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Tuesday, October 6, 2026

Le innovazioni nei trattamenti mini-invasivi di cardiochirurgia

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La cardiochirurgia è un ambito in cui l’innovazione tecnologica sta cambiando anche il modo di affrontare l’intervento. Accanto alla chirurgia tradizionale si sono sviluppate tecniche mini-invasive che consentono, in pazienti selezionati, di raggiungere il cuore attraverso accessi di dimensioni ridotte, limitando il trauma sui tessuti.
Tra le applicazioni più avanzate c’è la chirurgia endoscopica mini-invasiva, utilizzata in particolare nel trattamento delle patologie delle valvole cardiache. Per capire come funziona e quali prospettive apre questa evoluzione della cardiochirurgia, lo abbiamo chiesto al dott. Daniele Maselli, cardiochirurgo nell’Unità di Cardiochirurgia dell’IRCCS Policlinico San Donato.

Dalla chirurgia tradizionale agli accessi mini-invasivi
Nella chirurgia cardiaca tradizionale l’accesso al cuore avviene generalmente attraverso un’apertura dello sterno. Le tecniche mini-invasive seguono invece un approccio differente, attraverso incisioni molto piccole, tra le coste che permettono di raggiungere il cuore senza l’apertura completa del torace. La funzione di questa mini incisione è difatti solo quella di far passare gli strumenti chirurgici e le protesi. È attraverso l’endoscopio invece che poi verrà condotto e visualizzato l’intervento.
«La vera innovazione – spiega Maselli – non consiste soltanto nel ridurre le dimensioni dell’incisione, ma nella possibilità di lavorare attraverso un accesso molto più piccolo mantenendo un’elevata precisione chirurgica. Questo è possibile grazie a strumenti dedicati e soprattutto alla visione endoscopica tridimensionale ad alta definizione».
Una telecamera inserita attraverso una piccola incisione offre una visione ingrandita e tridimensionale delle strutture anatomiche, mentre strumenti sottili consentono di eseguire l’intervento con grande precisione. È proprio questa visione endoscopica ad alta definizione a guidare, passo dopo passo, ogni dettaglio dell’atto chirurgico: il chirurgo non opera “a mano libera”, ma affida all’immagine endoscopica ingrandita la definizione precisa di ogni gesto tecnico.

La tecnologia 3D al servizio della precisione
«La tecnologia 3D ci permette di percepire profondità, distanze e rapporti tra le diverse strutture anatomiche con una qualità dell’immagine molto elevata – sottolinea Maselli –. Questo facilita il lavoro del chirurgo soprattutto quando si interviene in uno spazio ristretto come quello toracico».
L’approccio mini-invasivo non significa rinunciare alla complessità della procedura. Durante l’intervento può essere utilizzata la circolazione extracorporea, che mantiene le funzioni cardiocircolatorie mentre il chirurgo opera sul cuore in condizioni controllate.
La combinazione tra visione 3D e strumenti miniaturizzati, consente così di eseguire attraverso un accesso ridotto procedure complesse.

Quali interventi possono essere eseguiti
Una delle principali applicazioni è la chirurgia della valvola mitrale, per la quale può essere necessario riparare oppure sostituire la valvola. Con la stessa tecnica endoscopica è inoltre possibile intervenire sulla valvola aortica e sulla valvola tricuspide, trattare alcuni tumori cardiaci e correggere i difetti interatriali.
«Non esiste una tecnica mini-invasiva adatta indistintamente a tutti – chiarisce il cardiochirurgo –. La scelta dipende dalle caratteristiche anatomiche e cliniche del paziente, dal tipo di patologia e dalla complessità dell’intervento».
Prima di procedere è quindi necessario un accurato percorso diagnostico. Ecocardiografia, TAC e, quando indicata, coronarografia permettono di studiare nel dettaglio il cuore e i vasi e di stabilire la strategia chirurgica più appropriata.

Meno invasività, un recupero più rapido
Ridurre l’estensione dell’accesso chirurgico significa limitare il trauma sui tessuti, con possibili benefici sul recupero post-operatorio.
«Nei pazienti correttamente selezionati – osserva Maselli – l’approccio mini-invasivo può associarsi a una riduzione del dolore post-operatorio, a cicatrici più contenute e a un recupero più rapido. Anche la durata della degenza può risultare ridotta, sempre in relazione alle condizioni del paziente e al tipo di intervento».

L’innovazione passa anche dalla formazione
Per applicare queste tecniche in sicurezza, la tecnologia da sola non è sufficiente. La chirurgia mini-invasiva richiede una specifica curva di apprendimento e un’équipe abituata a lavorare con modalità differenti rispetto alla chirurgia tradizionale. «La formazione è fondamentale – conclude il dottor Maselli –. L’utilizzo di tecnologie avanzate deve essere accompagnato da esperienza, addestramento e lavoro di squadra. Il futuro della cardiochirurgia mini-invasiva dipenderà dalla capacità di integrare innovazione tecnologica, competenze specialistiche e selezione accurata dei pazienti».
L’evoluzione della cardiochirurgia mini-invasiva non si misura quindi solo in termini di tecnologia, ma nella capacità di costruire, caso per caso, il percorso chirurgico più adatto al singolo paziente. È questa combinazione tra innovazione e personalizzazione a definire, oggi, la direzione della disciplina.

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