Il mistero del giovane svedese bloccato nell'aeroporto di Napoli: "Voglio solo un paio di scarpe"

Lo chiamano il Chris Martin di Capodichino. I lineamenti sono quelli del leader dei Coldplay. giovane, biondo, il viso pulito, l'aria da popstar smarrita in un luogo di transito. Ma l'aeroporto di Napoli, in questi giorni, non è più un punto di partenza. È chiuso per lavori. Dice di essere svedese. Non ha voglia di parlare. Si limita a un "grazie" mormorato quando qualcuno gli porge del cibo o dei vestiti. Un fantasma cortese che gravita su Napoli da circa sei mesi, ma che da un mese ha trasformato i perimetri del terminal nella sua prigione volontaria. Di giorno staziona tra le vetrate, di notte cerca riparo sotto la tettoia, spartendo le ombre con Samir, un altro storico invisibile dello scalo.
Il console onorario di Svezia vedendolo al freddo gli ha comprato la giacca con il cappuccio che oggi indossa prova a scalfire quel muro di apatia a fargli capire che magari c’è qualcuno che lo aspetta o lo cerca. Dice di chiamarsi Daniel, di avere venticinque anni. I frammenti del suo passato abbozzano la trama di una caduta verticale: un viaggio in Italia da turista, l'arrivo a Roma, un pestaggio subito in strada. Poi l'approdo a Napoli, senza memoria e senza meta.
Non vuole essere salvato, non vuole che la sua storia venga ricomposta. A chi insiste per offrirgli un ritorno a casa, oppone una resistenza pacifica e inflessibile, chiedendo soltanto una cosa: un paio di scarpe nuove. Per continuare a camminare, impermeabile al pensiero di chi lo aspetta, all'interno di un aeroporto da cui ha deciso di non partire mai.
Nel servizio le voci del ragazzo svedese e di Pierluigi Petrone, console onorario di Svezia.
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