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Saturday, October 31, 2026

Crimini contro l’ambiente, svolta storica dei Paesi Onu: via libera al trattato internazionale (col voto contrario Usa). L’esperta: “Sono reati di serie A”

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Crimini contro l’ambiente, svolta storica dei Paesi Onu: via libera al trattato internazionale (col voto contrario Usa). L’esperta: “Sono reati di serie A”

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In tempi di diritto internazionale calpestato, di multilateralismo che sembra perdere la propria efficacia, c’è di che esultare per una rara vittoria incassata da chi ancora crede nella cooperazione tra Stati: i Paesi dell’Onu hanno votato – a larga maggioranza – a favore dell’adozione del primo trattato internazionale contro i reati ambientali. Il documento, che si dovrà inserire nella Convezione di Palermo, ha l’obiettivo di disciplinare il traffico illegale di fauna e flora selvatica (legname incluso), l’estrazione e il traffico illegale di minerali e metalli preziosi e il traffico di rifiuti. Un giro d’affari che muove centinaia di miliardi di dollari ogni anno. Ora si aprono le trattative per mettere a punto il protocollo. Sullo sfondo – ma nemmeno troppo – l’ostilità degli Stati Uniti di Donald Trump, tra i pochi Paesi a votare contro la risoluzione.

Gli Usa tentano di far saltare il banco: vince il multilateralismo (e il Brasile)

Il 23 ottobre, a Vienna, la Cop13 della Convenzione di Palermo (Untoc), cioè il trattato multilaterale contro la criminalità organizzata – eredità di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino -, ha approvato la risoluzione promossa da otto governi latinoamericani e quattro africani con 83 voti a favore, 12 contrari e 27 astensioni. Un risultato a cui si è arrivati, in sede Onu, soprattutto grazie al Brasile, che ha deciso di forzare la mano dopo il mancato consenso, come da prassi, sul testo. A mettersi di traverso, come anticipato, gli Usa, seguiti da Giappone, Arabia Saudita e Venezuela. Il governo di Trump, in un primo momento, ha proposto tre emendamenti finalizzati a far cadere la “proposta brasiliana” o, nel migliore dei casi, a posticipare le negoziazioni a tempo indefinito. Proprio su richiesta del Brasile gli emendamenti Usa sono stati messi ai voti e respinti. A quel punto gli Stati Uniti hanno chiesto ai Paesi membri di esprimersi sull’intera risoluzione, invitandoli a farla naufragare. Alla fine l’87% degli Stati ha dato il proprio sì (erano sufficienti i due terzi), compresi i Paesi dell’Unione europea, il Regno Unito e il Canada, assumendosi l’impegno a negoziare il trattato da qui alla prossima Cop, in programma nel 2028. Una sonora sconfitta per Trump e soci.

“Ora strumenti e leggi solide per tutti i Paesi”

“Per decenni, a livello internazionale, il traffico di legname, di oro e metalli preziosi o di rifiuti è stato trattato come un crimine di serie B: una questione ambientale, più che una forma di criminalità organizzata. Il diritto internazionale non gli riconosceva lo stesso status di altri reati transnazionali, come il traffico di droga o di armi” spiega Alice Pasqualato, Global Policy Specialist sui reati ambientali per la Wildlife Conservation Society (WCS), presente a Vienna e che da anni lavora all’avvio di una trattativa su un trattato internazionale. “Siamo davanti a un momento storico nella lotta ai reati ambientali. Questa decisione segna una svolta. Ora dobbiamo fare in modo che questo protocollo riconosca tutte le forme più gravi di criminalità ambientale e dia agli Stati gli strumenti concreti per collaborare. Quando l’oro, per esempio, viene estratto illegalmente in Africa centrale, raffinato in Medio Oriente e poi venduto in Europa o in Nord America, non basta che un solo Paese abbia leggi solide. Serve una risposta coordinata lungo tutta la filiera”. Per Pasqualato “la Convenzione di Palermo è un orgoglio italiano. Questo nuovo protocollo le aggiunge un capitolo necessario, al passo con le sfide del 2026. L’eredità di Falcone e Borsellino continua a vivere, e a parlare al mondo”.

Foreste depredate, diritti negati, animali in via d’estinzione

In particolare la Convenzione, adottata nel 2003, prevede già tre protocolli: traffico di essere umani, migranti e fabbricazione e traffico di armi da fuoco. Ora, se tutto andrà nel verso giusto, contemplerà anche la disciplina sui reati ambientali. Da qui alla Cop del 2028 sono previste quattro sessioni di incontri e negoziati: l’obiettivo è mettere a punto una bozza condivisa. La lacuna da colmare è soprattutto giuridica: gli strumenti Untoc (estradizione, assistenza giudiziaria e confisca) si applicano solo a quelli che vengono considerati “reati gravi”, vale a dire a quei reati che sono puniti con almeno quattro anni di reclusione. I crimini ambientali non sono né così ben regolamentati – spesso mancano addirittura le definizioni legali, per non parlare delle sanzioni – né così diffusi tra gli Stati, perciò le reti criminali sfruttano proprio queste differenze tra giurisdizioni.

I crimini ambientali, come detto, valgono centinaia di miliardi di dollari ogni anno, e ad avere un impatto devastante sull’economia e sulla biodiversità sono le loro conseguenze: foreste depredate, cattura in natura di specie in via d’estinzione, intere aree messe in ginocchio dall’estrazione senza regole dell’oro, rifiuti pericolosi scaricati oltre confine. La risoluzione Untoc cita proprio “l’impatto negativo sullo stato di diritto, sull’economia, sullo sviluppo sostenibile, sulla salute pubblica, sulla sicurezza umana, sulla sicurezza alimentare, sui mezzi di sussistenza e sugli habitat”. Senza contare corruzione e riciclaggio, che contribuiscono a far prosperare tutte queste attività illecite.

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