Il grande freddo del settore auto europeo: -21% in Borsa nel 2026, nessun comparto fa peggio. Stellantis ha il rosso più ampio
La sofferenza del settore auto europeo dispiega i suoi effetti anche in Borsa. I titoli delle principali aziende costruttrici e dei grandi fornitori di componenti hanno fatto registrare le peggiori performance per comparto dall’inizio dell’anno a livello Ue. Da gennaio lo Stoxx Europe 600 Automobiles&Parts ha ceduto il 21,05% contro un rialzo del 6,61% dell’indice Stoxx 600, il paniere che ricomprende le principali seicento azioni.
Ancora peggio dell’indice di riferimento fanno Stellantis – che ha lasciato sul terreno il 58,96%, da giorni scambia ai minimi storici ed è l’azione del Ftse Mib con il rosso maggiore nel 2026 – Bmw (-41,68%), Volkswagen (-34,83%), Mercedes (-33,87%) e Renault (-30,32%). Fanno meglio solo Porsche (-5,74%) e Ferrari (+7,78%) che riesce a resistere in territorio positivo insieme ai produttori di pneumatici – Pirelli (+13,89%) e Michelin (+16,64%) – e a Valeo (+21,14%), leader nei componenti e nei ricambi.
Le tensioni in campo finanziario riflettono la grande sofferenza industriale con la quale stanno convivendo quasi tutte le case costruttrici europee a causa della pressione dei marchi cinesi. Nonostante le immatricolazioni crescano, infatti, i gruppi devono fare i conti con l’avanzata dei brand di Pechino che continuano a guadagnare quote di mercato, rimpicciolendo il perimetro dei marchi storici che fanno fatica a marginalizzare. Tra i gruppi in maggiore difficoltà ci sono proprio Stellantis e Volkswagen.
Il colosso tedesco ha varato una cura dimagrante che lascerà a casa circa 100mila dipendenti entro il 2030 e ha annunciato di aver disdetto dieci dei 13 contratti collettivi che regolavano indennità, orario di lavoro ferie: un tentativo estremo di riequilibrare i conti nel prossimo futuro. Difficile anche la situazione del gruppo nato dalla fusione di Fca e Psa: i margini in Europa continuano a essere minimi, in Sud America soffre la concorrenza di BYD e in Nord America attende ancora di ritrovare lo slancio necessario per recuperare il terreno perso durante l’era di Carlos Tavares. Questioni che si riflettono anche sulla situazione degli stabilimenti italiani, relegati a un ruolo marginale nel panorama delle auto mass-market: la cassa integrazione è tornata a un uso massiccio, impianti come Mirafiori e Cassino sono ormai allo stremo e si vocifera di un nuovo intervento sul perimetro occupazionale in un terzo stabilimento nei prossimi mesi.
Nel corso dell’estate, tra l’altro, il Financial Times aveva lanciato l’allarme anche sui bond, sotto pressione degli hedge funds per i timori di un calo strutturale della redditività a causa dei ritardi su batterie e software, componenti principali delle vetture elettriche, campo in cui i cinesi la fanno da padrone. Le case costruttrici sono ben consapevoli della tempesta perfetta nella quale stanno navigando e cercano da mesi un sostegno politico da parte di Bruxelles: alcune settimane fa, proprio Stellantis e Volkswagen, insieme a Renault, hanno sottoscritto un impegno a tre sul “Made in Europe” e inviato una lettera a tutti i membri del Parlamento Ue nella quale chiedono norme chiare e incentivi per potenziare la produzione in Europa.
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