Da triplete Inter a sogno essere allenato da Ancelotti, Wesley Sneijder si racconta
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Betsson.sport vede protagonista uno degli eroi del Triplete
nerazzurro: Wesley Sneijder. Intervistato a Milano dal
giornalista Davide Bernardi, l'ex trequartista olandese si è
lasciato andare a una lunga e sincera chiacchierata,
ripercorrendo i momenti più iconici della sua straordinaria
carriera calcistica e svelando aneddoti inediti del suo passato.
Uno dei temi centrali dell'intervista è stato il passaggio dal
Real Madrid all'Inter, una vera e propria "sliding door" per
l'olandese. Sneijder ha ammesso in modo diretto che in Spagna
sono accadute alcune cose non belle nella sua vita privata, ma
che quel trasferimento è stato fondamentale: "Dopo due anni di
Real Madrid sono andato all'Inter e ho vinto tutto qua, le cose
accadono perché devono succedere". Indelebile il ricordo di José
Mourinho, considerato da Wesley una figura importantissima.
Rievocando la finale di Champions League a Madrid, Sneijder ha
esaltato la mentalità del tecnico portoghese, il quale ribadì
con orgoglio che in quella partita la squadra non aveva "messo
il pullman sulla porta", a dimostrazione del coraggio di quel
gruppo storico.
L'intervista ha toccato anche l'arte dei calci di punizione,
vera specialità della casa. Il merito, ha rivelato Sneijder, è
di Ronald Koeman, che ai tempi dell'Ajax lo tratteneva in campo
ogni giorno dopo l'allenamento per fargli provare tiri e
punizioni. Riguardo ai compagni di squadra, Sneijder non ha
avuto dubbi nell'incoronare Guti come il giocatore più forte con
cui abbia mai giocato, nonostante un inizio difficile in cui lo
spagnolo, per i primi tre mesi, non gli rivolgeva la parola.
Come avversario più ostico, invece, ha sorpreso nominando il
giapponese Shinji Ono, affrontato ai tempi in cui militava nel
Feyenoord e descritto come un talento ambidestro formidabile.
Parlando sempre di allenatori, ha espresso un desiderio mai
realizzato: quello di essere allenato da Carlo Ancelotti. "Penso
mi sarei trovato bene con lui. Mi parlano tutti bene di
Ancelotti e ho visto da fuori come gestisce il rapporto con i
giocatori, ad esempio da come parla in conferenza stampa. Queste
sono le cose che mi piacciono, un allenatore che parla così,
molto tranquillo, sempre con la fiducia nei confronti suoi
giocatori".
Infine, c'è stato spazio per parlare della sua nuova vita
lontano dal calcio professionistico. Spiegando la sua decisione
di ritirarsi, Sneijder ha svelato: "Non è stato tanto difficile,
perché ho smesso quando giocavo in Qatar e in quel periodo mi
infortunavo sempre, sentivo la gamba che fisicamente non c'era
più. Ho sempre detto a me stesso che quando fisicamente non ce
l'avrei più fatta, avrei smesso". La voglia di mettersi in
gioco, però, non è svanita. Di recente ha infatti partecipato a
un reality show in stile "survivor" con altri ex calciatori
olandesi: "È stata un'esperienza bellissima, 12-13 giorni là
senza mangiare. Io so cucinare, quindi facevo quasi tutto io per
gli altri giocatori. Erano contenti, è stata un'esperienza
spettacolare di sopravvivenza".
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