Posta le foto della compagna nuda (e inconsapevole) sottoponendola a violenze virtuali di sconosciuti per 12 anni
Per 12 anni, nel Torinese, un uomo che oggi ha 55 anni ha postato sui social foto e video intimi della sua compagna – ignara di tutto – mettendola alla mercé di gruppi di uomini creati apposta, per farne oggetto di violenze verbali e di abusi virtuali. La storia, racconta La Stampa che l’ha pubblicata per prima, è venuta a galla per caso, quando l’uomo ha dimenticato il telefono a casa e la donna lo ha preso e ha fatto la scoperta agghiacciante.
L’uomo, indagato dalla Procura di Ivrea per revenge porn e maltrattamenti, ha patteggiato una pena di due anni e ha versato un assegno di 5mila euro alla ex “a titolo di risarcimento”. Concesse le attenuanti generiche su tutte le aggravanti contestate, la pena è stata sospesa, subordinata a un percorso per uomini maltrattanti. “Oggi vivo con un’altra donna” ha detto lui ai carabinieri, e abita proprio nel paese dove risiedono anche alcuni degli amici a cui mandava i video. Non c’erano infatti solo sconosciuti in quei gruppi che lui creava con degli pseudonimi, ma anche compaesani.
Il centro abitato conta circa tremila persone e sostanzialmente tutti sapevano di quanto accadeva. Tranne l’interessata, fino alla scoperta. “Lui era uscito. Aveva dimenticato il cellulare. Sospettavo che mi tradisse e ho guardato le chat. Ne ho aperta una, ho visto la figura di un uomo mascherato. Il numero non era registrato. Ho aperto le conversazioni. C’ero io nuda. Decine di foto e di video intimi di me. Alcuni glieli avevo dati io, su sua richiesta. Ma di altri, non sapevo nemmeno che me li avesse fatti. Ho pensato “non è possibile”. Ho chiamato un’amica. Il giorno dopo mi ha accompagnata dai carabinieri. Non mi ero mai accorta”, ha spiegato ai militari.
Ora lei però sta pensando di andare via dal suo paese, dove teme che qualcuno possa riconoscerla: sono almeno sessanta i nomi e cognomi di utenti identificati che hanno partecipato a quei gruppi. Le psicologhe intanto le stanno insegnando che non deve sentirsi in colpa. “Pensavo che volesse tenere quei file nel suo telefono, che fosse solo un gioco. Ero del tutto plagiata”, è la nuova consapevolezza della vittima dei reati compiuti dall’ex compagno. “Sarà un percorso lungo – spiega l’avvocata della donna, Silvia Bregliano -. I danni subiti ad oggi sono incalcolabili e gravi. Ci vorrà un giudizio civile per quantificare tutto quello che la mia assistita ha sofferto e che continua a soffrire”..
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