“Patrimoniale, lotta di classe e via dalla Nato. Meloni e Vannacci? Difendono i ricchi pure quando delinquono”: parla Pacini, il giovane “socialista” del Pd
Un tetto alla ricchezza individuale, una tassazione progressiva sulle grandi eredità e “si torni finalmente a parlare di lotta di classe, che la sinistra ha dimenticato”. A sentirlo parlare, talvolta, viene da domandarsi perché mai resti nel Partito democratico: “Ma se me lo dicono da destra o dal centro che sono troppo di sinistra, allora va bene” si difende lui. Lorenzo Pacini, 30 anni, una laurea in Giurisprudenza, è uno dei volti nuovi del Pd. È anche assessore del Municipio 1 di Milano, dove si è candidato a sindaco (o, eventualmente, per correre alle primarie di coalizione). In libreria è appena uscito col saggio Una cosa di sinistra (edito da Ponte alle Grazie, 144 pagine, 14 euro).
Il primo capitolo del suo libro ha un titolo esemplificativo: “I miliardari non sono il modello, ma il nemico”. È a favore di una tassa per i super-ricchi?
Ciò che farei subito è una tassa sui grandi patrimoni ereditati. In Italia si tassa a dismisura, e in modo ingiusto, il reddito e il consumo. Si fa il contrario con patrimoni, rendite finanziarie ed eredità. Quest’ultima sarebbe facile da tassare, naturalmente in modo progressivo, esentando del tutto i piccoli e medi patrimoni familiari.
L’imposta di successione in Italia è una flat tax del 4% sopra il milione di euro. Ne Una cosa di sinistra fa un esempio specifico.
Sì, quello della famiglia Berlusconi. Su un patrimonio stimato di cinque miliardi di euro, gli eredi pagheranno, grazie a esenzioni e cavilli fiscali, al massimo 18 milioni di euro. Lo 0,36%. Negli Stati Uniti la tassa di successione sui grandi patrimoni raggiunge il 40%. È intollerabile.
E la patrimoniale?
Sono per tassare i grandi patrimoni, sì. Ma il nome è sbagliato, perché anche la classe media e quella più povera dispongono di patrimoni. Trovo condivisibile la proposta di Oxfam: aliquota progressiva compresa tra il 2% e il 3,5% sui patrimoni netti pari o superiori a 2 milioni di euro (Oxfam ha valutato e studiato sia la franchigia da 2,3 milioni di euro sia quella da 5,4 milioni di euro, avanzando la propria proposta su quest’ultima. Idea che è stata rilanciata anche da Alleanza Verdi-Sinistra, ndr)
Lei si definisce di sinistra. In questi ultimi anni la sinistra ha dimenticato i lavoratori, gli operai, i salari?
La sinistra ha dimenticato la lotta di classe, che coinvolge tutte le categorie di persone. Bisogna ripartire dall’idea che le classi esistono, perché pensare che siamo tutti uguali è una follia. Vent’anni fa l’uomo più ricco d’Italia aveva un patrimonio di 12 miliardi di euro, oggi ne possiede 40. Lo stipendio dei nostri genitori è rimasto fermo.
C’è chi accusa la sinistra, o il centrosinistra, di essersi concentrata troppo sui diritti civili. E di aver allontanato così l’elettorato.
È falso. Il punto è che i diritti civili avanzano solo se li porti avanti insieme ai diritti sociali. Se rendi possibili le unioni civili ma poi non metti una coppia omosessuale nelle condizioni economiche di potersi sposare, perché non riesce materialmente a farlo, allora il nostro compito è lasciato a metà.
Meloni prima e Vannacci ora stanno raccogliendo consensi mettendo al centro delle loro politiche la sicurezza. Esiste un problema sicurezza in Italia (e a Milano)?
Certo che esiste, da sempre. Ma è utopistico pensare di eliminare la criminalità se prima non si eliminano povertà e disparità sociali. Peraltro la destra si occupa di sicurezza solo quando riguarda persone straniere, ma se sono dirigenti d’impresa o colletti bianchi a commettere reati, ecco che improvvisamente scompare.
Veniamo a Milano, visto che lei si è candidato ad amministrarla. Milano è diventata una città escludente. Tanto i giovani quanto alcune categorie di lavoratori 40-50enni, penso agli insegnanti, a moltissimi dipendenti pubblici, agli autisti, non possono più viverci e sono costretti ad andare altrove. La città è destinata a restare così?
Assolutamente no, bisogna invertire la rotta altrimenti la città muore. A furia di rincorrere i grandi eventi, i miliardari che trasferiscono qui la residenza, la vita a Milano è diventata insostenibile per la classe lavoratrice. Che è la classe, però, che manda avanti i servizi e la città stessa. Ci siamo concentrati troppo nell’attrarre investimenti e grandi capitali dimenticandoci di far sì che la classe lavoratrice continui a vivere dignitosamente.
E come si inverte la rotta?
Col socialismo municipale, stravolgendo l’ideologia della città con scelte nuove e rivoluzionarie: l’erogazione dei servizi pubblici deve avere una regia pubblica che metta al centro la persona e non più il profitto.
Come ha amministrato la città Giuseppe Sala in questi dieci anni?
Nei primi cinque molto meglio rispetto agli ultimi cinque. Però, attenzione, la responsabilità politica è collettiva. Ora bisogna essere consapevoli degli errori fatti, chiedere scusa e mettere a disposizione persone e programmi alternativi per costruire una città per le persone.
Che voto gli dà?
Sette al primo mandato, cinque al secondo.
Un problema molto sentito, a Milano, è quello della auto, troppe, in circolazione. E del trasporto pubblico, che ultimamente è peggiorato.
Il trasporto pubblico va potenziato, specialmente tra periferie e periferie. Dobbiamo ridurre il traffico privato con proposte di abbonamento più vantaggiose, facciamo pagare di più i turisti per far pagare meno i lavoratori. Vanno potenziate anche le ciclabili, che devono essere sicure.
Altro?
Per gli abbonamenti vogliamo portare la gratuità fino ai 16 anni. E poi introdurre canoni agevolati, da 50 euro, per tutta una serie di categorie di lavoratori e lavoratrici. Penso a insegnanti, educatori, infermiere. E anche gli over 65, se hanno un Isee alto, è giusto che non abbiano sconti.
In caso di primarie di coalizione, si troverà a sfidare Mario Calabresi. Che ha raccolto grandi apprezzamenti, soprattutto dal centrodestra: Carlo Calenda, Letizia Moratti, Gabriele Albertini. Non sarebbe più giusto sfidarlo dopo le primarie?
Non è mio compito dare patenti di sinistra agli altri candidati, l’unico titolato a farlo è proprio il popolo di sinistra di questa città. Come si dice nel rugby, “quelli grossi li preferiamo perché quando cadono fanno più rumore” (la citazione è mutuata da Il buono, il brutto e il cattivo di Sergio Leone, ndr). Perciò sarà piacevole sfidarsi con lui alle primarie.
Lei è molto distante da molti esponenti del Pd. E infatti, criticandola, le dicono che dal Pd dovrebbe uscire. Cosa risponde?
Se a dirmelo sono persone di centro o centrodestra, significa che sto lavorando bene.
Ma se a dirglielo sono persone di sinistra?
A sinistra dobbiamo smetterla con la ricerca della purezza ideologica, che si trasforma spesso in purezza estetica. Anche perché arriva sempre qualcuno che è più puro di te, e ti epura. Torniamo a fare politica per le persone, questo conta per davvero.
Ora le farò una serie di domande che presuppongono un “sì” o un “no” come risposta. Naturalmente, se vuole può argomentare.
Va bene.
Invio di armi all’Ucraina?
L’unica via d’uscita è la pace, e la pace evidentemente si fa col nemico. Ma dev’essere una pace giusta.
5% del Pil per il riarmo entro il 2035?
Assolutamente no, è una priorità da combattere politicamente, perché porterebbe il Paese al massacro sociale. È vergognoso pensare di spendere così tanti miliardi in armi. Aggiungo una cosa.
Prego.
Sono un fervente sostenitore dell’esercito europeo, che però è una cosa diversa dal riarmo, ma dico: basta ipocrisia. Per costruirlo bisogna uscire dalla Nato. L’Europa deve ambire alla sua indipendenza economica, energetica e militare.
In Palestina e in Cisgiordania sono in corso genocidio e pulizia etnica?
Sì, e vanno avanti da 78 anni.
Salario minimo orario?
Sì, però la lotta della sinistra è sul salario giusto, che è una lotta molto più ambiziosa.
Reddito di cittadinanza?
Sì, sono sempre stato a favore. Anche se quello introdotto dal governo Conte 1 è migliorabile. La guerra mediatica che è stata mossa contro il reddito di cittadinanza è emblematica di come le forze reazionarie e padronali di questo Paese detestino le classi più povere.
Matrimonio egualitario?
Assolutamente sì.
Adozione e riconoscimento dei figli omogenitoriali?
Assolutamente sì.
Ius Soli?
La nostra legge sulla cittadinanza è antistorica e sbagliata. A me piace il modello francese (che prevede 1) doppio Ius Soli o 2) cittadinanza automatica a 18 anni con un periodo continuativo di 5 anni a partire dagli 11 anni o 3) naturalizzazione, ndr).
Legalizzazione della cannabis?
Sì.
Ddl Zan?
Sì.
Cancellare la Bossi-Fini?
Sì.
Inter o Milan?
Sempre casciavit. Gli interisti sono i baùscia, i milanisti invece i casciavit, una volta era la squadra operaia.
KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.