Israele nega il visto di lavoro e revoca il permesso di soggiorno alla giornalista italiana Serena Bilanceri. “Inaccettabile limitazione della libertà di stampa”
Non può vivere in Israele né lavorarci perché ha incitato al boicottaggio. È questa l’accusa con cui le autorità di Tel Aviv hanno negato il visto di lavoro e revocato il permesso di soggiorno alla giornalista italiana Serena Bilanceri, corrispondente del quotidiano tedesco Taz. Una posizione, quella israeliana, che la cronista ha respinto categoricamente. A dare notizia del provvedimento contro Bilanceri è stato l’Ufficio Stampa del governo, che rilascia gli accrediti ufficiali e i tesserini stampa. ”Riteniamo che ciò costituisca una grave violazione della libertà di stampa. Il governo Netanyahu sta abbandonando i principi di uno stato democratico fondato sul diritto. Azioni simili sono tipiche dei regimi autoritari”, ha scritto la redazione del quotidiano Taz. “Serena Bilanceri non ha mai chiesto il boicottaggio dello Stato di Israele. È inaccettabile che il governo israeliano utilizzi legittime critiche alle azioni di Israele in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, critiche espresse anche dall’Ue, come giustificazione per limitare la libertà di stampa”, si legge in un articolo pubblicato da Taz.
Il giornale di Berlino ricorda che Bilanceri aveva già incontrato difficoltà nell’entrare e uscire da Israele. L’anno scorso, ad esempio, il suo computer portatile le era stato confiscato all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, presumibilmente per effettuare test sugli esplosivi. “Le era stato restituito distrutto”, ricorda Taz. Secondo quanto riportato dal sito web Israel National News Arutz Sheva, l’Autorità israeliana per la popolazione e l’immigrazione accusa Bilanceri di aver invocato sanzioni contro Israele in due articoli pubblicati a settembre e a novembre 2025. In entrambi gli articoli, Bilanceri commentava gli insediamenti illegali in Cisgiordania e la crisi umanitaria nella Striscia di Gaza. Avi Cohen Scali, direttore generale del ministero degli Affari della Diaspora, ha detto che “non verranno tollerati gli appelli al boicottaggio di Israele mascherati da giornalismo professionale”. In una nota, il ministero ha accusato Bilanceri di promuovere messaggi “anti-israeliani” e di descrivere Israele come uno “stato di apartheid”.
Bilanceri, 43 anni, è nata a Pisa nel 1983. Si occupa di Israele, Cisgiordania e Medio Oriente in generale. “Devo chiarire una cosa. Nei miei articoli non ho mai sostenuto un ‘boicottaggio di Israele'”, ha scritto la giornalista sul suo account di ‘X’. “Mi sono espressa a favore di sanzioni finanziarie e militari in risposta alle azioni del governo israeliano in Cisgiordania, in particolare di fronte alla violenza dei coloni e alla questione umanitaria nella Striscia di Gaza in quel periodo”, spiega. “È perfettamente normale, anzi parte del lavoro di un giornalista, esprimere la propria opinione in un articolo di opinione”, aggiunge. Rivolgendosi alle autorità israeliane, Bilanceri ha detto che “a coloro che hanno preso questa decisione e ne hanno parlato con i media israeliani, ma non con me, vorrei dire: non state bandendo ‘attivisti anti-israeliani’. State bandendo giornalisti stranieri che hanno criticato le azioni del vostro governo”.
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