L’Istat conferma: deficit/pil 2025 al 3,1%. L’Italia resta in procedura Ue: niente mani libere sulla spesa per la difesa
Niente limatura sotto il 3%. L’Istat conferma il dato sul deficit italiano del 2025: l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche si è attestato al 3,079% del Pil, addirittura un po’ sopra il dato comunicato ad aprile, contro il 3,4% del 2024. Arrotondato, fa 3,1%. Tradotto: è sfumata la speranza del governo Meloni di centrare la soglia del 3% e avvicinarsi all’uscita dalla procedura per deficit eccessivo avviata dall’Ue nel 2024. La partita non è formalmente chiusa fino alla prossima notifica europea: a ottobre sarà Eurostat a pubblicare la propria notifica sui dati di deficit e debito degli Stati membri. Ma, salvo ulteriori revisioni, l’Italia resta nel braccio correttivo. “Prendiamo atto, non senza rammarico, dei dati definitivi”, commenta a caldo il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. “Purtroppo l’Italia non uscirà anticipatamente già quest’anno dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, come avevamo sperato, ma, coerentemente con i dati già espressi nel Dfp, questo potrà accadere nel 2027”.
Il legame con la clausola di salvaguardia per difesa ed energia
Il risultato pesa sulla partita della flessibilità per difesa ed energia. Scendere sotto il 3% avrebbe messo Roma sulla strada dell’uscita dalla procedura e, una volta nel braccio preventivo del Patto, sarebbe stato agevole utilizzare la clausola nazionale di salvaguardia per aumentare la spesa per la difesa e sicurezza senza farla pesare integralmente sulla traiettoria della spesa primaria netta. La clausola consente infatti agli Stati Ue di deviare temporaneamente dal percorso di bilancio concordato per far fronte a circostanze eccezionali. Ora il governo può comunque chiedere di utilizzare la clausola, ma se lo facesse la maggiore spesa continuerebbe a essere rilevante ai fini del percorso di rientro dal deficit. Tradotto: si resterebbe “sorvegliati speciali” più a lungo. Lo scorso autunno Giorgetti aveva legato l’aumento della spesa militare alla prospettiva di uscire dalla procedura già nel 2025, spiegando che l’Italia non aveva ancora attivato la clausola proprio perché puntava a liberarsi prima del vincolo europeo. L’obiettivo indicato nei documenti di finanza pubblica è aumentare la spesa per difesa e sicurezza di una cifra pari fino a 0,5 punti di Pil nel 2028, anche attraverso il programma europeo Safe. Il governo aveva quantificato in circa 12 miliardi di euro l’incremento della spesa militare entro il 2028.
I nuovi numeri Istat
La revisione dell’Istat sul deficit del 2025 evidenzia un peggioramento della stima per 355 milioni. Per il 2025, la revisione “è stata al rialzo sia per le entrate, 1.991 milioni, sia per le uscite, 2.346 milioni, con un peggioramento della stima dell’indebitamento netto di -355 milioni”. “Per le entrate le revisioni sono imputabili a rettifiche nella stima della produzione vendibile e per uso proprio (+1.758 milioni), delle altre entrate correnti (+538 milioni) e delle entrate in conto capitale (+536 milioni). Le revisioni al rialzo sono state in parte compensate da quelle al ribasso delle imposte (-794 milioni), in particolare quelle indirette sull‘energia, e dei contributi sociali (-47 milioni). La revisione delle uscite correnti è risultata di -142 milioni, a sintesi di rettifiche positive per le altre uscite correnti di +1.271 milioni e negative per tutte le altre poste. Le uscite in conto capitale sono state riviste al rialzo (+2.488 milioni), principalmente per gli investimenti”.
Nel 2025 il tasso di variazione del Pil in volume è stato pari a 0,6%, 0,1 punti percentuali in più rispetto alla stima del marzo scorso. Sulla base dei nuovi dati, nel 2024 il Pil in volume è aumentato dell’1,1%, con una revisione positiva di 0,3 punti percentuali.
La pressione fiscale nel 2025 è salita al 42,9% del Pil, in crescita di 0,7 punti percentuali rispetto al 2024. La spesa per interessi è cresciuta del 2%, in rallentamento rispetto all’anno precedente.
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