Stupro nel college delle elite, gli Usa riaprono il caso Cornell University
Dopo esser rimasto due anni nel cassetto lo stupro di branco alla Cornell University è arrivato a una svolta: "Voglio la verità", ha detto la governatrice di New York Kathy Hochul strappando l'inchiesta ai magistrati della contea di Tompkins, dove si trova l'ateneo della Lega dell'Edera, per affidarla all'Attorney General statale Letitia James che in passato ha già avuto nel mirino il presidente Donald Trump e l'ex governatore dello stato Andrew Cuomo.
A quasi 10 anni dall'esplosione del #MeToo, dilaga intanto la protesta sui social all'insegna del "Siamo tutte Jane Doe" (lo pseudonimo con cui è identificata nei documenti legali l'accusatrice): non solo un gesto di solidarietà ma anche come contro-doxxing collettivo per proteggere l'anonimato della ragazza che all'epoca ventenne sarebbe stata violentata da sette altri studenti, mentre Hochul ha definito "una falla nei codici" la legge statale in base alla quale, se la vittima di uno stupro aveva bevuto o preso droghe consapevolmente o volontariamente prima dell'atto sessuale, di fatto 'se l'è cercata' e non è protetta dalle norme sul consenso.
Due anni fa Jane Doe era già ubriaca quando si è presentata nella casa della confraternita Chi Phi (a livello nazionale una delle più antiche degli Usa) per incontrare un amico che le aveva proposto di fare sesso a tre. Era presto scoppiato il caos: un messaggio Snapchat sulla presenza di "free pussy" nella casa aveva allertato altri studenti e alla fine in sette (tre atleti della squadra di rugby) si sarebbero alternati sulla giovane dopo averle somministrato altro alcol e ketamina.
Secondo documenti ottenuti dal New York Times, dopo aver esitato per tre settimane tra vergogna e sensi di colpa confidati ad altre compagne, Jane Doe si era presentata alla polizia del campus affermando di essere stata stuprata "al cento per cento": una parte della testimonianza peraltro omessa nel rapporto trasmesso alla procura della contea.
Sono tanti ora i potenziali imputati di un'inchiesta di alto profilo dato anche il rango che Cornell gode nel sistema delle università d'elite: si parte dai 'Cornell Seven' come sono stati soprannominati i ragazzi coinvolti che ora negano le accuse, e dalla 'Greek Life', le confraternite alla Animal House che a Cornell sono radicate anche a causa dell'isolamento del campus, per puntare più in alto, al presidente dell'ateneo Michael Kotlikoff di cui "per ora" la governatrice di New York non ha chiesto le dimissioni: "Questa giovane aveva subito qualcosa di indicibile ed è stata abbandonata dalle persone e dalle istituzioni che avevano il dovere di proteggerla", ha detto la governatrice definendo "un fallimento' il modo con cui l'università ha gestito la situazione.
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