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Wednesday, October 21, 2026

Motori termici oltre il 2035, l’Europa fa un altro passo indietro

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Motori termici oltre il 2035, l’Europa fa un altro passo indietro

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Lo stop ai motori termici dal 2035 perde un altro pezzo del sostegno politico su cui era stato costruito. Dopo l’intesa raggiunta la scorsa settimana tra Francia e Germania, anche i principali gruppi del Parlamento europeo hanno trovato un accordo per allentare gli obiettivi sulle emissioni delle nuove automobili. Un passaggio che avvicina la revisione delle norme comunitarie, pur lasciando ancora aperta la strada verso l’approvazione definitiva.

Secondo quanto riportato da Bloomberg, il Partito Popolare Europeo, i Socialisti e Democratici e il gruppo liberale Renew Europe hanno concordato una proposta che prevede una riduzione delle emissioni di CO₂ dell’87,5% entro il 2035, rispetto ai livelli di riferimento stabiliti dalla normativa europea. Un ulteriore 7,5% potrebbe essere compensato attraverso l’impiego di acciaio verde nella produzione delle vetture.

La differenza rispetto al quadro normativo attuale è significativa. Il regolamento europeo ancora in vigore prevede una riduzione del 100% delle emissioni di CO₂ delle nuove auto dal 2035, ma già lo scorso dicembre la Commissione aveva proposto di abbassare l’obiettivo al 90%, compensando il restante 10% attraverso l’impiego di acciaio a basse emissioni e carburanti sostenibili. L’intesa raggiunta ora tra i principali gruppi parlamentari va oltre, fissando la riduzione all’87,5%, con un ulteriore 7,5% riconosciuto attraverso l’utilizzo di acciaio verde prodotto nell’UE.

L’accordo parlamentare arriva come detto a pochi giorni da quello tra Parigi e Berlino, che proponeva una riduzione del 90% senza l’obbligo di compensare il restante 10%. Le due formule non coincidono, ma condividono l’obiettivo di concedere maggiore flessibilità all’industria automobilistica europea, alle prese con gli investimenti nella transizione elettrica e la concorrenza dei produttori cinesi.

Manfred Weber, presidente del gruppo PPE, ha accolto l’intesa come un successo per il settore automobilistico, sostenendo che il divieto dei motori a combustione sia ormai superato. Una valutazione che anticipa però l’esito del percorso legislativo: le norme del 2035 restano in vigore e potranno cambiare soltanto dopo un accordo definitivo tra Parlamento e Stati membri.

La proposta comprende anche un ampliamento delle possibilità di utilizzare i cosiddetti supercrediti per i veicoli elettrici, oltre a requisiti meno severi per i veicoli commerciali leggeri. Restano da definire i dettagli dei meccanismi di compensazione e le condizioni alle quali i costruttori potranno continuare a vendere modelli termici.

Per l’industria europea, la revisione potrebbe prolungare la vita degli investimenti nei motori tradizionali e nelle tecnologie ibride, riducendo la pressione su stabilimenti e fornitori. Sul fronte opposto, chi sostiene gli obiettivi originari teme che un rallentamento della transizione finisca per ampliare il ritardo rispetto alla Cina nello sviluppo delle tecnologie elettriche.

Il prossimo passaggio è previsto per la fine di novembre, quando il Parlamento europeo dovrebbe votare la propria posizione. Seguirà il confronto con gli Stati membri per definire il testo finale. La direzione politica appare sempre più orientata verso una revisione del 2035, ma la portata delle concessioni all’industria e il futuro delle motorizzazioni tradizionali restano ancora da negoziare.

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