Inflazione in salita, esplodono i rendimenti dei bond: quelli inglesi al top dal 2008, i Btp italiani ai massimi da fine 2023
Il rendimento del Btp decennale torna sopra il 4,18%, ai massimi dalla fine del 2023, mentre la nuova ondata di vendite sui titoli di Stato si allarga ai principali mercati globali. A guidare il movimento sono soprattutto i Treasury americani. Gli investitori stanno chiedendo premi sempre maggiori per detenere debito a lunga scadenza perché le prospettive di inflazione aumentano e i mercati si aspettano che le banche centrali mantengano invariati i tassi o li aumentino, come probabilmente farà la Bce il 10 settembre. I rendimenti dei titoli di Stato salgono così ai livelli più elevati degli ultimi anni: il costo del finanziamento del Regno Unito è ai massimi dal 2008, quello del Giappone ha raggiunto livelli che non si vedevano dagli anni Novanta e anche il decennale americano si è portato sui livelli più alti dall’inizio dello scorso anno.
Il movimento parte dagli Stati Uniti e si trasmette all’Europa. Quando i rendimenti dei Treasury salgono, perché il mercato teme un’inflazione più persistente o una politica monetaria meno accomodante, si rivalutano infatti al rialzo anche i rendimenti richiesti sui titoli degli altri Paesi. Sullo sfondo c’è soprattutto il petrolio, tornato a salire con l’aggravarsi della crisi in Medio Oriente. Il rincaro dell’energia riaccende infatti il rischio di una nuova fiammata dei prezzi e per i mercati questo significa che le banche centrali potrebbero avere meno spazio per tagliare i tassi o essere costrette a mantenerli elevati più a lungo. E se i tassi attesi restano più alti, salgono anche i rendimenti richiesti sui bond, facendo scendere le loro quotazioni.
La dinamica arriva anche sui Btp. Il decennale italiano si è spinto oltre il 4,18%, dopo essere già salito nelle ultime sedute, tornando sui livelli di fine 2023. La pressione riguarda anche gli altri grandi mercati obbligazionari europei, con i rendimenti francesi e tedeschi in aumento. Il punto di partenza resta però oltreoceano: i Treasuries Usa decennali, principale parametro di riferimento per mutui, prestiti auto e debiti su carte di credito, si sono portati al 4,788%, al livello più alto dal 14 gennaio 2025. Il trentennale è salito di oltre 2 punti base, al 5,272%.
L’inflazione dell’area euro è accelerata in agosto, ma il presidente della Bundesbank e membro del Consiglio direttivo della Bce Joachim Nagel ha sottolineato che non si vedono per ora effetti di secondo livello, cioè una trasmissione dei rincari energetici a una più generalizzata corsa dei prezzi. La discesa dell’inflazione di fondo e di quella dei servizi, ha osservato, resta un elemento positivo. Il che rende il rialzo dei rendimenti europei almeno in parte una conseguenza del riprezzamento globale dei bond, più che la risposta a un’improvvisa svolta dell’inflazione domestica. Nonostante questo il governatore finlandese e membro del direttivo della Bce Olli Rehn, in un’intervista al Financial Times, ammette che le attese dei mercati per un nuovo rialzo dei tassi della Bce nella riunione del 10 settembre sono “comprensibili”: “Potremmo assistere a una guerra di logoramento in Medio Oriente”. Il rischio è che le tensioni e la quasi totale chiusura di Hormuz mantengano elevati i prezzi dell’energia e l’inflazione e “non dobbiamo mostrare alcuna compiacenza di fronte a queste pressioni inflazionistiche”.
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