“Non lo voglio fare, togliti, mi stai facendo male”, la disperata difesa della vittima di stupro a Castellammare di Stabia. “Non ho urlato per paura”
Lei non voleva. “Non lo voglio fare, togliti, mi fai facendo male”. Ma lui, R. R. è andato avanti senza pietà e l’ha violentata, minacciando di ammazzarla. “Tu non vedi dove stai? Questo non è un posto dove portare le ragazze, io stasera ti uccido”. Lei ha provato a difendersi mordendogli un dito e graffiandolo, ma non ha urlato. “Temevo che per farmi smettere potesse colpirmi in maniera violenta”. Il posto era una cantina di un palazzone di Castellammare di Stabia (Napoli), con la porta subito sbarrata da un termosifone dall’aguzzino, che prima le aveva preso il cellulare con la scusa di illuminare le scale.
Lei, 22 anni, si era fidata di quel 26enne che per farsi bello ai suoi occhi postava immagini a torso nudo. Lo aveva conosciuto poche ore prima su Instagram, poi si erano scambiati i contatti su Whatsapp. Quello di inizio agosto, la sera del 2, era il loro primo appuntamento. Oggi l’arresto in carcere di R. R., firmato dalla giudice per le indagini preliminari di Torre Annunziata Maria Concetta Criscuolo su richiesta della Procura guidata da Nunzio Fragliasso, al termine di indagini condotte dai carabinieri della stazione di Sant’Antonio Abate.
Le accuse sono racchiuse in venti pagine dai dettagli agghiaccianti: violenza sessuale, lesioni e sequestro di persona. Al termine dello stupro, l’uomo aveva ripulito le tracce prelevando e portando via alcuni fazzoletti dal pavimento. E poi, forse convinto che sarebbe stato sufficiente per evitare guai, aveva bloccato la ragazza su tutti i social network.
Per convincerla ad incontrarlo, lui le aveva confidato via social alcune vicende personali, tra cui un recente lutto familiare. Le ha chiesto di vedersi in un posto indicato tramite un messaggio Whastapp. Lei ci è andata, è salita sulla sua auto nera, sicura che sarebbe stata una serata romantica, con qualche effusione e nulla più, è lei stessa a dirlo nella denuncia. L’uomo invece l’ha portata nella cantina del palazzone dove vive, che di romantico aveva ben poco. E lì si è consumata la violenza.
Subito dopo la vittima ha contattato un amico, il giorno dopo le ha rivelato l’accaduto. L’amico le ha consigliato di sporgere subito denuncia. Quindi la telefonata al numero di supporto 1522, la visita medica al pronto soccorso dell’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia, e la denuncia ai carabinieri, accompagnata da una operatrice del centro antiviolenza ‘Rose Spezzate’, dove la ragazza si era recata per trovare aiuto, supporto e coraggio.
KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.