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Friday, September 18, 2026

Prof accoltellata a scuola, i sindacati: “Aggressioni sempre più frequenti. Le dichiarazioni non bastano, servono interventi”

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Prof accoltellata a scuola, i sindacati: “Aggressioni sempre più frequenti. Le dichiarazioni non bastano, servono interventi”

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“Non possiamo lasciare sole né le scuole, né le famiglie. Le istituzioni devono farsi carico del disagio giovanile”. A poche ore dall’accoltellamento di una professoressa all’istituto Giovanni Verga, in zona Collatina a Roma, da parte di un tredicenne, i sindacati chiedono più sicurezza per i docenti, ma anche più attenzione per i ragazzi con un serio piano di prevenzione.

Mentre il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara torna a parlare di “vietare ai minori di 15 anni l’accesso a social” aggiungendo che serve “rispetto dell’autorità dei docenti e delle regole” e “disciplina”, le organizzazioni che difendono i lavoratori, nell’esprimere solidarietà
alla collega, puntano all’aspetto educativo. La segretaria della Cisl Scuola, Ivana Barbacci non ha dubbi: “È un episodio gravissimo, simile a quello già accaduto alla professoressa Chiara Mocchi in una scuola di Trescore (Bergamo) che richiama l’urgenza di garantire sicurezza a chi lavora nella scuola, ma anche di prestare maggiore attenzione alla fragilità dei nostri giovani. Non possiamo lasciare sole né le scuole né le famiglie. Le istituzioni devono farsi carico del disagio giovanile, investendo nella prevenzione, nel sostegno psicologico e in una rete educativa capace di ascoltare, accompagnare e proteggere i ragazzi. La sicurezza e la cura delle persone devono essere due priorità inscindibili”.

Il numero uno della Uil Scuola, Giuseppe D’Aprile non si accontenta più delle promesse. Al Fatto Quotidiano.it fa un appello: “Non bastano le dichiarazioni sull’importanza della scuola e sul ruolo fondamentale che svolge nella società: occorrono interventi strutturali, risorse adeguate, formazione, strumenti di prevenzione e supporto psicologico”.
Il leader della Uil è preoccupato per l’eccessivo numero di fatti di questo genere: “È vergognoso per un paese civile che un insegnante debba temere per la propria incolumità mentre svolge il proprio lavoro. Le aggressioni nei confronti di chi lavora nella scuola stanno assumendo i contorni di un fenomeno sistemico”.

Parole che vanno di pari passo con quelle del coordinatore nazionale di
Gilda Scuola, Vito Castellana: “È inaccettabile dover commentare nuovamente un gravissimo fatto di cronaca ai danni di un insegnante. Questi atti intollerabili rappresentano un’aggressione diretta
non solo alla persona ma a tutta l’istituzione scolastica e al ruolo della funzione docente. Stiamo assistendo progressivamente all’erosione dello spazio professionale dell’insegnante e all’involuzione del rapporto scuola – famiglia. La scuola non deve trasformarsi in un territorio di scontro ma deve rimanere un luogo sicuro di formazione, rispetto e crescita civile”.

A porre attenzione sul fatto che il giovane, dopo aver spruzzato lo spray al peperoncino all’insegnante, l’abbia accoltellata mentre riprendeva il tutto con il cellulare è proprio il ministro, che ha immediatamente sentito la dirigente scolastica Wanda Giacomini esprimendo vicinanza e
solidarietà alla professoressa accoltellata e a tutta la comunità scolastica: “Il giovane aggressore risulta essere sempre stato un ragazzo tranquillo, senza particolari problematiche. Dalle prime informazioni, ancora da confermare, il giovane avrebbe ripreso in video il gesto e potrebbe aver
avuto un ruolo nella vicenda l’influenza dei social e di siti violenti a cui si sarebbe avvicinato negli ultimi tempi. Oltre alla educazione al rispetto e alla conoscenza dei rischi connessi alla rete, occorre impedire ai minori di 15 anni l’accesso a social e canali pericolosi. In tal senso, il Kids Act della
Commissione Ue va nella giusta direzione”.

Per Gianna Fracassi, segretaria generale della Flc Cgil “siamo di fronte a un episodio di estrema gravità, dove la violenza viene persino spettacolarizzata ad uso dei social network ma ribadiamo con fermezza la nostra contrarietà a qualsiasi strada di stampo securitario o repressivo. Trasformare le scuole in luoghi di repressione o di controllo poliziesco ne snaturerebbe la funzione costituzionale. La risposta alla violenza deve arrivare da risorse per il miglioramento complessivo della scuola e da una solida alleanza educativa tra istituzioni scolastiche, enti locali e servizi sociali che non lasci sola le famiglie e tutta la comunità educante”.

Una riflessione condivisa anche dal presidente nazionale dell’Anief, Marcello Pacifico che al nostro giornale spiega: “Questo ennesimo episodio da condannare senza se e senza ma ci fa comprendere
quanto sia importante il lavoro svolto a scuola. Siamo vicini alla docente aggredita e chiediamo a tutte le famiglie italiane di riflettere bene su questo crimine che non può essere derubricato ad un mero fatto di cronaca. Oggi in una società dove non esiste più confine tra la realtà e il virtuale, in
cui tutto è social, il lavoro dell’insegnante è sempre più difficile e deve essere sempre più valorizzato. Non è sufficiente punire con le Leggi ma bisogna prevenire con segni chiari di sostegno e rispetto verso chi educa i nostri figli ogni giorno. La scuola è, e deve rimanere, un luogo di
educazione, crescita e convivenza civile, mai un luogo di violenza”.

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