“La nostra classe medica è eccezionale, ma i dottori devono scontrarsi con difficoltà che a volte gli impediscono di lavorare come vorrebbero”: così Luca Argentero
Un reparto svuotato, letti che mancano, medici che corrono e pazienti che aspettano. È in questo scenario, che ha il sapore amaro della realtà, che riparte “Doc – Nelle tue mani”, la serie tv di Rai 1 che dal 1 ottobre torna con la sua quarta stagione. Andrea Fanti, il primario di Luca Argentero, rientra al Policlinico Ambrosiano dopo un lungo stop passato accanto alla moglie gravemente malata. È stanco, provato, e trova un ospedale che non riconosce più: meno personale, meno ascolto, meno attenzione per quello che a lui sembra contare davvero.
Il camice da primario, nel frattempo, lo indossa Giulia Giordano, interpretata da Matilde Gioli, che aveva quasi salutato il Policlinico per cambiare aria e si ritrova invece con una vera patata bollente tra le mani. Tra cinismo, scontri e inattesi punti d’incontro, i due dovranno imparare a convivere in un reparto dove il nemico, stavolta, non arriva da fuori. Li abbiamo incontrati per capire come si resiste, e come si continua a curare bene, quando il sistema fa di tutto per impedirlo.
Cos’è successo al dottor Fanti all’inizio di questa quarta stagione?
Luca Argentero: Ritroviamo un Doc piuttosto provato. Arriva da un lungo stop in cui è stato accanto a sua moglie, gravemente malata, come l’avevamo lasciata alla fine della terza stagione. Rientra in un reparto stravolto: meno letti, meno personale, meno attenzione, meno ascolto, meno tutto ciò che reputa importante. Per fortuna, o almeno vedremo se sarà davvero una fortuna, il camice da primario ora lo veste Giulia Giordano.
E cosa è cambiato per la dottoressa Giordano?
Matilde Gioli: La dottoressa Giordano sembrava pronta ad abbandonare il Policlinico Ambrosiano e a prendere una nuova strada, a cambiare aria. In realtà torna con un ruolo ancora più centrale e con grosse responsabilità. In parte le desiderava, in parte no: si ritrova a gestire una vera patata bollente. Ma è un personaggio che non si tira indietro e cerca di fare tutto il possibile. A volte il suo cinismo e la sua freddezza l’aiutano a prendere decisioni per cui ci vuole un bel pelo sullo stomaco. Deve poi gestire il malcontento all’interno del reparto e il rientro di un Doc che sappiamo essere senza filtri, e che le fa capire subito di non essere affatto contento della situazione. Lei lo sa benissimo. Per fortuna la collaborazione con il suo Doc, fatta di tanti scontri ma, grazie a Dio, anche di tanti punti d’incontro, la aiuterà a gestire una situazione davvero complessa.
“Non dobbiamo essere più efficienti, ma più efficaci”: è l’obiettivo del dottor Fanti. Secondo voi, nel sistema sanitario italiano di oggi è ancora possibile, nonostante le lunghe liste d’attesa e la carenza di personale?
Luca Argentero Sì, secondo me è ancora possibile, perché la nostra classe medica è eccezionale. Credo che nel loro cuore e nella loro testa ci sia ancora la volontà di trattare il paziente come merita. Però devono scontrarsi con difficoltà che a volte impediscono loro di lavorare come vorrebbero.
Qual è il messaggio finale di questa quarta stagione?
Luca Argentero: La quarta stagione racconta proprio questo: in un settore così importante come la medicina, i nostri medici fanno i conti con ostacoli in più da superare. Il nemico non è un “mostro del livello successivo”, ma un mostro interno, qualcuno che lavora dentro il loro reparto. In teoria questo non dovrebbe succedere in un settore così cruciale per la vita di tutti noi. Se a qualcosa serviamo, è ad accendere un po’ di attenzione su questa tematica.
Matilde Gioli: Poi, come in altri ambiti, non solo quello ospedaliero, il modo in cui le cose si muovono in questo momento a volte fa passare la poesia e la voglia di combattere per il proprio lavoro. Questa stagione ci insegna che, se non si cede alla debolezza del “tanto non serve a niente” e si continua a credere fortemente in quello che si fa, il miglioramento arriva. Solo che è un percorso faticoso.
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