime ore di questa mattina, in seguito a un'intensa ondata di bombardamenti di artiglieria e raid aerei israeliani, accompagnati da numerosi attacchi aerei che hanno preso di mira quartieri residenziali e aree boschive. L'esercito israeliano - scrive Al Jazeera - ha bombardato diverse aree del Libano meridionale con proiettili al fosforo, in concomitanza con raid aerei e bombardamenti effettuati nelle città dei distretti di Tiro e Bint Jbeil. Anche secondo l'agenzia di stampa ufficiale libanese, l'artiglieria israeliana ha bombardato pesantemente la periferia della zona di Doha Kafr Rumman, nei pressi di Tell al-Dabsha e Harj Ali al-Taher nel distretto di Nabatieh, utilizzando proiettili al fosforo. Ha aggiunto che aerei da guerra israeliani hanno lanciato due raid all'alba sulle alture di Ali al-Taher, alla periferia settentrionale della città di Nabatieh al-Fouqa. Nel distretto di Tiro, la città di Mansouri, l'area circostante la citta' di Beit al-Sayyad e la periferia di Majdal Zoun sono state sottoposte a pesanti bombardamenti di artiglieria israeliani e a estese operazioni di attacco aereo all'alba di sabato. L'agenzia libanese ha riferito che nella città di Beit al-Sayyad non è rimasta una sola casa intatta a seguito dei continui bombardamenti e cannoneggiamenti israeliani. La situazione non è molto diversa nel distretto di Bint Jbeil, dove le città di Haddatha, Beit Yahoun e Aita al-Jabal sono state teatro di simili operazioni di bombardamento, oltre a rastrellamenti con mitragliatrici che si sono estesi alle valli adiacenti. Ciò è coinciso con continui voli di droni israeliani su villaggi e città nei settori occidentali e centrali del Libano meridionale. L'agenzia non ha immediatamente segnalato vittime a seguito di raid, bombardamenti ed esplosioni. Inoltre, l'agenzia di stampa libanese ha riferito che l'esercito israeliano ha causato una forte esplosione nei pressi della città di Arnoun
Sei paesi dell'Unione Europea chiedono tassa extraprofitti compagnie petrolifere, anche l'Italia
Sei Paesi europei fra cui l'Italia chiedono l'introduzione di una tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere, alla luce del fatto che i prezzi del carburante sono aumentati notevolmente a seguito della guerra in Iran facendo registrare alle compagnie profitti più elevati. Lo riporta il Tagesschau, spiegando che i Paesi che avanzano la richiesta sono Germania, Italia, Portogallo, Spagna, Austria e Polonia. Il giornale riferisce che il ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil, insieme a 5 colleghi europei, ha inviato una lettera indirizzata al ministro delle Finanze dell'Irlanda, Paese che detiene attualmente la presidenza di turno dell’Ue, in cui si dice che "dobbiamo affrontare il problema degli alti prezzi dell’energia discutendo un quadro normativo a livello Ue per la tassazione degli utili straordinari".
"Le compagnie petrolifere stanno godendo di una redditività complessiva e di margini sui prodotti raffinati che superano l'aumento dei prezzi del petrolio greggio", si legge nella lettera. "Stiamo vivendo uno dei più grandi shock dell'offerta degli ultimi decenni e in tutto il mondo cresce il malcontento per l'aumento del costo della vita". I ministri hanno chiesto discussioni su un "quadro a livello europeo per tassare gli extraprofitti", che tenga conto degli insegnamenti tratti dall'introduzione di una misura simile nel 2022, in seguito all'invasione russa dell'Ucraina. Il ministro tedesco Klingbeil ha ripetutamente sottolineato che le compagnie energetiche non devono "sfruttare" i consumatori durante l'attuale crisi, ha riferito una fonte del ministero all'Afp. "Gli eccessivi profitti derivanti dalla crisi devono essere restituiti ai consumatori", ha affermato la fonte. Diversi paesi avevano già chiesto l'imposizione di una tassa sugli utili delle compagnie petrolifere all'inizio di quest'anno. Le compagnie energetiche hanno visto i loro guadagni impennarsi da quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato la guerra contro l'Iran a febbraio, con conseguente restrizione del traffico attraverso l'importante via di transito dello Stretto di Hormuz. Finora, tuttavia, l'Ue non ha indicato l'intenzione di imporre una tassa sulle compagnie petrolifere. Esistono anche divisioni all'interno del governo tedesco sulla questione: mentre Klingbeil, del partito di centrosinistra Spd, partner minore della coalizione di governo, è favorevole a una tassa, il partito di centrodestra Cdu del cancelliere Friedrich Merz è contrario
Netanyahu al presidente della Lista Araba Unita: "Con me premier mai lo Stato di Palestina"
Dopo che il presidente della Lista Araba Unita Mansour Abbas ha affermato che "la maggior parte del mondo riconosce la Palestina come Stato e che auspica che Israele e gli Stati Uniti facciano lo stesso", il premier Benjamin Netanyahu ha pubblicato un post su X in risposta.
"Finché sarò primo ministro, non nascerà uno Stato palestinese controllato dall'Iran: né a Gaza né in Giudea e Samaria. Punto", ha scritto il primo ministro. “Il prezzo di una coalizione di sinistra con i Fratelli Musulmani viene nuovamente alla luce. Questi sono i partner di Eisenkot e Lieberman, che boicottano gli elettori del Likud ma danno il benvenuto ai sostenitori di Tibi e Balad, leader e partito politico della minoranza arabo-israeliana che hanno spesso collaborato in alleanze elettorali alla Knesset”.
Il vice presidente iraniano:"L'Iran non permetterà al terrorismo economico americano di colpire la nostra stabilità economica"
L'Iran "non permetterà al terrorismo economico americano di colpire la stabilità economica e i mezzi di sostentamento della popolazione". Ad affermarlo è Il primo vicepresidente iraniano Mohammad Reza Aref in un post su 'X'. "L'esperienza della Rivoluzione islamica ha dimostrato che la pressione economica non è in grado di modificare la volontà della nazione iraniana e, al contrario, produce l'effetto opposto", aggiunge.
Teheran ha raddoppiato in un anno produzione armi per difesa
L'Iran ha raddoppiato in un anno la produzione di armi ed equipaggiamenti per la difesa. Lo ha dichiarato il vice ministro della Difesa iraniano, Reza Talaei-Nik."Nel corso di un anno, dall'inizio della guerra dei Dodici Giorni, ovvero da giugno dello scorso anno a giugno di quest'anno, la produzione di armi ed equipaggiamenti per la difesa è raddoppiata", ha dichiarato Talaei-Nik, citato dall'agenzia di stampa Tasnim.Nella notte tra il 17 e il 18 giugno, Teheran e Washington hanno firmato un memorandum per mettere fine al conflitto iniziato il 28 febbraio. Tuttavia, l'8 luglio il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che il cessate-il- fuoco non era più in vigore e, da allora, le forze statunitensi hanno effettuato diverse serie di attacchi contro l'Iran.
L'Idf comunica di aver colpito il terrorista Sharif al-Hasanat, comandante di una compagnia dell'ala militare di Hamas
L'Idf comunica di aver colpito nell'area di Deir al-Balah a Gaza uccidendo il terrorista Sharif al-Hasanat, comandante di compagnia dell'ala militare di Hamas. "Nel corso della guerra, il terrorista ha partecipato alla guida degli sforzi per ripristinare l'infrastruttura sotterranea di Hamas, e recentemente ha continuato a promuovere attacchi terroristici contro le truppe dell'Idf e i civili israeliani", scrive l'esercito in un comunicato, "il terrorista rappresentava una minaccia immediata per le truppe dell'Idf ed è stato eliminato".
foto del comandante di Hamas ucciso (@IDF)
Cresce la tensione in Siria : attacco Israele "palese violazione" sovranità
La Siria ha condannato l'ultimo attacco israeliano sul proprio territorio, definito una "palese violazione" della propria sovranità e una "grave violazione del diritto internazionale".
"Questo attacco costituisce una palese violazione della sovranità della Repubblica Araba Siriana e dell'integrità del suo territorio, nonché una grave violazione del diritto internazionale, e si inserisce nel contesto dei ripetuti attacchi israeliani contro il territorio siriano", ha dichiarato il ministero degli Esteri in un comunicato.
Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno confermato di aver effettuato questo pomeriggio un attacco nel sud-ovest della Siria, affermando di aver colpito un esponente di un'organizzazione terroristica "che portava avanti attacchi terroristici nelle fasi finali della loro preparazione".
I media siriani hanno riferito che l'attacco a Beit Jinn ha provocato il ferimento di una persona. La località si trova a circa 10 chilometri dal confine israeliano.
Qualche giorno fa Israele aveva colpito l'aeroporto siriano di Abu al-Duhur, nel nord-ovest della Siria dove, secondo Tel Aviv, Ankara si apprestava a schierare truppe e come conseguenza la Turchia (Paese in aperta rivalità con lo Stato ebraico) ha chiesto un mandato d'arresto per Netanyahu sul caso Flotilla.
Capo esercito Iran visita complesso industriale sotterraneo della Difesa
In concomitanza con la Giornata dell'Industria della Difesa, il capo di stato maggiore delle forze armate e il ministro ad interim della Difesa dell'Iran hanno effettuato per la prima volta una visita a sorpresa a uno dei complessi industriali sotterranei della difesa del Paese. Lo riferisce l'agenzia di stampa iraniana Isna.
"Il ministero della Difesa - ha affermato il generale Ali Abdullahi - è stato in grado di produrre attrezzature di gran lunga migliori rispetto al passato, con capacità superiori e di alta qualità, e ha raggiunto una fase di produzione quantitativa di gran lunga superiore rispetto al passato. I nostri cari amici del ministero hanno svolto un ottimo lavoro e, quando entriamo in questo complesso, non vediamo altro che impegno e dedizione, insieme a una grande passione per il progresso".
"Il nemico - ha detto inoltre il capo di Stato maggiore - deve anche sapere che non può combattere contro la volontà di una nazione".
102 ex diplomatici Francia e Gb: "Sostenere diritto in territori palestinesi"
102 ex diplomatici di alto livello francesi e britannici hanno esortato i rispettivi governi a lavorare insieme per sostenere il diritto internazionale nei territori palestinesi, accusando Israele di voler "distruggere ogni prospettiva di uno Stato palestinese indipendente, mostrando disprezzo per la legge, le sentenze della Corte internazionale di giustizia e innumerevoli risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'Onu".
Nella lettera pubblicata su Le Monde i firmatari sottolineano come il coinvolgimento di Parigi e Londra sia essenziale, dato il loro ruolo storico nel Medio Oriente e il loro peso come membri del Consiglio, oltre alla loro decisione di riconoscere lo Stato palestinese nel 2025. "Le nostre due nazioni credono che i responsabili di crimini di guerra e crimini contro l'umanità debbano essere chiamati a rispondere. Solo allora i nostri governi potranno confutare l'accusa di doppi standard.
Ecco perché devono agire insieme per far rispettare il diritto internazionale in Palestina", argomentano i firmatari.
Nel documento gli ex diplomatici francesi e britannici sottolineano anche come le demolizioni di case palestinesi e la "violenza sfrenata dei coloni, con la connivenza dell'esercito e della polizia israeliani" a Gerusalemme Est annessa e in Cisgiordania equivalgono a "pulizia etnica". "Il mondo non vede più Israele come una vera democrazia: non c'è nulla di democratico nel privare gli altri dei loro diritti e della loro terra", si legge nella lettera.
Iran, riparata al 70% raffineria South Pars colpita durante la guerra dei 12 giorni tra Iran e Israele
Una raffineria del giacimento di gas di South Pars, il più grande giacimento di gas naturale al mondo, colpita da un attacco israeliano lo scorso anno, è stata riparata al 70%. Lo riferisce Shana, l'agenzia di stampa del ministero iraniano del Petrolio. Il direttore generale della Pars Oil and Gas Company, Touraj Dehqani, ha dichiarato che i lavori di riparazione dovrebbero essere completati entro la fine dell'anno del calendario iraniano, nel marzo 2027. Dehqani ha aggiunto che i lavori di ricostruzione sono iniziati immediatamente dopo che la raffineria è stata colpita durante la guerra di 12 giorni tra Iran e Israele del 2025. Anche gli impianti iraniani del giacimento di gas, che l'Iran condivide con il Qatar, sono stati presi di mira durante il conflitto regionale all'inizio di quest'anno, spingendo Teheran a reagire attaccando importanti infrastrutture energetiche dei Paesi del Golfo.
Al Jazeera, almeno un morto in raid idf nel centro di Gaza
Almeno un palestinese è stato ucciso e altre persone sono rimaste ferite in un attacco aereo israeliano contro un'abitazione a Deir al-Balah, nel centro della Striscia di Gaza. Lo riferisce Al Jazeera Arabic, citando l'ospedale dei Martiri di al-Aqsa. La notizia arriva dopo che il ministero della Sanità di Gaza aveva riferito di almeno due palestinesi uccisi e quattro feriti negli attacchi israeliani condotti nella Striscia nelle precedenti 48 ore.
Ghalibaf: vicini chiedono nuovo ordine sicurezza regionale
L'Iran ha ricevuto "numerosi messaggi" dai Paesi vicini sulla definizione di nuovi accordi di sicurezza e cooperazione economica nella regione. Lo ha affermato il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf. "Gli Stati Uniti hanno messo a rischio la sicurezza di ciascuno dei loro alleati, con prepotenza e totale disprezzo dei loro interessi a vantaggio di Israele, tanto che per un momento hanno visto minacciata la loro stessa esistenza", ha dichiarato Ghalibaf. Secondo il capo negoziatore, soltanto un ordine regionale "indipendente e costruito dall'interno potra' garantire realmente pace e sicurezza".
Italia-Libano, Meloni incontra Aoun a Taranto: sostegno per pace giusta con Israele
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha incontrato a Taranto il presidente della Repubblica libanese, Joseph Aoun, a margine della cerimonia di inaugurazione dei XX Giochi del Mediterraneo.
Nel corso del colloquio, i due leader hanno discusso della situazione in Libano, dell'andamento dei negoziati con Israele e degli scenari connessi al graduale ritiro di UNIFIL, previsto nel corso del 2027.
Meloni ha ribadito il sostegno dell'Italia alla sovranità e integrità territoriale del Libano e agli sforzi per giungere a una pace giusta e duratura con Israele, confermando la disponibilità a ospitare in Italia ulteriori sessioni negoziali tra le due Nazioni.
La missione Unifil cesserà nel 2027, "il governo libanese sarà unico garante della sua sicurezza"
Giorgia Meloni e il presidente Aoun a Taranto (Ansa)
Media Libano: “Bombe al fosforo israeliane contro la cresta di Ali Al-Taher”
"Durante la notte, fino all'alba di oggi, l'artiglieria ha bombardato in modo concentrato la periferia di Doha Kafr Rumman, le vicinanze di Tell al-Dabsha e Harj Ali al-Taher (la strategica cresta collinare nel sud del Libano, ndr), utilizzando proiettili al fosforo". Lo scrive l'agenzia di stampa libanese Nna. Intorno alle 6:45 del mattino, sempre secondo Nna, aerei da guerra hanno lanciato due raid sulle alture di Ali Taher, alla periferia settentrionale della città di Nabatieh al-Fouqa.
All'alba di oggi, inoltre, ignoti hanno lanciato due granate a mano in piazza Barqayel ad Akkar, per poi fuggire. Una delle esplosioni ha danneggiato un'auto parcheggiata. Il personale dell'intelligence militare è giunto immediatamente sul posto e ha ispezionato la scena; non sono stati segnalati feriti.
Sempre stando alla Nna l'Idf ha provocato una forte esplosione nei pressi della città di Arnoun.
Inviato Usa: “Non c'era alcun motivo per il raid di Israele sulla base siriana”
Non c'era alcun motivo per Israele di attaccare la base siriana di Abu al-Duhur, perché i timori su un possibile dispiegamento militare turco nell'area erano infondati. Lo ha affermato a Pbs l'inviato speciale americano per la Siria e ambasciatore in Turchia, Tom Barrack, secondo cui l'intelligence israeliana aveva ricevuto dal governo siriano garanzie che nella base non ci fossero "né militari turchi, né armi turche, né convogli turchi, né nulla che potesse essere interpretato come un atto di belligeranza". Il diplomatico ha inoltre sottolineato che, nonostante i canali di comunicazione informali esistenti tra Israele, Siria e Turchia, "la Turchia non aveva previsto questo attacco" e che "l'obiettivo principale in questo momento è evitare questo tipo di sorprese", che potrebbero provocare una risposta analoga da parte di Ankara.
Barrack ha ipotizzato che l'attacco israeliano possa essere stato influenzato anche da considerazioni elettorali, in vista del voto di ottobre e della volontà del premier Benjamin Netanyahu di mostrarsi come un leader forte. "Comprendiamo che si trovano in un ciclo elettorale e che questo tipo di problemi, che purtroppo riguardano tutti, possono influenzare il loro giudizio razionale su queste questioni", ha dichiarato. L'inviato americano ha quindi invitato Israele a gestire le tensioni con Ankara attraverso la diplomazia: "Queste cose devono essere affrontate attraverso il dialogo, diretto o informale, con la Turchia".
Teheran: “Difesa si è rafforzata negli anni delle sanzioni e della guerra”
"Le capacità di difesa interne dell'Iran hanno avuto un ruolo decisivo nel mantenere l'equilibrio di potere, nell'aumentare le capacità offensive del Paese e nel sventare gli obiettivi del nemico". Lo afferma il comandante delle forze navali dell'esercito, Shahram Irani, sottolineando: "La nostra industria della difesa si è sviluppata negli anni di sanzioni e pressioni esterne, diventando un pilastro fondamentale della sicurezza e della forza nazionale".
Secondo la televisione di stato, ha aggiunto che "l'Iran ha scelto la strada di fare affidamento sulle capacità interne, sulla conoscenza interna e sulla volontà nazionale".
Il portavoce del Ministero della Difesa iraniano, generale di brigata Reza Talaei-Nik, ha dichiarato inoltre a una tv nazionale che la produzione di alcuni prodotti strategici per la difesa e di beni di prima necessità per la guerra è più che triplicata durante i 40 giorni di guerra.
Esercito Iran: “Nostra dottrina passa da difensiva a offensiva”
Il portavoce dell'esercito iraniano Mohammad Akraminia ha dichiarato che "l'Iran risponderà certamente in modo immediato a qualsiasi atto di aggressione, che può essere di portata più ampia rispetto all'aggressione stessa".
"La dottrina militare iraniana è passata da un atteggiamento difensivo a uno offensivo, dopo gli insegnamenti tratti dalle recenti guerre", ha aggiunto, citato dalla televisione di stato, precisando: "Questo cambiamento non significa condurre attacchi preventivi contro il nemico".
Riferendosi alla situazione nello Stretto di Hormuz, ha sottolineato che, dopo la guerra, la via navigabile ha acquisito un'influenza geopolitica decisiva nello sviluppo degli obiettivi di politica estera dell'Iran.
Teheran autorizza il passaggio delle petroliere irachene a Hormuz
L'Iran ha autorizzato il passaggio di alcune petroliere irachene attraverso lo Stretto di Hormuz, in seguito alle ripetute richieste avanzate dall’Iraq attraverso diversi canali. Lo riferisce l'agenzia di stampa iraniana Irna senza precisare però quando siano stati rilasciati i primi permessi, né quante petroliere irachene abbiano finora attraversato lo Stretto di Hormuz.
Analisi della Cnn: transiti Hormuz +27% ma sempre dell'80% sotto il pre-guerra
Il numero delle navi che attraversano lo Stretto di Hormuz e' aumentato del 27% nell'ultima settimana, ma resta pari ad appena un quinto della media registrata prima della guerra con l'Iran. E' quanto emerge da un'analisi della Cnn basata sui dati del centro britannico per le operazioni commerciali marittime (Ukmto).
Negli ultimi sette giorni sono state registrate 103 navi in entrata e 89 in uscita dallo stretto, snodo strategico per il commercio energetico mondiale che rimane uno dei principali fronti del conflitto. La maggior parte delle imbarcazioni batteva bandiera di Panama e Liberia, rispettivamente sette e sei, mentre non è stata registrata alcuna nave con bandiera statunitense. La categoria più rappresentata è stata quella delle petroliere adibite al trasporto di prodotti raffinati.
Secondo la Cnn, la Marina americana sta guadagnando terreno nello stretto mentre l'Iran perde parte del proprio controllo. Oltre l'80% dei carichi liquidi transitati nelle ultime due settimane ha seguito la rotta omanita, un canale di navigazione autorizzato dalle Nazioni Unite al quale Teheran si oppone fermamente. All'inizio della settimana la Marina statunitense ha contribuito a far uscire dallo stretto oltre 15 milioni di barili di petrolio e prodotti derivati, mentre altri cinque milioni di barili sono stati trasportati attraverso gli oleodotti. Lo ha riferito su X il segretario americano all'Energia, Chris Wright.
Libano: “Nuovi attacchi israeliani e demolizioni nel sud”
Le forze israeliane hanno effettuato stamani un intenso bombardamento di artiglieria nella città di al-Mansouri, nei dintorni di Bayt al-Sayyad e alla periferia di Majdal Zoun, nel sud del Libano. Lo riferiscono i media locali, segnalando operazioni di demolizione nelle tre città e nei villaggi, dove, secondo quanto riportato, "non è rimasta alcuna abitazione intatta". Demolizioni simili sono state segnalate a Haddatha, Beit Yahoun e Aita al-Jabal, insieme a raffiche di mitragliatrice dirette verso le valli circostanti.
Teheran: “La guerra economica di Trump viola il diritto internazionale”
L'Iran ha dichiarato che la "guerra economica" pianificata dagli Stati Uniti contro Teheran violerebbe il diritto internazionale. Banche, aziende o aeroporti che rientrano nella giurisdizione esclusiva di un Paese non devono essere costretti da altri Stati "a rinunciare al commercio lecito con uno stato terzo", ha scritto il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato severe sanzioni contro i Paesi che continuano a sostenere l'Iran, mentre Washington cerca di aumentare drasticamente la pressione economica su Teheran.
"La coercizione economica volta a costringere uno Stato sovrano a modificare le proprie scelte politiche lecite costituisce un atto apertamente illecito a livello internazionale", ha affermato Baghaei sostenendo che tali "sanzioni secondarie" violano la Carta delle Nazioni Unite. Insieme al blocco navale statunitense dei porti iraniani, il piano di Trump ridurrebbe la sovranità di altri Paesi a qualcosa di "provvisorio, condizionato e revocabile a capriccio di un'altra potenza", ha affermato Baghaei avvertendo che le misure rischiano di provocare un "ritorno al colonialismo classico su vasta scala".
Taranto, Meloni vede Aoun: Italia pronta a facilitare il dialogo
Trump: abbiamo il completo controllo di Hormuz. Iran non è ancora pronto ad accordo giusto
Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato ai giornalisti che gli iraniani "sarebbero felici di raggiungere un accordo, ma non credo che siano ancora pronti a raggiungere l'accordo giusto".
Secondo il presidente Usa, le opzioni militari del suo Paese nella regione non sono limitate e sta "aspettando di vedere cosa succede. L'Iran non ha soldi, non ha una marina e non ha un'aviazione. Non pagano i loro soldati e poliziotti e hanno un'inflazione del 350%".
Trump ha aggiunto che gli Stati Uniti hanno il "controllo assoluto" dell'area dello Stretto di Hormuz nell'ambito del blocco, “anche nelle zone interne, in profondità”.
Vertici Idf avvertono il governo: “Cisgiordania sull'orlo dell'escalation”
I vertici delle forze di difesa israeliane stanno avvertendo la leadership politica del Paese che la Cisgiordania è sull'orlo di una violenta escalation, poiché la violenza dei coloni e la crescita di avamposti di insediamento illegali continuano a diffondersi in tutto il territorio. Lo rende noto l'emittente Channel 12, rilanciata dal Times of Israel, citando un rapporto redatto da un "alto funzionario militare" che evidenzia il rischio di mobilitazione dei cittadini palestinesi comuni se gli atti di violenza dei coloni dovessero continuare senza sosta.
Nel rapporto, l'anonimo funzionario suggerisce la necessità di un'azione più energica da parte di Israele per arginare la violenza, e lamenta che alcuni funzionari governativi sostengono i coloni estremisti. "C'è un gruppo qui che vuole il caos", avrebbe detto questo individuo, sottolineando che il "sostegno da parte di una parte della leadership locale e di parti del governo rende difficile l'applicazione della legge. Non è chiaro se ci sia qualcuno che voglia l'applicazione della legge. I comandanti sul campo si sentono soli in questa campagna".
Negli ultimi mesi si sono verificati molestie e attacchi da parte dei coloni israeliani quasi ogni giorno in Cisgiordania, ai danni dei palestinesi e le loro proprietà. Gli arresti in tali incidenti sono rari e i procedimenti giudiziari lo sono ancora di più, sottolinea la testata israeliana, ricordando che i critici del governo accusano le stesse Idf di condonare o addirittura incoraggiare gli attacchi dei coloni. Le truppe vengono regolarmente filmate mentre non intervengono di fronte alla violenza dei coloni.
L'Ue firma appello contro i bandi per l'espansione di Israele in Cisgiordania
Anche la Commissione europea si è unita all'appello multinazionale inizialmente promosso da Francia, Germania, Italia e Regno Unito che esorta le imprese a non partecipare ai bandi di gara, pubblicati dal governo israeliano, per costruzioni nell'ambito del progetto di insediamento E1 in Cisgiordania, che andrebbe a dividere il territorio occupato isolando Gerusalemme Est dal resto della regione.
"La decisione del governo israeliano di pubblicare bandi di costruzione per il progetto di insediamento E1 è inaccettabile", dichiara la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, via social, ricondividendo il comunicato congiunto. "Ci siamo a lungo opposti a questa mossa", prosegue, sottolineando come essa mini la soluzione a due Stati "dividendo la Cisgiordania e spezzando la continuità territoriale dei Territori palestinesi. Restiamo impegnati per una pace giusta e duratura basata sulla soluzione dei due Stati".
Il comunicato originale è stato pubblicato ieri. Oltre all'Ue anche Australia, Austria, Belgio, Grecia, Nuova Zelanda, Spagna e Svezia si sono unite ai firmatari nel corso della giornata di oggi.
Von der Leyen: inaccettabile Israele su Cisgiordania
"La decisione del governo israeliano di pubblicare bandi di gara per la costruzione del progetto di insediamento E1 e' inaccettabile. Da tempo ci opponiamo a questo passo. Esso mina la soluzione dei due Stati dividendo la Cisgiordania e interrompendo la continuita' territoriale dei Territori Palestinesi. Rimaniamo impegnati per una pace giusta e duratura basata sulla soluzione dei due Stati". Lo scrive la Presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen.
Axios: “Usa, non sosteniamo l'annessione della Cisgiordania da parte di Israele”
"Come affermato chiaramente dal Presidente" Donald Trump, "gli Stati Uniti non sostengono l'annessione della Cisgiordania da parte di Israele. Una Cisgiordania stabile garantisce la sicurezza di Israele ed è in linea con l'obiettivo di questa Amministrazione di raggiungere la pace nella regione". Lo ha detto un portavoce del Dipartimento di Stato ad Axios in merito ai bandi del governo israeliano per un nuovo insediamento nell'area E1 in Cisgiordania.
Ankara: “Da Netanyahu meschine tattiche politiche per ottenere vantaggi elettorali”
La presidenza turca ha denunciato "le meschine tattiche politiche di (Benjamin) Netanyahu e dei suoi collaboratori, che mirano a ottenere un vantaggio elettorale". "Il tentativo del governo (israeliano) di Netanyahu di dipingere la Turchia come una nuova minaccia fa parte di questa meschina manovra politica", ha dichiarato la direzione della comunicazione della presidenza turca in una nota pubblicata su X.
Il numero di militari Usa feriti in Iran sale a 756, 18 i morti
Il numero di militari americani segnalati come feriti o uccisi nella guerra contro l'Iran è salito a 774. Lo riferisce il Washington Post citando i dati del Pentagono. Ad oggi, 18 di questi militari sono rimasti uccisi nel conflitto e 756 sono rimasti feriti. I numeri sono stati aggiornati dal dipartimento della Difesa dopo che la tregua con Teheran è scaduta, lunedì. Da allora non si è verificata una ripresa su larga scala delle operazioni di combattimento da nessuna delle due parti.
Insediamenti: la Spagna chiede a Israele di abbandonare progetto E1
La Spagna ha chiesto a Israele di abbandonare i piani per la costruzione di migliaia di unità abitative nell'area di Mevaseret Adumim (E1), in Cisgiordania, che collegherà la città-insediamento israeliana di Ma'ale Adumim con Gerusalemme Est. Lo ha dichiarato il ministero degli Esteri spagnolo.
I leader di Germania, Francia, Italia, Canada, Regno Unito, Paesi Bassi e Norvegia hanno condannato ieri la decisione delle autorità israeliane di aprire nuove gare d'appalto per la realizzazione del progetto E1, che dividerà in due la Cisgiordania del fiume Giordano.
"Il governo spagnolo esorta il governo israeliano a revocare questa decisione, che contravviene al diritto internazionale, e a rispettare i propri obblighi internazionali", ha dichiarato il ministero in un comunicato. Madrid ha inoltre condannato la decisione israeliana di aprire gare d'appalto per "la costruzione di oltre 1.200 abitazioni negli insediamenti nell'area E1".
Allarme pirati somali in Medio Oriente, due dirottamenti in 4 giorni
In un contesto di crescente instabilità in Medio Oriente, tornano i pirati somali. Gli esperti parlano della più significativa ondata nella regione da oltre un decennio, citando il conflitto che coinvolge l'Iran e altre dinamiche nell'area. Come riferisce il New York Times, le autorità locali hanno spiegato che due navi sono state dirottate nel giro di quattro giorni e almeno sei risultano attualmente sequestrate. L'ultimo obiettivo è la SIBU 1, una petroliera battente bandiera eritrea - ritenuta parte della "flotta ombra" clandestina dell'Iran - che giovedì è stata catturata da sette uomini armati a circa 130 miglia dalle coste dello Yemen e costretta a dirigersi verso le acque somale. Non è chiaro quale sia la sorte dei 20 membri dell'equipaggio, ma la nave ha trasportato regolarmente carburante verso un terminale petrolifero nel porto yemenita di Ras Isa, controllato dalla milizia Houthi sostenuta da Teheran, ha fatto sapere TankerTrackers.com, società che monitora il trasporto marittimo globale di greggio. Pochi giorni prima, un cargo battente bandiera camerunese che trasportava armi e' stato sequestrato al largo della regione somala semiautonoma del Puntland, come riferito da Abshir Hashi Ali, direttore generale del ministero dei Porti nel vicino Stato del Galmudug. La recrudescenza della pirateria avviene in un momento in cui i blocchi navali e i combattimenti lungo rotte commerciali cruciali, tra cui il Mar Rosso e lo Stretto di Hormuz, hanno moltiplicato le occasioni per dirottamenti e richieste di riscatto.
Bin Salman lunedì da Macron; previsti diversi accordi
Il presidente francese Emmanuel Macron accoglierà lunedì a Parigi il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman per colloqui che si concentreranno sulla crisi in Libano, sulla ricostruzione della Siria e sulla nuova architettura di sicurezza regionale, dopo l'accordo di difesa firmato dall'Arabia Saudita con Turchia e Pakistan. Lo hanno riferito fonti dell'Eliseo alla vigilia della visita di due giorni del principe ereditario, che inizierà domenica.
L'incontro bilaterale servira' anche alla firma di diversi "accordi in vari settori", che potrebbero riguardare tra gli altri la cultura e la difesa. Sul Libano, Parigi e Riad condividono "la preoccupazione per la sovranità del Libano e per il sostegno alle sue autorità", hanno spiegato le fonti. Francia e Arabia Saudita avevano lavorato a una conferenza internazionale prevista per marzo, poi rinviata a causa della guerra e delle tensioni regionali. Nelle prossime settimane dovrebbe tenersi "una riunione preparatoria" in vista di un'eventuale nuova conferenza sul Paese.
Meloni incontra Joseph Aoun: “Sostegno dell'Italia alla sovranità del Libano”
"Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha incontrato oggi a Taranto il Presidente della Repubblica libanese, Joseph Aoun, a margine della cerimonia di inaugurazione dei XX Giochi del Mediterraneo". Lo rende noto Palazzo Chigi. "Nel corso del colloquio, i due leader hanno discusso della situazione in Libano, dell'andamento dei negoziati con Israele e degli scenari connessi al graduale ritiro di Unifil, previsto nel corso del 2027. Il Presidente Meloni ha ribadito il sostegno dell'Italia alla sovranità e integrità territoriale del Libano e agli sforzi per giungere a una pace giusta e duratura con Israele, confermando la disponibilità a ospitare in Italia ulteriori sessioni negoziali tra le due Nazioni".
Iran, colloquio telefonico tra Araghchi e ministro Esteri Oman su Hormuz e negoziati
Colloquio telefonico tra i ministri degli Esteri di Iran e Oman. L'agenzia ufficiale dell'Oman, la Ona, riferisce della telefonata tra Abbas Araghchi e Badr Albusaidi incentrata sugli ultimi sviluppi nella regione, con l'obiettivo di "creare le condizioni favorevoli alla ripresa del dialogo e dei negoziati". In cima all'agenda, anche gli "sviluppi che interessano la navigazione nello Stretto di Hormuz".
Australia, Canada e Regno Unito: “Vergognosa la decisione di Israele su Wck a Gaza”
Australia, Canada e Regno Unito condannano la "vergognosa" decisione di Israele di non proseguire le indagini penali sull'attacco dell'aprile 2024 contro un convoglio di World Central Kitchen a Gaza. Lo riporta Al Jazeera.
In una dichiarazione congiunta, i ministeri degli Esteri hanno affermato che l'annuncio della decisione da parte di Israele in occasione della Giornata Mondiale Umanitaria è stato "particolarmente grave", aggiungendo che le famiglie dei sette operatori umanitari uccisi "meritano giustizia e responsabilità".
I governi hanno affermato che l'attacco è solo uno dei "innumerevoli episodi" a Gaza in cui non vi è stata alcuna responsabilità. Hanno esortato Israele a rispettare i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale e a garantire che gli operatori umanitari possano operare in sicurezza.
Mandato di arresto a Netanyahu: da Israele dure accuse alla Turchia
L'ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha diffuso una dura dichiarazione contro la Turchia e il suo presidente Recep Tayyip Erdogan, in un contesto di crescenti tensioni tra i due Paesi a seguito di un attacco israeliano in Siria e dell'emissione, da parte della Turchia, di un mandato di arresto nei confronti del premier nella giornata di oggi.
"Erdogan adesso cerca di estendere la sua aggressione contro Israele alla Siria. Israele non lo tollererà", ha affermato in un comunicato l'ufficio del primo ministro, nell'ultimo scontro verbale tra i due Paesi dopo l'attacco israeliano a una base aerea siriana, motivato dalle preoccupazioni di Israele riguardo al possibile dispiegamento di truppe turche nella zona.
L'ufficio del premier ha ribadito le precedenti accuse mosse da Israele contro Erdogan, definendolo "un dittatore antisemita che ha massacrato i curdi, ospita terroristi di Hamas, occupa metà di Cipro e mette in carcere un numero record di giornalisti e politici che si oppongono a lui".
La dichiarazione è arrivata poche ore dopo che la Turchia ha emesso un mandato di arresto internazionale nei confronti di Netanyahu, nell'ambito di un'indagine sull'intercettazione da parte di Israele di una flottiglia di attivisti diretta a Gaza.
"Il patetico tentativo di Erdogan di intimidire i leader e i soldati di Israele, l'unica vera democrazia del Medio Oriente, non porterà a nulla", ha aggiunto la dichiarazione. In una dichiarazione separata in lingua ebraica, l'ufficio del premier ha affermato che "Israele continuerà ad agire con fermezza contro i tentativi della Turchia di destabilizzare la regione e contro qualsiasi minaccia alla sua sicurezza". Le relazioni tra Turchia e Israele, un tempo strette, sono crollate dopo l'attacco del 7 ottobre 2023 guidato da Hamas e la successiva guerra a Gaza.
Iran, Aragchi sfida Trump: “Le nuove sanzioni sono destinate a fallire”
"Abbiamo già visto questo film. Stessa storia, bulli diversi". Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, torna a sfidare la strategia americana di pressione su Teheran, sostenendo che anche le nuove misure economiche annunciate dagli Stati Uniti sono destinate a fallire.
In un post su X, Araghchi ha ripercorso le diverse campagne di pressione contro l'Iran degli ultimi anni, ricordando le "sanzioni più paralizzanti della storia" annunciate 14 anni fa dall'allora presidente Barack Obama, la politica di "massima pressione" di otto anni fa e l'ultimatum per la "resa incondizionata" di cinque anni fa.
Tutte campagne "fallite", ha scritto il ministro, prima di aggiungere che anche oggi, di fronte a quella che è stata definita da Donald Trump "la più devastante operazione economica di sempre" contro la Repubblica islamica, l'esito sarà lo stesso: "E' destinata a fallire".
Otto Stati arabo-islamici condannano piano di insediamenti E1 di Israele
I ministri degli Esteri di Pakistan, Egitto, Turchia, Indonesia, Giordania, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui condannano la continua espansione degli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati, con particolare attenzione al progetto di insediamento E1 a est di Gerusalemme Est.
I ministri hanno descritto il progetto E1 come una "pericolosa escalation" che favorirebbe l'espansione degli insediamenti e l'annessione, minerebbe la continuità territoriale dei territori palestinesi occupati e minaccerebbe la fattibilità di uno Stato palestinese indipendente basato sui confini del 1967 con Gerusalemme Est come capitale.
La dichiarazione condanna anche le violenze perpetrate dai coloni israeliani contro i palestinesi e le loro proprietà, sostenendo che tali atti siano stati compiuti con il sostegno delle autorità israeliane e che tali azioni violano il diritto internazionale e le pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite.
I ministri hanno affermato che il piano E1 mette in discussione gli sforzi internazionali in corso per raggiungere la pace, citando l'iniziativa di pace globale del presidente statunitense Donald Trump, che include il rifiuto dell'annessione e degli sfollamenti forzati, i meccanismi di attuazione previsti dal piano e l'impegno dichiarato di Trump a non consentire l'annessione della Cisgiordania. Riaffermando il sostegno alla soluzione dei due Stati, i ministri hanno dichiarato che essa rimane l'unica via percorribile verso una pace giusta, globale e duratura, in conformità con il diritto internazionale e le pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite.
Netanyahu e nave Flotilla (Rainews)
Turchia emette mandato d'arresto per Netanyahu per il caso Flotilla: "Rotta l'impunità"
(di Antonella Alba) La Turchia ha emesso un mandato di arresto internazionale nei confronti del premier israeliano Benjamin Netanyahu per il caso della Flotilla per Gaza. Lo annuncia il governo di Ankara.
Netanyahu è accusato da Ankara di "genocidio" nell'ambito dell'intercettazione avvenuta in acque internazionali della spedizione navale con aiuti umanitari per Gaza. Lo rende noto Il ministro della Giustizia turco Akin Gurlek.
Le accuse comprendono crimini contro l'umanità, genocidio, privazione aggravata della libertà personale, lesioni intenzionali, tortura, danneggiamento di proprietà, rapina aggravata e dirottamento di mezzi di trasporto. La Turchia - secondo Gurlek - respinge quella che ha definito la convinzione secondo cui il governo Netanyahu sarebbe immune da qualsiasi forma di responsabilità per le proprie politiche nella Striscia di Gaza..
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