Burnham: "La Russia interferì nel referendum su Brexit", prima conferma di un premier britannico

Il primo ministro britannico Andy Burnham ha detto pubblicamente che la Russia interferì nel referendum del 2016 sull’uscita dall’Unione Europea. È la prima volta che un leader riconosce e dichiara una simile ingerenza. Lo ha affermato nel podcast The Rest Is Politics. Gli estratti sono stati diffusi domenica 11 ottobre, mentre la puntata completa è attesa per lunedì.
Il premier racconta di aver posto la domanda ai suoi consiglieri appena entrato a Downing Street. “Ho avuto una risposta chiara: sì, ci fu”, ha spiegato. Burnham ritiene importante mettere la questione agli atti per aiutare gli elettori di Germania e Francia a capire che parte di questa politica è fomentata da un nemico, la Russia. Il premier anche detto di voler “tracciare una linea” su quel decennio e ha ammesso che allora non si conosceva la portata delle interferenze statali nella democrazia britannica.
I conservatori accusano Burnham di essere "pericoloso e divisivo"
Oggi ci aspetta un'altra dichiarazione del premier potenzialmente di ampio respiro, ma l'atmosfera è tesa a Londra. Non sappiamo ancora con precisione cosa tratterà la dichiarazione di Burnham. Ma molto probabilmente parlerà proprio della Brexit , ribadendo quanto già affermato alla conferenza del Partito Laburista, ovvero che a suo parere ha causato più danni che benefici, e sostenendo la necessità di cercare di instaurare un rapporto migliore e più stretto con l'Ue. Secondo i suoi oppositori si tratta di un atteggiamento “pericoloso e divisivo”.
Il populista di destra Nigel Farage ha dichiarato al Telegraph: “Il Paese sta attualmente affrontando un’emergenza di sicurezza nazionale e il primo dovere del governo è proteggere i suoi cittadini".
Mancano prove pubbliche
Il punto più delicato è che mancano evidenze pubbliche di ingerenze russe nel referendum sulla Brexit. Burnham non ha spiegato come la Russia sarebbe intervenuta e non ha fornito prove, e non ha indicato la fonte dell’informazione né se le ingerenze possano aver alterato il risultato. Il premier non ha presentato elementi secondo cui l’interferenza invaliderebbe l’esito del voto. La dichiarazione conferma l’esistenza di un’ingerenza, ma non dice se sia stata decisiva. La Russia sostiene da tempo di non intromettersi in elezioni e referendum altrui.
Il caso tedesco e il presunto legame della Russia con l’AfD
Burnham ha collegato la questione alla Germania. Ha raccontato di aver discusso con il cancelliere Friedrich Merz, a Berlino, della minaccia di Alternative für Deutschland. Secondo il premier, Merz gli ha detto che l’AfD è chiaramente legata alla Russia e, a suo parere, finanziata da Mosca e che esiste un problema di disinformazione che dalla Russia arriva nella politica tedesca.
Il rapporto del 2020
Nel 2020 il rapporto della commissione parlamentare Intelligence e Sicurezza criticò il governo conservatore per non aver chiesto una valutazione approfondita di possibili interferenze sul voto per la Brexit. Lo stesso rapporto riteneva difficile, se non impossibile, provare che Mosca avesse cercato di influenzare il referendum, ma ammetteva che il governo fu lento a riconoscere la minaccia. All’epoca il governo rispose di non avere prove di interferenze riuscite e giudicò non necessaria una valutazione retrospettiva. Burnham ha ammesso che finora il Regno Unito è rimasto “troppo sulla difensiva”. Già all’Assemblea generale dell’Onu, il mese scorso, aveva parlato di prove di un tentativo di Mosca di interferire con le elezioni del 2019.
Si può annullare la Brexit? Perché le parole di Burnham non cambiano il voto del 2016
Burnham ha aperto alla possibilità di rientrare nell’Ue durante il congresso laburista del mese scorso. Per questo alcuni osservatori leggono le sue parole come un possibile rilancio del dibattito sul futuro rapporto con Bruxelles. Resta da vedere se il governo promuoverà una nuova indagine formale o pubblicherà le valutazioni dei servizi di sicurezza, cosa che per ora non è stata annunciata.
Sul piano tecnico non esiste uno strumento per annullare oggi quel risultato. Il motivo principale è la natura stessa del voto: il referendum era consultivo, la legge del 2015 non obbligava il governo ad applicarne l’esito. Gli effetti giuridici dell’uscita derivano dalle leggi approvate dal Parlamento, dalla notifica dell’articolo 50 nel 2017 alla legge sull’accordo di recesso del 2020.
Il Regno Unito ha lasciato formalmente l’Unione europea il 31 gennaio 2020 e il periodo di transizione si è concluso il 31 dicembre dello stesso anno. Anche ammettendo che il referendum fosse viziato, cancellarlo non annullerebbe un’uscita già completata e ratificata da atti parlamentari e da un accordo internazionale con Bruxelles.
Il precedente della Romania
Esiste un caso recente in cui un voto è stato annullato per ingerenza straniera: nel dicembre 2024 la Corte costituzionale rumena cancellò il primo turno delle presidenziali, citando una campagna sostenuta dall’esterno. Il confronto però regge poco. In Romania si trattava di un’elezione vincolante e di una corte con quel potere, mentre nel Regno Unito mancano sia la prima sia la seconda cosa.
Se il Regno Unito volesse tornare nell’Unione, dovrebbe seguire la procedura prevista dall’articolo 49 del Trattato Ue, cioè presentare una nuova domanda di adesione. Sul piano politico servirebbe con ogni probabilità un nuovo referendum per legittimarla. Seguirebbero i negoziati e il via libera unanime dei 27 Stati membri, oltre al consenso del Parlamento europeo e alla ratifica di ogni Paese.
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