Legge elettorale, governo pone la fiducia sui primi tre articoli. Le opposizioni: “Hanno paura della loro stessa maggioranza, schiaffo al Parlamento”
Come già annunciato, il governo – con il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani – è intervenuto in aula alla Camera dei deputati ponendo la questione di fiducia sugli articoli 1,2 e 3 della riforma della legge elettorale, così come modificati dal Senato in seconda lettura. Sull’articolo 8, anch’esso da approvare perché modificato a Palazzo Madama, non è stata invece posta la fiducia. Come previsto dal regolamento di Montecitorio la fiducia si vota con chiama per appello nominale dei deputati dopo 24 ore: per questo le votazioni inizieranno martedì non prima delle 14, mentre due ore prima sono previste le dichiarazioni di voto. Il tutto per arrivare al voto finale, a scrutinio segreto, giovedì (qui tutte le tappe, giorno per giorno). Anche se la decisione del governo era stata anticipata nelle scorse settimane, la reazione delle opposizioni è stata dura. I partiti del campo progressista hanno puntato il dito contro l’Esecutivo di Giorgia Meloni che, è stato più volte ribadito, che ha “paura della tenuta” della sua stessa maggioranza dando “uno schiaffo al Parlamento”, “mettendo definitivamente in soffitta la democrazia parlamentare.
“L’apposizione della fiducia” sulla legge elettorale “è indegna” ed “esprimiamo il disagio più profondo per uno schiaffo a questo ramo del Parlamento”, ha detto Federico Fornaro del Pd intervenendo in Aula. La fiducia “non è né un atto dovuto né un atto naturale”, ha aggiunto: “Oggi date uno schiaffo, uno schiaffo a mano aperta a questo Parlamento e in particolare alla Camera. Lo fate, è evidente, perché avete paura della vostra maggioranza, avete paura della tenuta, avete paura del voto segreto che per fortuna ci sarà nell’ultima votazione a garanzia di tutti e a garanzia degli articoli della Costituzione nei confronti della libertà dei parlamentari. Questo è un pessimo modo di affrontare la legge elettorale”, ha incalzato il deputato dem.
M5s: “Mettono in soffitta la democrazia parlamentare”
“Noi stiamo definitivamente mettendo in soffitta la democrazia parlamentare”, ha sottolineato la deputata del Movimento 5 stelle, Enrica Alifano. “Nessuna meraviglia, ma nemmeno nessun dialogo con le forze di opposizione, ma dirò di più nemmeno all’interno delle forze di maggioranza”, ha aggiunto. “La legge elettorale avrebbe richiesto sicuramente un dibattito più articolato, perché si riscrivono le regole del gioco. Quindi ci dovrebbe essere un ripensamento, io penso non solo da parte di coloro che siedono tra i banchi dell’opposizione, ma anche coloro che sono dall’altra parte dell’emiciclo perché non si voti questa questione di fiducia”, ha concluso la parlamentare M5s.
+Europa: “Questa legge è una schifezza”
Sulla stessa linea anche Riccardo Magi, segretario di +Europa, che in Aula ha ricordato di essere al sesto giorno di sciopero della fame contro questa legge elettorale, in particolare contro la norma che prevede un rilevante aumento delle firme necessarie per le nuove formazioni politiche per poter presentare una lista alle Politiche (e l’impossibilità di poterle raccogliere utilizzando lo Spid). Una riforma, definita da Magi, “una schifezza dal punto di vista democratico”: “Fermatevi, si può fare una normativa più ragionevole, non avvantaggia noi nè voi ma la democrazia parlamentare”, è stato il suo appello al governo. “Sulla legge elettorale non avete accettato un emendamento dall’opposizione. Anzi, nemmeno dalla maggioranza. Il ruolo che il governo ha avuto è spropositato rispetto a passato: leggi senza emendamenti, con il diktat del governo. Anche quelle che hanno rilevanza costituzionale, come la legge elettorale. Avete paura della democrazia, del voto segreto e anche dei vostri parlamentari”, ha ribadito il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Filiberto Zaratti.
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