Morte avvelenate dalla ricina a Pietracatella, Gianni Di Vita lascia la Questura
Gianni Di Vita, padre di Sara Di Vita e marito di Antonella Di Ielsi, morte lo scorso dicembre per avvelenamento da ricina, ha lasciato la questura di Campobasso intorno alle 11. L’uomo era stato portato negli uffici della Squadra Mobile al termine della seconda perquisizione effettuata in mattinata in un suo ufficio a Campobasso. Al termine della perquisizione, Di Vita è salito a bordo dell’auto della polizia ed è stato accompagnato negli uffici della Squadra Mobile, dove è rimasto per oltre un’ora. All’uscita è stato accompagnato da due agenti e non ha risposto alle domande dei giornalisti presenti. Di Vita, al momento, non risulta iscritto nel registro degli indagati nell’ambito del fascicolo aperto dalla Procura di Larino per duplice omicidio. Stando a quanto riferito da fonti qualificate, le perquisizioni di queste ore sarebbero state disposte dopo che, negli ultimi giorni, gli investigatori hanno raccolto nuovi elementi ritenuti significativi per chiarire il caso. Non si sarebbe trattato, infatti, di perquisizioni generalizzate, ma di attività mirate all’acquisizione di materiale specifico, come documenti o dispositivi informatici.
La perquisizione nello studio di Pietracatella
Prima della perquisizione effettuata nello studio di Campobasso, gli agenti hanno perquisito un altro ufficio di Gianni Di Vita a Pietracatella, situato proprio di fronte all’abitazione di famiglia. Gli uomini della squadra mobile di Campobasso, guidati da Marco Graziano, sono rimasti solo pochi minuti all'interno e sono andati via intorno alle 9. Non è chiaro se abbiano sequestrato del materiale o se abbiano svolto invece altre attività mirate. Alla prima perquisizione effettuata questa mattina era presente anche Di Vita. Il commercialista, ex sindaco del paese molisano, è arrivato e andato via insieme agli agenti. Lo studio non è sotto sequestro, a differenza della casa.
Gli accertamenti sui dispositivi sequestrati
Ieri, intanto sono iniziati in questura a Campobasso gli accertamenti sul computer e sulle dieci pen drive sequestrati lo scorso 31 luglio a Gianni Di Vita. La procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, ha incaricato personale specializzato dello Sco per l'estrapolazione dei dati contenuti nei dispositivi elettronici. Alle operazioni potevano partecipare anche le parti: indagati, avvocati, parti offese e consulenti. Si è presentato però solo Gianni Alfonso, consulente informatico dell'avvocato Vittorino Facciolla, il legale che assiste Gianni Di Vita. La Procura ha chiesto di verificare, tra gli altri elementi, eventuali rapporti e legami collegabili a ricerche online finalizzate a procurarsi ricina da parte delle due vittime, oltre a dati relativi ai rapporti con familiari, parenti e amici. Gli accertamenti riguardano anche eventuali annotazioni sugli alimenti consumati nei giorni precedenti ai malori, eventuali documenti, o note su possibili malattie e contenuti come chat, foto, registrazioni vocali, email, account social e dati sulle posizioni dei dispositivi. L'arco temporale della ricerca è molto ampio, va dalla prima accensione dei dispositivi fino al giorno del loro ultimo utilizzo. Il tempo fissato per ultimare il lavoro è di 60 giorni salvo proroga.
Leggi anche
Giallo della ricina, un computer e 11 pendrive: si cercano altre prove
KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.