Quando l'esecuzione diventa tortura, i precedenti

Il fallimento dell'esecuzione di Christa Pike si inserisce in una lunga lista di “botched executions” (in inglese, esecuzioni fallite o con complicazioni) che costellano la storia giudiziaria americana.
Nonostante l'immagine "clinica" e indolore che le autorità cercano di proiettare, la ricerca di vene agibili o l'uso di farmaci ed esecuzioni sperimentali hanno provocato in molti casi un'agonia prolungata per i condannati, che secondo le organizzazioni per i diritti umani si configura in una cosa sola: tortura.
Pena di morte (gettyimages)
Clayton Lockett (Oklahoma, 2014), la vena esplosa e 43 minuti di agonia
Uno dei casi più emblematici e sconvolgenti è quello di Clayton Lockett, condannato a morte in Oklahoma. Per l'esecuzione fu testato un nuovo mix chimico a tre farmaci. Gli addetti impiegarono quasi un'ora per trovare una vena, pungendo Lockett 16 volte prima di optare per la zona inguinale.
Dopo l'iniezione, il farmaco iniettato non entrò in circolo a causa dell'esplosione della vena, infiltrandosi nei tessuti molli. Anziché scivolare nel coma, Lockett riprese conoscenza: iniziò a contorcersi, a digrignare i denti, a sollevarsi dal lettino e a mormorare parole incomprensibili sotto lo sguardo inorridito dei testimoni. Le autorità abbassarono in fretta le tende della sala osservatori e sospesero l'esecuzione. Lockett morì 43 minuti dopo per un arresto cardiaco provocato dal trauma fisico e dallo stress.
Attivista mostra un cartello contro la pena di morte in una foto d'archivio (Getty)
Joseph Wood (Arizona, 2014), due ore per morire
Tre mesi dopo il caso Lockett, in Arizona, Joseph Wood fu sottoposto a un'iniezione di una combinazione sperimentalmente composta da midazolam e idromorfone. L'esecuzione doveva durare una decina di minuti, ma la procedura si trascinò per quasi due ore (1 ora e 57 minuti).
In quel lasso di tempo, i testimoni videro Wood ansimare e rantolare disperatamente per oltre 600 volte sul lettino. Per fargli perdere la vita, i boia dovettero somministrargli la dose di veleno per 15 volte di seguito.
Doyle Lee Hamm (Alabama, 2018), torture e aghi per oltre due ore
In Alabama, la drammatica vicenda del sessantunenne Doyle Lee Hamm - malato terminale di cancro - mostrò i limiti fisici dell'accesso venoso. I legali avevano avvertito le autorità che la malattia e i cicli di terapia avevano distrutto il sistema circolatorio del condannato.
Nonostante i moniti, la procedura andò avanti: per oltre due ore e mezza, il personale sanitario e gli addetti bucarono ripetutamente le braccia, le gambe e l'inguine di Hamm in decine di punti nel tentativo di posizionare un ago cannula, perforandogli perfino la vescica e l'arteria femorale e provocando un'ingente perdita di sangue. L'esecuzione fu infine cancellata a causa dell'approssimarsi della mezzanotte. Hamm sopravvisse e lo Stato concordò di non tentare mai più di giustiziarlo.
Kenneth Smith (Ap)
Joe Nathan James Jr. (Alabama, 2022), la più lunga esecuzione della Storia
Con oltre tre ore e mezza di calvario, l'esecuzione di Joe Nathan James Jr. in Alabama detiene il macabro primato di durata complessiva.
A causa di complicazioni procedurali e dell'incapacità di inserire l'endovena, il personale del carcere trascorse circa tre ore prima di permettere l'ingresso ai testimoni e alla stampa. Autopsie indipendenti rivelarono che gli operatori avevano sottoposto il corpo del detenuto a lacerazioni, tagli e punture anche sulle nocche e sui muscoli nel disperato tentativo di far penetrare i farmaci.
Kenneth Eugene Smith (Alabama, 2022 e 2024), sopravvissuto all'iniezione e "pioniero" dell'azoto
Kenneth Smith sopravvisse prima a un tentativo di iniezione letale nel novembre 2022, quando fu legato per quattro ore al lettino d'esecuzione subendo decine di punture infruttuose prima che la procedura venisse interrotta.
Nel gennaio 2024, l'Alabama decise di usare per la prima volta al mondo il metodo dell'ipossia da azoto (inalazione forzata di azoto puro tramite maschera). Sebbene le autorità avessero promesso una perdita di coscienza rapida e indolore, i testimoni riferirono che Smith rimase cosciente per vari minuti, dimenandosi violentemente contro le cinghie in preda a convulsioni e soffocamento per oltre quattro minuti prima di perdere conoscenza.
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