Cuba, l’Italia si inchina agli Stati Uniti e si astiene sulla risoluzione Onu che chiedeva la fine dell’embargo
Ufficialmente i rapporti tra Giorgia Meloni e Donald Trump sono ai minimi storici, ma se c’è da piegare la testa a a Washington il governo non si tira indietro. E’ accaduto ieri a New York, dove l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha chiesto a larga maggioranza la fine dell’embargo economico statunitense contro Cuba, in vigore da decenni. Tuttavia, un’intensa attività da parte degli Stati Uniti ha spinto diversi paesi a opporsi alla risoluzione o ad astenersi per la prima volta dopo anni. Tra questi c’è stata anche l’Italia. La risoluzione ha ottenuto 130 voti a favore, 25 astenuti e 17 contrari, tra i quali Stati Uniti e Israele. L’anno precedente, i sì erano stati 165, 7 i no e 12 le astensioni.
Stati Uniti e Cuba si sono scambiati accuse durissime nella sala dell’Assemblea Generale, trasformando un dibattito sull’embargo commerciale imposto da Washington decenni fa in un teso confronto verbale tra le due delegazioni. L’ambasciatore Usa Mike Waltz ha accusato il governo dell’Avana di arricchire la propria élite mentre la popolazione comune è alle prese con carenze e difficoltà economiche. Oltre a respingere la definizione di “blocco” utilizzata da Cuba per descrivere le misure di Washington. “Non esiste alcun blocco – ha detto Waltz – Un blocco è un cordone di navi militari attorno a un’isola. Non è questo il caso”.
La delegazione cubana ha interrotto più volte il discorso, costringendo il presidente dell’Assemblea a intervenire per richiamare le parti a rispettare le regole. A un certo punto, Waltz si è rivolto direttamente alla delegazione cubana affermando: “Questa è l’America, queste sono le Nazioni Unite. Non siamo nella vostra dittatura comunista. Non potete mettermi a tacere”. Il ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez Parrilla, ha replicato accusando Waltz di affermazioni false e di aver mancato di rispetto all’Assemblea: “Sta offendendo la dignità del popolo e del governo di Cuba”, ha sottolineato.
Il voto dell’Assemblea Generale Onu ha un peso politico, ma solo il Congresso di Washington può revocare l’embargo a Cuba, risalente all’epoca della Guerra Fredda. L’Assemblea adotta questa risoluzione ogni anno da oltre tre decenni, con la sola eccezione del 2020, durante la pandemia di Covid. “Sono soddisfatto del fatto che così tanti paesi, tra cui importanti economie come la Corea, la Germania e altri, abbiano cambiato la loro posizione”, ha detto ai giornalisti Waltz dopo il voto. “La diplomazia richiede tempo, ma ora che abbiamo assistito a una triplicazione del numero di paesi che hanno mutato orientamento, ci aspettiamo che questo trend continui a crescere”, ha aggiunto.
“L’Italia, nel ribadire la vicinanza al popolo cubano e la necessità di continuare gli aiuti umanitari, ha scelto di astenersi assieme ad altri paesi alleati come Germania, Olanda, Polonia, Grecia, Bulgaria, Romania, Estonia, Lettonia e Croazia”, ha riferito la Farnesina. In sintesi, si legge nella nota, “l’Italia ritiene che vada accelerato un cambiamento con le autorità cubane: l’embargo economico imposto dagli Stati Uniti a Cuba ha conseguenze economiche e umanitarie negative per il popolo cubano. La revoca dell’embargo potrebbe rendere più efficaci le riforme economiche e favorire una ulteriore apertura dell’economia cubana, a beneficio del popolo cubano: ma le riforme non arrivano, le decisioni delle autorità cubane sono il motivo della crisi attuale. La mancanza di libertà politiche ed economiche, le debolezze strutturali e le inefficienze di lunga data del sistema economico hanno contribuito in misura significativa alla crisi attuale”.
“Sono necessarie urgentemente riforme politiche, economiche, sociali e giudiziarie sostanziali da parte delle autorità cubane per alleviare le sofferenze del popolo cubano. Le 176 misure economiche e sociali adottate lo scorso giugno dovranno essere attuate rapidamente”, prosegue la nota. L’Italia, sottolinea la Farnesina, “inoltre rimane profondamente preoccupata per la situazione dei diritti umani a Cuba, in particolare dopo gli eventi del luglio 2021, e ribadisce il suo appello al governo cubano affinché rilasci tutti i prigionieri politici. Deploriamo inoltre, si legge, che la posizione di Cuba sulla guerra di aggressione illegale della Russia contro l’Ucraina continui a essere incompatibile con i principi della Carta delle Nazioni Unite. Cuba ha votato contro la risoluzione dell’Assemblea generale Onu del 24 febbraio 2026 che promuoveva un cessate il fuoco e una pace duratura in Ucraina“.
Pazienza se l’Avana dà una grossa mano all’Italia nella sanità pubblica, dove i medici cubani rappresentano una realtà consolidata, in particolare in Calabria. Per far fronte a una cronica e drammatica carenza di personale, la Regione ha siglato un accordo con l’Avana che prevede il reclutamento di quasi 500 camici bianchi. Attualmente, centinaia di specialisti caraibici prestano servizio negli ospedali calabresi, lavorando in prima linea nei pronto soccorso e nei reparti più in affanno. Dopo una prima esperienza emergenziale in Lombardia e Piemonte durante la pandemia del 2020, questa cooperazione è diventata strutturale: l’intesa è stata infatti prorogata fino al termine del 2027 per garantire la continuità dei servizi sanitari essenziali.
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