“Mi finsi John Turturro ai David di Donatello, Armani volle vestirmi credendo fossi davvero lui. Ho iniziato a vedere la mediocrità di quel mondo. Lo ‘star system de noantri’ mi è sempre stato sulle balle”: così Paolo Calabresi
Paolo Calabresi torna in tour nei teatri con lo spettacolo “Tutti gli uomini che non sono”, che racconta la storia realmente accaduta delle trasformazioni dell’attore in personaggi realmente esistenti. Ha cominciato a rubare l’identità di persone famose realmente esistenti nella vita reale e all’insaputa di tutti. Una serie di operazioni che ha finito per coinvolgere la sua vita privata investendo la sua numerosa famiglia, e in particolare la relazione con la moglie Fiamma Consorti, figura fondamentale, interpretata in scena da Carolina Di Domenico.
A Il Secolo XIX l’attore ha raccontato del perché per anni si sia impegnato nella ricerca di identità: “I miei genitori morirono a dieci giorni di distanza e tre mesi dopo morì improvvisamente il mio maestro Giorgio Strehler. lo continuavo a lavorare, ma vagavo non so in quale universo con la testa e con il cuore”.
“Una delle poche cose che ancora mi legavano a questa terra era la Roma. – ha affermato – Dovevo andare a vedere Milan-Roma, i biglietti erano finiti e un amico mi suggerì di chiederli a nome di Nicolas Cage. E il Milan ci credette. Chiamai dicendo di occuparmi del soggiorno italiano di Cage. Mi passarono la segreteria di Galliani ed erano entusiasti di ospitarlo. A quel punto avevo due possibilità: non andare oppure andarci fingendomi lui. Scelsi la seconda perché non avevo nulla da perdere. E quando non hai nulla da perdere puoi fare tutto”.
Insomma Calabresi ha ammesso: “Facevo ciò che fa un attore: fingevo di essere un altro. E forse avevo ricevuto anche un regalo da lassù, da chi non c’era più. Uno di loro era l’uomo che mi aveva insegnato questo mestiere”. Ossia Giorgio Strehler.
KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.