Sanità, 68% degli operatori ha assistito a episodi di violenza. Per uno su 6 è psicologica

È quanto emerge dalla prima indagine realizzata nell'ambito del progetto europeo Brave-Wow, condotto contemporaneamente in quattro Paesi (Italia, Portogallo, Spagna e Slovenia) su oltre 4.600 professioniste e professionisti di 35 strutture sanitarie tra ospedali, residenze sanitarie assistenziali, servizi di assistenza, centri di salute territoriale e strutture di assistenza a lungo termine. In Italia, grazie alla rilevazione coordinata dall'Istituto Superiore di Sanità (Iss), hanno risposto 2.149 operatori di 14 strutture sanitarie. Uno dei principali risultati dell’analisi è proprio quello sulla violenza psicologica, spesso trascurata ma fortemente presente nei luoghi di lavoro sanitari.
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Quello che devi sapere
La svalutazione sistematica del lavoro
L’indagine riporta che accanto alle aggressioni verbali, a cui ha assistito il 68,1% degli operatori sanitari, o agli episodi più eclatanti, c'è una forma di violenza poco attenzionata ma molto persistente, al punto che un operatore su sei ne è vittima regolarmente: la svalutazione sistematica del lavoro, una forma di violenza psicologica fatta di delegittimazione, mancato riconoscimento e continua messa in discussione dell'attività professionale.
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Il supporto e la prevenzione
Più della metà dei partecipanti all’indagine (52,7%) ritiene di poter parlare apertamente con la dirigenza di situazioni che lo mettono a disagio. Tuttavia, solo il 39,2% ritiene che l'organizzazione risponda efficacemente alle segnalazioni e appena il 31,9% riconosce l'esistenza di misure di prevenzione visibili. Inoltre, solo il 20,8% segnala la disponibilità di supporto psicologico.
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Le violenze legate al genere
Infine, più della metà delle persone che riferiscono episodi di violenza ritiene che la propria esperienza sia stata almeno in parte legata al genere. Quanto alle opportunità professionali, il 21,3% dei partecipanti riferisce di aver subito la negazione di una promozione o di un aumento rispetto a colleghi di altro genere.
La situazione in Italia
Le principali differenze, spiega l’analisi del progetto europeo Brave-Wow, riguardano gli strumenti di prevenzione e supporto. Gli ospedali italiani, afferma l'Iss, "risultano i meglio attrezzati tra i quattro Paesi, ma la disponibilità di questi servizi resta limitata: meno di un operatore sanitario su quattro dichiara che nella propria struttura sono presenti servizi di supporto per le vittime di violenza e molestie". L'Italia inoltre è il Paese in cui la componente di genere è maggiormente riconosciuta: più della metà degli operatori sanitari che hanno subito episodi di violenza o molestia (56%) ritiene che quanto accaduto sia stato almeno in parte influenzato dal proprio genere, una quota nettamente superiore a quella rilevata in Spagna (39%), Portogallo (35%) e Slovenia (30%).
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"La violenza non coincide sempre con l'aggressione"
"Il messaggio più importante che emerge dall'indagine è che la violenza non coincide sempre con l'aggressione - osserva Anna Carannante, ricercatrice dell'Iss e membro del team di progetto - può manifestarsi anche attraverso comportamenti quotidiani di delegittimazione che, proprio perché si ripetono nel tempo, finiscono per essere percepiti come normali. Riconoscere queste forme di violenza è il primo passo per prevenirle efficacemente".
La ricerca a livello globale
Scenari e circostanze che pochi giorni fa sono stati illustrati anche in un’indagine che ha coinvolto oltre 1.300 professionisti sanitari in 81 Paesi del mondo, presentata al congresso europeo di Medicina d'emergenza a Parigi e pubblicata sullo European Journal of Emergency Medicine. Dai risultati è emerso che il 75% degli operatori dei servizi e dei dipartimenti di medicina d'emergenza è stato testimone di episodi di violenza nell'ultimo anno, il 68,8% ha subito danni di natura psicologica e il 40,3% di natura fisica.
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Le violenze e i responsabili
In questa seconda indagine, l'aggressione verbale è risultata la forma di violenza più diffusa (87,8%), seguita da aggressione fisica (42,3%), danni alle cose (26,4%), molestie sessuali (14,6%), violenza a sfondo razziale (14,5%), incidenti che hanno coinvolto armi (4,1%), violenza sessuale (3,5%) e molestie online/cyber-molestie (3,1%). I pazienti sono risultati i principali autori delle violenze (67,6%), seguiti da parenti o amici (44,1%). Il 44% degli episodi ha coinvolto pazienti o visitatori in stato di alterazione (da alcol o droghe), mentre il 35,2% ha riguardato pazienti psichiatrici.
Sovraffollamento e più violenza psicologica contro le donne
Gli intervistati, anche in questo caso, hanno infine dichiarato che il sovraffollamento dei reparti di pronto soccorso contribuisce in misura significativa alla violenza. Per quasi la metà degli intervistati (48,3%), inoltre, la violenza sul luogo di lavoro è peggiorata negli ultimi cinque anni e considera i pazienti violenti una delle principali minacce professionali, seconda solo al rischio di infezione. Le donne hanno riferito con maggiore frequenza di aver subito violenza psicologica rispetto agli uomini: 72,2% contro 40,4%.
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