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Wednesday, October 21, 2026

Vasco Rossi: 'La politica non è solo dei palazzi, è decidere chi ascoltare'

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"Una canzone non dà istruzioni per vivere e non sostituisce la politica. Però può dare voce a un disagio prima ancora che quel disagio trovi le parole per diventare una richiesta collettiva". Lo scrive Vasco Rossi su Instagram, spiegando che "la politica non è soltanto quella dei palazzi, delle elezioni e dei programmi. È anche il modo in cui una società decide chi ascoltare, chi proteggere e chi lasciare ai margini. La ribellione non è soltanto dire di no. È rifiutare le parole già confezionate, le identità imposte, le risposte facili. È cercare un modo personale per stare nella realtà e, quando serve, provare a cambiarla". Questo l'inizio del post: "Una canzone non è soltanto una canzone. È un messaggio che viaggia senza ufficio stampa. Entra nelle case, nelle automobili, nelle cuffie, nelle piazze. Arriva a chi magari non leggerebbe un editoriale né seguirebbe un dibattito politico, ma riconosce una frase perché, quella frase, parla proprio di lui. La musica fa ciò che la comunicazione ufficiale spesso dimentica: non si limita a informare. Muove emozioni, ricordi e domande. Questo non significa trasformare una canzone in un comizio. Non ho mai pensato di avere la verità in tasca, anche perché le tasche dei miei jeans sono già piene di cose inutili".

Cosmo

"Gucci, Vuitton, Lamborghini, Cartier/belle vetrine le rompono tutte/Tutti sti sogni rubati si incendiano/bruciano le camionette/vendono tutti/tutti influencer/prendono fuoco anche i data center/e sta merda è soltanto l'inizio/sorridi preparati/ti spacca la faccia il futuro": è il testo del nuovo brano pubblicato da Cosmo sui social. Pare scritto a commento degli scontri dello scorso weekend, e invece era già pronto da un po'. "Ho scritto questa canzone - spiega l'artista di Ivrea - qualche mese fa. Avrebbe dovuto uscire più in là, ma oggi ho pensato che fosse il caso di buttarla fuori. Esprime come la vedevo prima e come la vedo ora. Era facile prevedere che sarebbe successo tutto questo. E credo che sia solo l'inizio. In un sistema così malato è praticamente inevitabile". Il brano - in pieno stile Cosmo - dice: 'bevi Coca Cola/ baby crolla via scappa/ vedi sta crollando tutto/ rotola la pietra che qualcuno lancerà/la macchina del tempo scoppia in un frontale/e tutti questi ragazzi a fare il militare/a fare i duri a fare la fame/vanno a lavorare/e i bambini stanno lì a guardare/ma il futuro è uno shock". " 

Willie Peyote

"Sono sicuro che qualcuno di voi pensi che la violenza vada sempre condannata, è comprensibile ma non sono d'accordo, viviamo in un sistema molto violento, che ci sta sfrattando dalle nostre case". Lo ha detto ieri sera, dal palco del Fabrique, durante il suo concerto milanese, Willie Peyote, parlando dei disordini del 17 e 18 ottobre. "Non possiamo prenderci - ha proseguito il 41enne rapper e cantautore torinese - un affitto o un pieno di benzina, gli stipendi sono fermi da 30 anni. Qualcuno parla di riarmo, qualcuno parla di mandarvi al fronte, e quella roba è molto più violenta, soprattutto perché le persone che stanno delegittimando le proteste di questi giorni parlando solo della violenza sono le stesse persone che usano la violenza come cifra stilistica o come programma politico".

Ad aprire il dibattito è stato Marracash: "Con le buone non cambi le cose", ha scritto ieri sui social il rapper della Barona. Vicino alle sue posizioni è Sayf: "Ci dicono che il problema sono le manifestazioni violente, ma chi sta togliendo alle persone il diritto a un futuro dignitoso?", riflette l'artista, secondo a Sanremo 2026 con Tu mi piaci tanto. "Si dimentica la violenza di un sistema che mette il profitto sopra la vita e la dignità delle persone, perché il problema non è la divisione tra destra e sinistra, ma quella tra chi sta sopra e chi sta sotto e noi siamo tutti dalla stessa parte: quella di chi sta sotto".

Marracash

Quelle sulle diseguaglianze sociali "sono risposte che i giovani stanno cercando di ottenere ormai da un po'. Secondo me dobbiamo ascoltarli", sottolinea Ghali, che si dice "contento che le persone stiano scendendo in piazza a manifestare il proprio diritto e a cercare delle risposte" e invita a usare "questo tempo per parlare di chi sta manifestando pacificamente, perché è la vera cosa. Non distraiamoci". Per Nayt, "siccome in questo mondo viviamo insieme, a un certo punto, se non vedi l'altro, l'altro ti entrerà in casa per essere visto. Tutto questo finto benessere materiale ha reso borghesi anche i più poveri. Poverini e poveracci".

Video Ghali: “Parliamo dei cortei pacifici, non distraiamoci con la violenza”

Opposta la valutazione di Fedez: "Conosco la frustrazione di una casa brutta in periferia, di un lavoro o di una scuola del ca**o, di non poterti comprare niente di bello. Conosco pure l'adrenalina di quando invece i soldi arrivano, la soddisfazione di poter far vedere agli altri dove sei arrivato. Per questo le vetrine del centro di Milano sono il bersaglio perfetto: rappresentano il simbolo tangibile di tutto ciò che a quei ragazzi è precluso. Vedo anche artisti e personaggi pubblici che celebrano la protesta, ci si uniscono come se ne facessero parte, senza rendersi conto che esposti in quelle vetrine ci sono anche loro. A promuovere quella idea di vita e di successo ci siamo noi. Siamo noi che andiamo alle sfilate, postiamo gli orologi di lusso, i viaggi e i vestiti". Un'allusione, probabilmente, a Ghali, tra i protagonisti delle ultime passerelle milanesi. Luchè sceglie il suo brano Se non ci fosse la rabbia e scrive "Non voglio unione / Voglio divisione / Combatto con chi ha / La mia stessa missione", mentre Nerone invita a distinguere tra "milioni di persone" che "stanno protestando pacificamente per cercare di farsi sentire da sti merda mangiasoldi" e "400 clown minorenni con le squalo e i buchi nel cervello" che "hanno sfondato negozi e auto come le peggiori delle bestie".

Video Paura di nuovi disordini a Milano, chiudono i negozi del lusso

Se Guè e Artie 5ive siglano con il loro like il post di Marracash, quest'ultimo risponde alle critiche di chi ha letto nelle sue parole un incitamento alla violenza: "Ok, mi sono preso una vagonata di merda, ci sta, me lo aspettavo", scrive oggi in un lungo post. Ma "un paio di cose non mi stanno bene", spiega. "La prima è che non ho mai inneggiato alla violenza", "ma quando questa violenza succede, bisogna farsi delle domande", perché pur nella follia del gesto è sintomo "di un fallimento della società di cui tutti siamo responsabili". "Un risentimento crescente sta maturando in tutti", "per ora riguarda le classi più deboli e ai margini, le periferie e le seconde generazioni, ma sta crescendo anche nel ceto medio che manifesta pacificamente". Marracash respinge anche "la retorica del 'tu hai i soldi, non puoi parlare'". "Aver fatto i soldi non cancella più di metà della mia vita e soprattutto non mi impedisce di lottare per un mondo più equo e più giusto per tutti, né di lottare per questo".

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