Manovra, trattativa finale sui tagli Irpef. Sul tavolo altre richieste alle banche

Consiglio dei ministri alle ore 15. Prova a farsi largo lo sconto fino a 54-55mila euro, braccio di ferro sulle coperture. La clausola energia libera spazi ad altre misure
Alle 15 di oggi mercoledì 28 ottobre il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare la legge di bilancio. Ma a ieri sera la rete dei negoziati incrociati tra ministeri e leader della maggioranza era ancora in fibrillazione. Sul punto che ormai promette di essere l’inevitabile misura bandiera della manovra, sia che riesca a entrare nel testo sia che non ce la faccia: il taglio Irpef per il ceto medio.
L’aiuto al ceto medio
L’estensione della seconda aliquota era uscita dieci giorni fa dal tavolo delle misure. Ma non dalle ambizioni di una parte della maggioranza, a partire da Forza Italia. Sono state le riunioni di martedì 27 ottobre, con un nuovo incontro a pranzo fra la premier Giorgia Meloni e i suoi vice Antonio Tajani e Matteo Salvini, a riportare al centro gli sconti per il ceto medio, pure nella forma ridotta che porterebbe l’aliquota del 33% fino a quota 54-55mila euro, e solo per un anno, in attesa di tempi migliori.
Anche per questo primo passo, però, servono coperture. In una ricerca che punta verso una strada giudicata più o meno obbligata al ministero dell’Economia: vale a dire un aumento ulteriore del conto da presentare a banche e assicurazioni.
Messa così, la scelta è politicamente delicata. E il suo peso ricadrebbe tutto sulle spalle del leader di Fi Tajani. In queste settimane, il leader azzurro si era fatto portabandiera di una doppia richiesta: non premere troppo sul nuovo “contributo” chiesto al settore finanziario, ma non rinunciare allo sconto fiscale per il ceto medio. Ma le due opzioni, nelle ipotesi elaborate nelle stanze del ministero dell’Economia fino alla tarda serata del 27 ottobre, insieme non stanno: in uno scenario che quindi porterebbe a finanziare l’estensione del secondo scaglione Irpef insieme da un irrobustimento della cura fiscale per gli istituti di credito.
Il nodo banche
La leva sarebbe un aumento ulteriore dell’addizionale Ires, che fino al pomeriggio di martedì 27 ottobre valeva 2,5 punti. Ora il contatore si attesterebbe a quota 3%. Arriverebbero da lì gli 1,3 miliardi circa necessari a fare il passo, e tagliare di dieci punti la seconda aliquota per circa 600mila contribuenti che dichiarano fino a 54-55mila euro. A meno di non trovare un’altra copertura fiscale in grado di chiudere il cerchio senza incendiare ulteriormente il terreno politico del rapporto fra Governo e istituti di credito.
In ogni caso, il taglio sarebbe limitato al 2027, in attesa di capire poi come renderlo strutturale. Questo meccanismo non sarebbe nuovo, perché la stessa procedura in due tempi era stata usata a inizio legislatura per avviare l’Irpef a tre aliquote. Ma proprio qui c’è la differenza cruciale con la situazione di oggi: perché il compito di rendere strutturale la nuova struttura dell’imposta sui redditi toccherebbe al prossimo Governo.
Intorno a questo snodo si gioca l’ultima partita di una manovra che nella giornata di martedì 27 ottobre sembra aver fatto parecchi passi in avanti nel confronto con la Commissione europea sulle modalità di utilizzo della clausola di salvaguardia per l’energia.
Sul punto, dopo giorni ricchi di telefonate e negoziati informali con Bruxelles, il Governo avrebbe preparato un pacchetto che carica sul deficit in deroga ai vincoli Ue una quota non marginale di spese “compatibili” ma già previste nei tendenziali di finanza pubblica. La mossa permetterebbe di replicare il gioco di sponda già realizzato lo scorso anno, per oltre 5 miliardi, con la rimodulazione straordinaria del Pnrr. In questo caso il deficit in deroga finirebbe per coprire interventi oggi a carico del bilancio domestico, liberando di conseguenza margini per altre misure.
Le misure per i giovani
Senza cambiare l’estensione complessiva dei confini della manovra, e senza necessità di un acrobatico (e di fatto impossibile) scostamento-bis, la legge di bilancio potrebbe così irrobustire un po’ alcune delle voci presenti nel menù elaborato in queste settimane. In lizza ci sono prima di tutto le misure a favore dei giovani, a partire da un aiuto per il pagamento degli affitti da affiancare a un’estensione delle garanzie nel caso di acquisto della prima casa. Sullo stesso terreno si muove il rafforzamento delle misure fiscali per le piccole e medie imprese, e nelle tabelle potrebbe rientrare un rifinanziamento del fondo sanitario nazionale, escluso fino al vertice di lunedì sera.
«Come sempre l’obiettivo è far quadrare i conti, mantenere gli impegni presi, continuare sulle priorità che ci siamo dati in questi anni», ha spiegato la premier Meloni nel suo intervento di saluto al Forum Moneta. «Abbiamo praticamente definito i margini della clausola di salvaguardia quindi siamo soddisfatti», ha detto nella stessa sede il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti confermano l’arrivo degli sgravi fiscali per gli under 30. Il quadro, insomma, nella serata di martedì 27 ottobre era definito: con la non piccola eccezione dell’Irpef.
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