Midterm, una storia di sconfitte: perché il voto punisce quasi sempre il presidente

Nella politica americana esiste una delle regole non scritte più solide degli ultimi cento anni: alle elezioni di metà mandato il partito del presidente perde quasi sempre terreno. Le cosiddette midterm elections, che si tengono dopo i primi due anni di mandato alla Casa Bianca, sono diventate nel tempo una sorta di referendum sull'operato dell'amministrazione in carica.
Dal secondo dopoguerra a oggi le eccezioni sono state pochissime. Nella maggior parte dei casi gli elettori hanno utilizzato il voto per riequilibrare i rapporti di forza a Washington, premiando l'opposizione e limitando il potere del presidente. Uno dei casi più clamorosi si verificò nel 1994, quando il democratico Bill Clinton, eletto appena due anni prima, vide i repubblicani conquistare entrambe le Camere del Congresso sotto la guida di Newt Gingrich. Quella tornata, ribattezzata "rivoluzione repubblicana", pose fine a quarant'anni di controllo democratico della Camera dei Rappresentanti.
Anche Barack Obama subì una pesante battuta d'arresto nel 2010. L'ondata conservatrice legata al movimento Tea Party permise ai repubblicani di strappare il controllo della Camera, inaugurando una lunga stagione di scontri politici con la Casa Bianca.
Otto anni più tardi toccò a Donald Trump. Nelle midterm del 2018 i democratici riconquistarono la Camera dei Rappresentanti, mentre i repubblicani mantennero il Senato. Fu il primo segnale della forte polarizzazione che avrebbe caratterizzato la campagna presidenziale successiva.
Anche il democratico Joe Biden non è sfuggito completamente alla tradizione. Nel 2022 il suo partito ha mantenuto il controllo del Senato ma ha perso, seppur di misura, la maggioranza alla Camera, consegnando ai repubblicani uno strumento decisivo per ostacolare l'agenda legislativa della Casa Bianca.
Nella storia recente ci sono però alcune eccezioni che confermano la regola. Nel 1998, in pieno scandalo Lewinsky e durante la procedura di impeachment contro Bill Clinton, i democratici guadagnarono seggi alla Camera invece di perderli. Un risultato interpretato come una reazione degli elettori contro l'offensiva repubblicana. Ancora più raro il caso del 2002. A poco più di un anno dagli attentati dell'11 settembre, il presidente repubblicano George W. Bush beneficiò dell'effetto di unità nazionale seguito agli attacchi terroristici. I repubblicani aumentarono i propri seggi e conquistarono il Senato, evento quasi senza precedenti per un partito al governo.
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