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Monday, October 26, 2026

Dalla fabbrica a quattro presidenze, l’epopea di Lula: l'uomo delle rimonte

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"Tutto ciò che mi è accaduto nella vita è stato un miracolo". Con il quarto mandato alla guida del Brasile, conquistato contro la destra bolsonarista e contro il tempo, Luiz Inácio Lula da Silva
consolida il suo posto nella storia. Nessun altro presidente eletto democraticamente ha governato così a lungo il più grande Paese dell'America Latina.

Oggi, 26 ottobre, compirà 81 anni. La campagna, estenuante, ha lasciato il segno sul suo volto e sulla voce, roca la sera della vittoria. Negli ultimi mesi però il leader di sinistra ha diffuso video dei suoi allenamenti, assicurando di sentirsi in forma come mai prima. Dopo il secondo posto al primo turno ha anche cambiato strategia: lui che a lungo aveva snobbato il cellulare si è proclamato "il re del selfie", per inseguire una destra che domina i social.

Nato il 27 ottobre 1945 in una famiglia contadina povera del Pernambuco, nel Nordest, emigrato da bambino con la famiglia nella zona industriale di San Paolo, Lula ha cominciato a lavorare in fabbrica a 14 anni, perdendo un dito. Da leader sindacale ha guidato i grandi scioperi della fine degli anni Settanta, durante la dittatura militare. Dopo tre sconfitte è arrivato al Planalto nel 2003. Nel 2006 è stato rieletto e ha lasciato l'incarico con una popolarità record, sostenuta dai programmi sociali come la Bolsa Familia.

Le sue affinità con governi autoritari di sinistra, come il Venezuela di Hugo Chavez, gli hanno attirato critiche. Nel 2018-2019 ha trascorso 580 giorni in carcere per corruzione, prima che la condanna fosse annullata per vizi procedurali e parzialità del giudice. "Lula ladrao" resta comunque uno slogan della destra.

Nel 2022 ha battuto di misura Jair Bolsonaro, poi condannato per tentato golpe. Al terzo mandato gli si riconosce di aver ripristinato le politiche sociali e frenato la deforestazione dell'Amazzonia, ma anche di aver proposto poche idee nuove.

Lula, che non ha mai preparato un erede, ha motivato la nuova candidatura con la necessità di "salvare" la democrazia dall'estrema destra. "Non c'è nessuno in questo Paese con più esperienza di me come presidente", aveva detto nel 2024.

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