Crans-Montana, inchiesta sulle presunte fughe di notizie. Gli avvocati degli indagati chiedono misure e potrebbero ottenere una riduzione di pena
La procura di Sion apre un nuovo fronte giudiziario sul caso Crans-Montana. Accanto all’inchiesta principale sulla strage di Capodanno, costata la vita a 41 persone e che ha provocato 115 feriti, è stato avviato un procedimento per fare luce sulle presunte fughe di notizie relative agli atti dell’indagine. Un fascicolo distinto, dunque, che non riguarda le responsabilità della tragedia, ma la diffusione alla stampa di informazioni che avrebbero dovuto restare riservate. Secondo quanto appreso dall’Ansa, l’inchiesta è a carico di ignoti ed è affidata al procuratore Laurent Mosching, delegato dalla procuratrice generale aggiunta Catherine Seppey. Nel fascicolo stanno confluendo diverse denunce e segnalazioni, presentate soprattutto dagli avvocati degli indagati, che contestano la pubblicazione di atti e informazioni secretati dalla procura.
Tra i documenti trasmessi al procuratore figura anche la denuncia penale dell’Organisation cantonale valaisanne des secours per la divulgazione degli audio delle telefonate arrivate al numero dei soccorsi sanitari nei minuti immediatamente successivi all’incendio. I legali di alcuni dei principali indagati hanno inoltre inviato alla procura ampie rassegne stampa, chiedendo misure urgenti per fermare le fughe di notizie, individuarne gli autori e sanzionarli. A loro giudizio, la pubblicazione di stralci degli interrogatori e di passaggi di documenti rilevanti rischia di danneggiare l’immagine degli assistiti e di condizionare le autorità giudiziarie e i testimoni, che non possono consultare gli atti.
Le misure di sicurezza già adottate, dal trasferimento telematico protetto dei materiali ai controlli durante le audizioni, non sarebbero quindi sufficienti. Gli interrogatori si svolgono in un’aula blindata del politecnico di Sion e, durante un’udienza, un avvocato sarebbe stato persino costretto dalla polizia a cancellare una fotografia scattata all’interno. Per ricostruire l’origine delle eventuali divulgazioni, Mosching dispone anche di strumenti investigativi come i dati di tracciamento postale e i metadati dei trasferimenti elettronici dei fascicoli. L’attenzione si concentra sia sulle parti civili, che hanno accesso agli atti, sia sui giornalisti. Tra le ipotesi sollevate da alcuni firmatari delle segnalazioni c’è anche una possibile contestazione della violazione delle norme svizzere sulla pubblicazione di dibattimenti ufficiali segreti.
Sul nuovo procedimento si innesta anche un interrogativo sulle strategie difensive: c’è chi ipotizza che l’esposizione mediatica e l’ostilità pubblica verso gli imputati possano essere invocate in futuro per chiedere una riduzione della pena. Una possibilità che, secondo questa ricostruzione, potrebbe essere sostenuta dalla giurisprudenza sull’articolo 47 del codice penale svizzero, relativo alla commisurazione della pena. Si tratta, al momento, di un’ipotesi e non di una decisione giudiziaria.
Resta intanto aperta anche la questione dei costi dell’assistenza sanitaria ai feriti italiani. Secondo una stima diffusa dalla radiotelevisione svizzera Rts, le prime cure prestate in Svizzera ai ragazzi italiani coinvolti nell’incendio sarebbero costate circa 1,5 milioni di franchi, oltre 1,6 milioni di euro. La cifra riporta al centro il contenzioso tra Roma e Berna sul pagamento delle spese. Una decisione è attesa dal Governo federale svizzero, impegnato ora nella sostituzione del presidente uscente Guy Parmelin, dimessosi a sorpresa la scorsa settimana. Era stato lo stesso Parmelin ad assumersi con la premier Giorgia Meloni, durante un incontro il 4 maggio a margine del vertice della Comunità politica europea in Armenia, l’impegno a “gestire la questione sul piano bilaterale”. La controversia era emersa ad aprile, quando alcune famiglie italiane avevano ricevuto dall’ospedale di Sion fatture sanitarie molto elevate, in alcuni casi superiori a 70mila euro per poche ore di ricovero. Il confronto tra i due Paesi sul rimborso delle cure resta quindi senza una soluzione definitiva.
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