Inquinanti eterni, analisi su 110 cittadini europei: il Tfa (il più diffuso e indistruttibile) trovato nel sangue di tutti
“Nessuno è al sicuro contro i Pfas. Vanno vietati e l’eliminazione graduale deve essere pianificata, sostenuta e portata a termine”. L’eurodeputata dei Verdi Ue, Cristina Guarda, lo ha detto durante la conferenza stampa organizzata a Bruxelles per presentare i risultati dello studio ‘Pfas levels in Europeans’ con il quale, prima dell’estate, è stata analizzata la presenza di diverse sostanze per e polifluoroalchiliche, i cosiddetti ‘inquinanti eterni’ nel sangue di 110 volontari provenienti da nove Paesi europei, Italia inclusa: Italia, Belgio, Francia, Croazia, Germania, Lussemburgo, Spagna, Danimarca e Finlandia. Un’iniziativa del gruppo dei Verdi al Parlamento europeo. L’analisi tossicologica ha rivelato, tra l’altro, una significativa contaminazione da Tfa (acido trifluoroacetico) in tutti i partecipanti. Si tratta dell’inquinante eterno più diffuso al mondo, il più piccolo e indistruttibile. Il Tfa è un prodotto di degradazione di molti composti fluorurati: refrigeranti, pesticidi, farmaci e gli stessi Pfas. E quello riscontrato nello studio è il livello di contaminazione più elevato mai registrato finora nell’uomo. “Abbiamo lanciato una campagna di analisi cercando sia i Pfas più conosciuti, sia quelli che le lobby vogliono salvare sostenendo che non si accumulino nei nostri corpi. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: sangue avvelenato” ha commentato l’eurodeputata Cristina Guarda. Tra i partecipanti ci sono madri, donne in gravidanza e in età fertile, residenti nei pressi di stabilimenti chimici e una delegazione di quindici rappresentanti sindacali. Le analisi biologiche sono state effettuate dall’Istituto di medicina del lavoro di Amburgo, mentre l’interpretazione tossicologica confluita nello studio era a cura della Libera Università di Amsterdam.
I risultati dello studio
Lo studio comprendeva l’analisi di quattro Pfas a catena lunga (PFOS, PFOA, PFHxS e PFNA), per cui l’Efsa ha stabilito una soglia comune, ossia una dose settimanale tollerabile di 4,4 nanogrammi per chilogrammo di peso corporeo alla settimana per la somma dei quattro composti e cinque a catena ultracorta (TFMS, TFA, PFEtS, PFPrA e PFPrS). Nel sangue di tutti i partecipanti sono stati trovati Pfas a catena lunga, in linea con quanto generalmente osservato negli studi di biomonitoraggio umano tra la popolazione. Dei Pfas a catena ultracorta analizzati, sono stati rilevati solo Tfa e Pfpra (rispettivamente nel 100% e nel 23% dei partecipanti). I livelli di Pfpra erano relativamente bassi. Al contrario, le concentrazioni di Tfa erano circa 4-5 volte superiori rispetto a quelli relativi alla somma dei quattro Pfas a catena lunga. Non sono state osservate chiare differenze tra i partecipanti provenienti da diversi paesi europei, anche a causa del limitato numero di partecipanti per paese, ma i livelli di Pfas a catena lunga sono aumentati con l’età solo negli uomini, non nelle donne. Anche in questo caso, in linea con quanto visto in altri studi di biomonitoraggio. Non sono state riscontrate, invece differenze significative nei livelli di Tfa tra uomini e donne. Per questa sostanza non è attualmente disponibile un valore guida basato sulla salute che consenta di valutare il rischio associato alle concentrazioni rilevate nel sangue. Tuttavia, lo scorso luglio l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha abbassato la dose giornaliera accettabile a 0,014 mg/chilogrammo di peso corporeo al giorno (rispetto al precedente livello di 0,05), sottolineando la crescente preoccupazione per l’impatto dei Tfa sulla salute umana.
I rischi per le donne e la fertilità
“La salute delle donne resta uno dei grandi punti ciechi della ricerca scientifica e della valutazione dei rischi chimici. Per decenni le donne sono state escluse o sottorappresentate negli studi clinici e tossicologici” spiegano i Verdi/Efa. E sottolineando che “le specificità femminili, dai cicli ormonali alla gravidanza e all’allattamento, sono raramente considerate nella definizione dei limiti di sicurezza, benché siano proprio le fasi in cui l’organismo è più vulnerabile agli interferenti endocrini e in cui le sostanze possono passare al feto e al neonato”. Le 46 donne in età riproduttiva coinvolte nello studio rappresentano quindi un campione prezioso in un campo in cui i dati scarseggiano. “Ho voluto portare a Bruxelles 30 donne per i test, neomamme, donne in gravidanza o che sperano di avere un figlio o una figlia – ha raccontato Cristina Guarda, perché queste donne e i loro figli stanno pagando il prezzo più alto per un inquinamento che non hanno scelto”. Il risultato? “Il fatto che il Tfa sia stato trovato in tutte loro, e che sia ora considerato tossico per la riproduzione, mostra quanto sia urgente colmare questo divario di conoscenze”.
Le richieste dei Verdi europei
Il gruppo dei Verdi/Efa chiede, però, una restrizione universale sui Pfas (Tfa compreso) a livello europeo e, oltre a misure normative volte a contrastare questo inquinamento alla fonte, che il principio ‘chi inquina paga’ venga applicato alla bonifica dei siti contaminati. Secondo le stime illustrate in conferenza stampa, i Pfas pesano già sull’Europa una cifra stimata tra 52 e 84 miliardi di euro l’anno, solo in impatti sanitari e, con la bonifica, si potrebbe arrivare a 1,7 mila miliardi. Ma si chiede anche un intervento per l’esposizione della popolazione e dei lavoratori nei settori più a rischio. “Se Commissione e Stati membri voteranno contro il bando dei Pfas saranno complici consapevoli di un crimine ambientale e sanitario” ha commentato Cristina Guarda. A giugno 2026, l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa) ha raccomandato di classificare il Tfa come tossico per la riproduzione (categoria 1B): può nuocere al nascituro e compromettere la fertilità. Ma l’Echa sta analizzando da tre anni la proposta per un divieto universale dei Pfas ed è previsto che pubblichi, entro la fine del 2026, la sua valutazione scientifica finale, che sarà la base su cui la Commissione europea presenterà poi una proposta di limitazione dei Pfas.
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