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Wednesday, September 30, 2026

Perché il centrosinistra fatica a trovare un leader unitario: la spiegazione nella sua ‘natura’

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Perché il centrosinistra fatica a trovare un leader unitario: la spiegazione nella sua ‘natura’

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di Nicolantonio Agostini

La ricerca di un “federatore” del centrosinistra viene spesso descritta come l’ennesima prova della sua incapacità di scegliersi un capo. Ma forse il problema è più profondo. Destra e sinistra non sono soltanto programmi diversi: intercettano sensibilità psicologiche e modi differenti di percepire autorità, gerarchie, minacce e rapporti sociali.
Naturalmente non esistono un “cervello di destra” e uno “di sinistra”. Le predisposizioni neurocognitive interagiscono continuamente con educazione, cultura, condizioni economiche ed esperienze individuali. Eppure numerosi studi hanno rilevato associazioni statistiche tra conservatorismo e maggiore bisogno di ordine, stabilità e chiusura cognitiva, minore apertura all’esperienza e, in determinate condizioni, maggiore sensibilità alle minacce. Non è un destino biologico, ma una tendenza che può contribuire a spiegare alcuni comportamenti politici.

D’altronde, per centinaia di migliaia di anni Homo sapiens ha dovuto risolvere due problemi apparentemente contraddittori: cooperare con gli altri e difendersi dai pericoli. Quando una minaccia incombe, stringersi attorno al gruppo, riconoscere rapidamente un’autorità e distinguere tra “noi” e “loro” può essere vantaggioso. In condizioni più sicure diventano invece più facilmente praticabili apertura, esplorazione, tolleranza della diversità e cooperazione con individui estranei al proprio gruppo.

La destra contemporanea sembra intercettare particolarmente bene il primo insieme di predisposizioni. Ordine, sicurezza, appartenenza, tradizione e leadership verticale costituiscono una narrazione immediatamente comprensibile. Le differenze interne possono così essere subordinate alla conquista e alla conservazione del potere. Giorgia Meloni può essere contemporaneamente presidente del Consiglio, leader di Fratelli d’Italia e riferimento dell’intera coalizione. Gli alleati competono e protestano, ma riconoscono una gerarchia.

Nel centrosinistra il meccanismo è diverso. Il suo universo politico attribuisce maggiore valore a uguaglianza, pluralismo, autonomia individuale, inclusione delle minoranze e cooperazione orizzontale. Valori fondamentali per una società democratica, che però rendono più difficile affidarsi a una leadership verticale. Chi considera il dissenso un valore è meno disposto a obbedire; chi diffida delle gerarchie pretende che le diverse identità vengano riconosciute.

Qui emerge uno dei paradossi della nostra natura ultrasociale: essere predisposti alla cooperazione non significa automaticamente saper cooperare. La cooperazione richiede fiducia, reciprocità e regole condivise. E la competizione può diventare particolarmente intensa proprio tra gruppi vicini che si contendono lo stesso spazio, gli stessi elettori e la stessa legittimità.

Per questo il segretario di un partito del centrosinistra difficilmente può diventare il leader della coalizione, neppure attraverso le primarie. Deve rafforzare il proprio partito, mentre un federatore deve impedire che gli altri partiti si sentano subordinati. Significa chiedere alla stessa persona di essere giocatore e arbitro. E basta osservare le difficoltà sui temi divisivi. Giuseppe Conte, per esempio, considera lo stop all’invio di armi all’Ucraina un punto irrinunciabile, mentre altre componenti del centrosinistra hanno posizioni differenti. Un leader di coalizione non può semplicemente imporre la linea del proprio partito: deve costruire una sintesi nella quale soggetti diversi possano riconoscersi.

Il centrosinistra, quindi, non ha bisogno di imitare il modello verticale della destra né di cercare l’ennesimo uomo o donna della provvidenza. Ha bisogno di una leadership coerente con la propria cultura politica: autorevole ma non dominante, capace di trasformare differenze e conflitti in cooperazione.

Prima ancora di scegliere un nome, però, deve costruire una visione comune. Perché un federatore può tenere insieme una coalizione soltanto se esiste qualcosa da federare.

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