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Saturday, September 26, 2026

Ucciso e fatto a pezzi, il 26enne confessa: "Sotto effetto di droghe, volevamo buttarlo nel fiume"

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Ha reso l'interrogatorio il giovane  26enne fermato ieri sera con l'accusa di aver ucciso il 39enne trovato fatto a pezzi e chiuso in sacchi neri in un appartamento alla  periferia nord del capoluogo piemontese. In oltre un'ora e mezza  nell'udienza di convalida del fermo per omicidio e soppressione di  cadavere, assistito dall'avvocato Wilmer Perga, il giovane ha ripetuto il racconto di quello che aveva già detto ieri alla polizia che lo  aveva sentito dopo il ritrovamento del cadavere.        

A quanto si è appreso durante l'interrogatorio, il giovane avrebbe raccontato che insieme alla professoressa, che abita nella casa dove il corpo della vittima è stato trovato, e a un'altra persona, un filippino, entrambe sottoposte a fermo nella serata di ieri per  favoreggiamento e occultamento di cadavere, avrebbero fatto uso di  alcool e diverse droghe per ore fino all'arrivo dello spacciatore, la vittima. Sempre secondo il racconto, la mattina successiva, al risveglio, qualcuno gli ha detto che il 39enne gli aveva rubato dei soldi, quindi è nata una violenta litigata a cui è seguita una colluttazione. 

Il racconto si fa più confuso quando il gip gli chiede se è lui che ha soffocato la vittima. A quel punto,  infatti, secondo quanto si è appreso, il 26enne si sarebbe preso la  testa tra le mani, dicendo di non ricordare cosa è successo,  aggiungendo però che dopo aver tentato di rianimare la vittima per due ore, accortisi che ogni tentativo era inutile hanno pensato di disfarsi del cadavere. L'intenzione era quella di buttare il corpo a pezzi in un lago o in un fiume ''per farlo scomparire'', per questo sono stati comprati sacchi neri, candeggina e telo.

La professoressa mai a scuola da inizio anno

Nei corridoi dell'Istituto Tommaso D'Oria di Ciriè, alle porte di Torino, la domanda circolava da settimane: perché la professoressa Formichetti non si era mai presentata in classe dall'inizio dell'anno scolastico? "Molto solitaria e distaccata" negli ultimi tempi, così la descrivono a scuola, la donna non ha mai avuto problemi né nell'istituto, né con la giustizia, e viene descritta come riservata riguardo alla propria vita privata. Allora che fine ha fatto? Una risposta è arrivata giovedì sera, e non quella che colleghi e studenti si aspettavano. 

Ma chi è Nicole Formichetti, insegnante originaria di Rieti? 

Tutto ha inizio con una telefonata al 112. È la madre di Christian Matheus De Oliveira Morando, a chiamare la polizia, sconvolta: il figlio le ha confessato di aver fatto "molto male a qualcuno". Poi ai giornalisti che l'hanno cercata al citofono ha detto: "Mi ha detto cose molto confuse: che lui era disperato, continuava a piangere, a dire cose...era sconvolto, quindi non capivo. Faceva capire che era successo qualcosa di molto grave, ma io gli ho detto che doveva chiamare la polizia e doveva parlare con la polizia, che doveva fare la cosa giusta, questo solo". Rintracciato dagli agenti, il giovane ammette l'omicidio e accompagna gli investigatori fino al quarto piano di una palazzina di via Gulli, nel quartiere Borgo Vittoria.

Ad aprire la porta agli agenti è proprio Nicole Formichetti, insegnante di italiano e residente nell'alloggio. Non appena entrati, i poliziotti sono investiti da un fortissimo odore acre. All'interno dell'appartamento trovano il corpo di un uomo completamente smembrato: nel salotto alcuni blocchi di cemento in cui qualcuno ha provato a nascondere degli arti, in bagno, nella vasca, sacchi neri con altri resti. Secondo alcune ricostruzioni, la testa viene rinvenuta in un contenitore separato. Trovano una mannaia, probabilmente utilizzata per smembrare il cadavere, e alcuni coltelli.

La vittima viene identificata: è Fabio Colapietro, 39 anni, originario di Chivasso e da tempo residente a Settimo Torinese. Secondo i primi accertamenti medico-legali, ucciso a bastonate e coltellate.

Formichetti è già stata ascoltata a lungo dagli inquirenti nelle ore successive al ritrovamento, per ricostruire l'accaduto e chiarire i rapporti tra le persone che frequentavano l'abitazione e l'uomo ucciso. 

L'ipotesi: un incontro di sesso e droga finito male

Gli inquirenti stanno verificando una prima versione fornita dal giovane, che avrebbe parlato di una colluttazione nata da un tentativo di rapina o furto. Un'ipotesi al vaglio, insieme a quella — al momento ritenuta più accreditata — di un incontro tra le quattro persone coinvolte, tra sesso e stupefacenti, in particolare anfetamine, degenerato in un massacro. Gli investigatori starebbero anche cercando di stabilire da quanto tempo risalga la morte: secondo alcune fonti, nei giorni precedenti al ritrovamento ci sarebbe stato un sospetto via vai di persone dall'appartamento.

Il viavai continuo a casa della prof

Nell'alloggio dove è stato ritrovato il corpo c'era un continuo viavai di gente. "Di giorno e di sera", racconta un condomino dello stabile di via Gulli. Qualcuno si era lamentato. "La conosco di vista - aggiunge un vicino - la vedevo spesso con un cagnolino e accompagnata da gente diversa, amici e amiche che andavano su e giù con lei".

Gli sviluppi delle indagini

Il quadro resta ancora da definire su diversi punti: non è chiaro se Colapietro sia stato ucciso direttamente nell'appartamento di via Gulli o se il corpo vi sia stato portato in un secondo momento. Gli agenti della Squadra mobile di Torino hanno effettuato perquisizioni anche in altri alloggi riconducibili a persone ritenute vicine ai fermati.

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