La carne, il desiderio e l’urlo: “Bestiale, femminile” e la poesia contro il conformismo dei corpi
Ci siamo abituati a una letteratura anestetizzata, fatta di aforismi rassicuranti da social network e sentimenti preconfezionati per un pubblico che, in fondo, ha smesso di voler sanguinare. La poesia contemporanea, troppo spesso, rifugge il corpo: lo nasconde sotto strati di moralismo borghese, lo intellettualizza fino a svuotarlo o, peggio, lo mercifica in vetrina per renderlo un prodotto di largo consumo.
Non è il caso di Bestiale, femminile (Mondadori), la nuova raccolta di Eva Di Palma, che in queste settanta liriche – a cui si aggiunge un poemetto finale – smantella pezzo per pezzo la narrazione edulcorata e passiva del desiderio femminile, per restituirlo alla sua matrice originaria: ferina, disturbante, inequivocabilmente autentica.
La poesia della Di Palma non bussa alla porta, la sfonda. Invade lo spazio vitale del lettore con una ritmica martellante, un’ossessione fisica che si fa parola cruda. C’è una violenza catartica in queste pagine, un ribaltamento continuo dei rapporti di potere. Il corpo della donna non è un altare da venerare in religioso silenzio, ma un campo di battaglia, materia viva che suda, pulsa e rivendica con ferocia la propria essenza animale.
L’autrice gioca in modo intelligente con gli stereotipi dell’oggettificazione per poi farli esplodere dall’interno. La figura della “donna-oggetto”, remissiva e artificiale, viene evocata per essere squarciata in pochi, gelidi versi. Ma anche lì, in quel silenzio imposto da dinamiche ataviche, la sottomissione si trasforma in una forma di resistenza viscerale, in immagini che rivendicano il diritto di esistere e desiderare persino nel vuoto pneumatico della costrizione. Ed è proprio nella dimensione più esplicitamente carnale che la raccolta tocca i suoi vertici più ruvidi, dove le anatomie si scontrano in una coreografia primordiale, nei fondali torbidi del godimento.
Con questo libro, Eva Di Palma dimostra che la poesia, quando rifiuta i canoni dell’intrattenimento da salotto e l’omologazione del mercato, può ancora essere un atto di profonda disobbedienza. Bestiale, femminile è il manifesto di chi si riconosce fieramente “femmina e bestia”, spazzando via in un colpo solo secoli di ipocrisia. Una letteratura chirurgica, che morde, graffia e, fortunatamente, non chiede mai scusa.
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