Manifestazioni del 7 ottobre, intelligence al lavoro su possibili tensioni in Italia

Non ci sarebbero allarmi specifici, ma il Viminale alza la guardia. A Bologna iniziativa dei Giovani palestinesi negli spazi universitari, non autorizzata dall’ateneo. A Lecco la Questura vieta presidio e corteo
I punti chiave
- Manifestazioni del 7 ottobre, il punto al Viminale con l’intelligence
- Bologna, polemiche sull’iniziativa dei Giovani palestinesi
- Il ricordo delle vittime: la veglia e la cerimonia in sinagoga
- Lecco, vietati presidio e corteo per la Palestina
Il Viminale rafforza la sicurezza, l’intelligence valuta le tensioni nel Paese. Le manifestazioni del 7 ottobre arrivano in un clima segnato dalla guerra di Israele: a differenza degli anni passati, non ci sarebbero allarmi specifici, ma il dispositivo di pubblica sicurezza è stato ulteriormente potenziato. Nel terzo anniversario dell’attacco di Hamas, la guardia resta alta. A Bologna pesa il precedente degli scontri dello scorso anno; a Lecco il rischio di contrapposizioni nelle piazze ha già portato al divieto di manifestare.
Manifestazioni del 7 ottobre, il punto al Viminale con l’intelligence
Il dossier è stato esaminato dal Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Con il titolare del Viminale, i vertici delle forze dell’ordine e dell’intelligence hanno fatto il punto sull’ordine pubblico nel Paese. Al centro delle valutazioni, le tensioni legate alla guerra e i possibili riflessi sulle manifestazioni.
È in questo quadro che è «stato disposto un ulteriore rafforzamento dei dispositivi di sicurezza per garantirne lo svolgimento in condizioni di massima sicurezza». L’assenza di alert particolari, dunque, non si tradurrebbe in un alleggerimento delle misure: la scelta è di rafforzare la prevenzione.
Bologna, polemiche sull’iniziativa dei Giovani palestinesi
A Bologna la tensione è già accesa. A sollevare le polemiche è l’annuncio dei Giovani palestinesi di una serie di iniziative, tra cui un evento di celebrazione del 7 ottobre.
Il collettivo parla del massacro come di un’azione «della resistenza palestinese» e ha annunciato per le 19, negli spazi universitari di via Zamboni 32, la proiezione del film «Palestina 36». L’Università di Bologna ha però negato l’autorizzazione.
C’è un precedente che pesa sulle preoccupazioni di queste ore. Lo scorso anno lo stesso collettivo aveva indetto una manifestazione con lo slogan «Viva il 7 ottobre»: il Viminale l’aveva vietata, ma la protesta era finita in scontri.
Il calendario delle mobilitazioni va oltre l’anniversario. Sulla propria pagina Instagram, i Giovani palestinesi hanno diffuso appuntamenti in diverse città italiane. A Bologna, sabato 10 ottobre, è in programma un corteo con gli slogan «la fine del genocidio è la fine del sionismo» e «stop accordi, embargo Israele».
Il ricordo delle vittime: la veglia e la cerimonia in sinagoga
Nella stessa giornata, la comunità ebraica bolognese si prepara a commemorare le vittime. La Comunità Ebraica Progressiva ha indetto alle 18.30, una veglia in piazza San Domenico, nel centro della città, «contro l’odio e il terrorismo, per il ricordo e la pace». In serata si svolgerà la cerimonia di commemorazione nella sinagoga di Bologna.
Lecco, vietati presidio e corteo per la Palestina
A Lecco la valutazione dei rischi ha già prodotto uno stop. Non si svolgeranno né il presidio né il corteo per la Palestina convocati per il 7 ottobre dalla sigla Lecco Antisionista. Il programma prevedeva il ritrovo alle 18 in piazza Cermenati e il successivo attraversamento del centro cittadino. La Questura ha vietato entrambe le iniziative.
Il provvedimento è stato notificato il 5 ottobre, al termine della riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. A renderlo noto sono stati gli stessi organizzatori attraverso i social: sul manifesto dell’appuntamento è comparsa una fascia verde con la scritta Vietato dalla Questura.
La motivazione emerge dal provvedimento pubblicato dagli organizzatori. La Questura ha valutato il contesto politico internazionale e il rischio che un corteo destinato a interessare gran parte del centro potesse provocare reazioni da posizioni ideologicamente contrapposte. È questo possibile innesco, secondo l’autorità, ad aver fatto salire l’indice di criticità per l’ordine e la sicurezza pubblica. Fino alla decisione di vietare sia il presidio sia il corteo.
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Ivan Cimmarustigiornalista
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