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Tuesday, October 6, 2026

“Gli estratti di Dna smaltiti dopo la sentenza definitiva di Stasi”, la risposta del Ris alla procura di Pavia e la differenza tra reperti ed eluiti

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“Gli estratti di Dna smaltiti dopo la sentenza definitiva di Stasi”, la risposta del Ris alla procura di Pavia e la differenza tra reperti ed eluiti

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“Lo smaltimento degli eluiti avvenne dunque dopo la sentenza definitiva nel processo contro Alberto Stasi, emessa il 12 dicembre 2015 dalla Corte di Cassazione”. Sul destino degli estratti di Dna relativi all’omicidio di Chiara Poggi il Reparto Investigazioni Scientifiche dei Carabinieri di Parma mette un punto fermo: gli eluiti ottenuti nel corso delle analisi furono smaltiti dopo la sentenza definitiva di condanna di Alberto Stasi e, secondo quanto ricostruito dal Ris, in conformità con la normativa che disciplina questi materiali. Lo smaltimento, previsto per legge, avvenne alla fine del settembre 2026. La ricostruzione è contenuta nella risposta del 6 novembre 2025, firmata dal colonnello investigativo Matteo Donghi e trasmessa alla Procura di Pavia nell’ambito degli approfondimenti sollecitati anche dalla difesa di Stasi. Inchiesta che vede come indagato Andrea Sempio. Il documento affronta numerose richieste relative alla documentazione digitale, alle fotografie delle analisi e alla conservazione dei reperti, con particolare attenzione ai campioni di intonaco identificati come “33dattilo” e “97F” e ai frammenti delle unghie della vittima.

Il passaggio più delicato riguarda proprio gli eluiti, cioè le soluzioni liquide ottenute durante l’estrazione del Dna dai reperti. Il Ris distingue nettamente questi materiali dal reperto originario: l’intonaco, il tessuto o il frammento biologico costituiscono il reperto giudiziario; l’eluito è invece un intermedio del procedimento analitico.

Gli estratti conservati per anni

Per quanto riguarda gli eluiti dell’omicidio Poggi, il Ris spiega che, una volta concluse le attività analitiche, furono comunque conservati. Le provette contenenti gli estratti furono depositate il 20 dicembre 2011 in un freezer dedicato, collocato in un locale ad accesso protetto da lettori biometrici. La conservazione riguardava, tra gli altri, gli eluiti derivati dal campione di intonaco “33dattilo”, da quello denominato “97F” e dai nove prelievi effettuati sui frammenti delle unghie di Chiara Poggi.

La sorte finale delle provette fu però quella di uno smaltimento collettivo, insieme a materiali analoghi provenienti da altri procedimenti penali. Il Ris precisa che non venne redatto uno specifico verbale, proprio perché gli eluiti erano considerati intermedi di lavorazione e non reperti giudiziari. La data esatta dello smaltimento, precisa il documento, non è determinabile con assoluta certezza. È tuttavia possibile collocarla nella seconda metà di settembre 2016, sulla base della documentazione fotografica rinvenuta dal Reparto. Alcune immagini mostrano infatti il freezer destinato alla conservazione dei campioni mentre viene rimosso dalla propria sede operativa il 15 settembre 2016. Altri scatti, del 20 e del 30 settembre, documentano fasi successive della procedura. Il Ris conclude quindi che gli eluiti furono smaltiti nelle settimane immediatamente successive.

Un dato, sottolinea il documento, è invece certo: gli estratti non sono più conservati presso il Ris di Parma. Lo stesso freezer che li custodiva sarebbe stato successivamente dichiarato fuori uso, con un atto del 29 novembre 2022.

Il dato temporale è centrale. La condanna di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi è diventata definitiva con la sentenza della Corte di Cassazione del 12 dicembre 2015. Lo smaltimento degli eluiti è avvenuto diversi mesi più tardi, nel settembre 2016. Il Ris sottolinea dunque che la distruzione dei materiali non avvenne prima della conclusione definitiva del procedimento, ma successivamente. Per il campione “33dattilo”, in particolare, il Reparto ricostruisce anche il percorso dell’intonaco: la polvere prelevata in corrispondenza dell’impronta numero 33 era stata completamente utilizzata nel corso dell’estrazione del Dna, per tentare di ottenere il massimo risultato possibile da una quantità di materiale molto limitata. Nel 2007 la traccia era stata trattata con ninidrina (che restituisce un colore rosso-viola come se fosse sangue) e poi “grattata” dalla parete. L’impronta 33 – che fu dichiarata inutilizzata già nelle del 2007 e che si trova accanto ad altre impronte, per esempio di carabinieri e Marco Poggi.

La scelta, secondo il Ris, era stata concordata e verbalizzata il 10 settembre 2007 alla presenza del consulente tecnico della difesa di Stasi. L’intonaco, quindi, non sarebbe stato successivamente “smaltito”: era stato consumato nel corso dell’attività analitica. Diversa è la sorte dell’eluito, rimasto conservato per anni e poi sottoposto a smaltimento. Per “33dattilo”, inoltre, non esistono i cosiddetti raw data richiesti dalla difesa, perché su quella traccia non fu eseguita la genotipizzazione: nella documentazione è indicata la sigla “N.e.”, ovvero “non effettuato”. Il Ris ha invece recuperato e messo a disposizione le fotografie del reperto prima dell’analisi. Purtroppo la traccia non è entrata nell’imponente incidente probatorio che si è svolto nei mesi scorsi perché la Procura di Pavia non lo chiese, nonostante la richiesta dei legali della famiglia della vittima. Del resto l’accertamento sarebbe stato comunque documentale.

Nessuna conservazione a tempo indeterminato

Un altro punto affrontato nella relazione riguarda una dichiarazione attribuita al capitano del Ris Alberto Marino, secondo cui gli eluiti delle tracce sarebbero stati conservati e messi a disposizione dell’autorità giudiziaria al termine delle analisi. La difesa ha richiamato quella frase per sostenere l’esigenza di chiarire la sorte dei campioni su cui la procura di Pavia pare intenda procedere con ulteriori accertamenti. Il colonnello Donghi precisa però che quella indicazione non poteva essere interpretata come un impegno alla conservazione a tempo indeterminato. Secondo il Ris, la disponibilità degli eluiti doveva intendersi riferita alla durata del procedimento penale, fino alla sua conclusione con una sentenza divenuta definitiva.

A sostegno di questa interpretazione viene richiamata anche una decisione della Corte d’Assise d’Appello di Milano del 12 gennaio 2022, con la quale furono restituiti a Stasi alcuni reperti. La Corte, secondo quanto riferito dal Ris, respinse invece la richiesta della difesa di conservare tutti gli altri materiali in vista di eventuali future analisi, ritenendo tale esigenza meramente ipotetica. Stasi, per chi conosce gli atti del procedimento, è stato stato vagliato quattro volte in Cassazione: 2013, 2015, 2017 e 2021 quando fu confermato il rigetto della Corte d’appello di Brescia sulla richiesta di revisione. Senza dimenticare che sul caso si è espressa anche la Corte europea dei diritti dell’uomo che ha confermato che ha avuto un giusto processo.

Le fotografie e i dati messi a disposizione

La risposta del Ris non riguarda soltanto la conservazione degli estratti. La difesa aveva chiesto un’ampia serie di documenti: i dati grezzi delle analisi genetiche, le fotografie dei reperti e dei rilievi dattiloscopici, le immagini dei test orientativi, quelle degli accertamenti con Luminol e ulteriore documentazione relativa alle attività investigative. Per la Volkswagen Golf utilizzata da Stasi, il Ris ha messo a disposizione le immagini digitali del Luminol Test, inserite nel DVD depositato presso la Procura. Il Reparto ha inoltre chiarito la questione terminologica relativa alle cosiddette “pedanine poggia piedi”, spiegando che il termine compariva nelle note del consulente della stessa difesa e che non indicava i pedali dell’auto.

Il documento del 6 novembre 2025 offre quindi una ricostruzione tecnica del percorso seguito dai reperti e dai materiali di laboratorio: alcuni reperti furono restituiti o conservati, altri vennero consumati dalle analisi, mentre gli eluiti, considerati intermedi di lavorazione, rimasero custoditi fino a dopo la conclusione definitiva del processo e furono poi smaltiti secondo le procedure indicate dal Ris. È su questa distinzione — tra reperto giudiziario e prodotto intermedio dell’analisi — che si concentra la risposta del Reparto di Parma. E, sul piano cronologico, il dato indicato nel documento è netto: lo smaltimento degli eluiti dell’omicidio Poggi avvenne dopo il 12 dicembre 2015, data della sentenza definitiva di condanna di Alberto Stasi. E non serviva una autorizzazione del giudice perché – come si legge nel documento – la gestione dei campioni di Dna è regolata dalla legge 30 giugno 2009, n. 85 e dal D.P.R. 7 aprile 2016, n. 87. In particolare, l’articolo 24, comma 1, del D.P.R. 87/2016 prevede la distruzione del Dna estratto una volta concluse le analisi e le indagini, salvo diverse disposizioni dell’Autorità giudiziaria.

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