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Tuesday, September 22, 2026

Niente messaggi da ET: da 63 anni luce arrivano i segnali delle aurore di un pianeta alieno

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Niente messaggi da ET: da 63 anni luce arrivano i segnali delle aurore di un pianeta alieno

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Chi è ancora in attesa della prima telefonata interstellare dovrà pazientare: dall’altra parte, per ora, non c’è nessuna civiltà aliena che prova a mettersi in contatto con la Terra. I segnali radio arrivati fino ai nostri radiotelescopi provengono sì da un pianeta al di fuori del Sistema Solare, ma a produrli sono fenomeni molto più naturali: le aurore che ne illuminano l’atmosfera. A intercettarli sono stati i 64 radiotelescopi della rete MeerKAT, in Sudafrica, che hanno permesso per la prima volta di ricondurre con precisione segnali radio provenienti direttamente da un esopianeta alla loro origine. Il protagonista è Beta Pictoris b, un gigante gassoso distante circa 63 anni luce dalla Terra e con una massa stimata intorno a dieci volte quella di Giove.

Il risultato è descritto in uno studio guidato da ricercatori del Center for Astrophysics | Harvard & Smithsonian, con Kevin Ortiz Ceballos tra gli autori principali. Il lavoro è attualmente disponibile su arXiv, la piattaforma che raccoglie articoli scientifici non ancora sottoposti alla revisione tra pari: le conclusioni, quindi, dovranno essere valutate dalla comunità scientifica prima di essere considerate definitivamente consolidate. Le osservazioni di MeerKAT hanno rilevato brevi impulsi radio che si ripetono nel tempo e presentano una caratteristica particolarmente significativa: una forte polarizzazione circolare. È una firma compatibile con le emissioni associate alle aurore planetarie, generate dall’interazione tra particelle cariche, atmosfera e campo magnetico.

Il fenomeno non è dunque estraneo al nostro pianeta. Anche sulla Terra le aurore nascono dall’interazione tra particelle energetiche e il campo magnetico terrestre, con la differenza che, nel caso di Beta Pictoris b, gli astronomi stanno osservando il fenomeno a una distanza di 63 anni luce. I radiosegnali non raccontano soltanto qualcosa sull’origine delle aurore, ma offrono anche una possibile finestra sul campo magnetico dell’esopianeta. Secondo le stime degli autori, Beta Pictoris b potrebbe possedere un campo magnetico estremamente intenso, fino a migliaia di volte più forte di quello terrestre.

A contribuire alla produzione dei segnali potrebbe essere anche la rapidissima rotazione del pianeta. Beta Pictoris b completa infatti un giro attorno al proprio asse in appena 8-9 ore, una velocità notevole per un corpo celeste di queste dimensioni. La combinazione tra rotazione, campo magnetico e particelle cariche potrebbe alimentare le emissioni radio rilevate dai radiotelescopi. L’importanza dell’osservazione sta soprattutto nella possibilità di studiare indirettamente proprietà di un pianeta che si trova a una distanza enorme e che non può essere osservato come un mondo vicino alla Terra. I segnali radio diventano così una sorta di traccia a distanza attraverso la quale ottenere informazioni sul campo magnetico e sull’ambiente fisico dell’esopianeta. E la ricerca non si ferma a Beta Pictoris b. Il gruppo di scienziati ha già individuato altri sette grandi esopianeti appartenenti a sistemi stellari relativamente vicini che potrebbero essere sottoposti allo stesso tipo di osservazione. Per riuscirci sarà però necessario aumentare ulteriormente la sensibilità degli strumenti.

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