PunchArmy arrests fake soldier accused of defrauding Gombe, Bauchi womenInquirerWater shortage grips Northern Samar capital as El Niño strengthensESPNWil Lutz drills walk-off field goal to defeat Seahawks in OTESPN DeportesDefensiva de Broncos llevan al equipo al triunfo en casaDaily MaverickUkraine hits Russian refinery as Zelensky says ‘we’re done’ with Trump’s energy truceThe Jerusalem PostMajority of Israelis back Haredi draft law, October 7 inquiry, IDI survey findsZDF heuteAktuelle Pressemitteilungen des ZDFGIGAZINENVIDIAが画像・動画・文章をまとめて理解するオープンウェイトAI「Nemotron 3.5 Super VL」を公開、処理コストを40分の1に削減する事例もNHK 社会東海道新幹線 地震防災システム作動で一時運転見合わせも再開New Straits TimesPH assemblymen slam Negri Sembilan government over assembly sitting postponementRapplerIsraeli firm used online ads to run vast spy operation, researchers sayCollider8 Sci-Fi Shows in Space That Are 10/10 Masterpieces
The Daily Newsstand · Free, Always
Friday, October 16, 2026

Netanyahu ammette: “007 egiziano in Israele prima del 7 ottobre"

Translate

IL PUNTO - Trump valuta l'utilizzo della super bomba contro l'Iran per rompere lo stallo, ma nel Golfo infuria la guerra d'attrito

Per sbloccare una guerra impantanata in una pericolosa fase di stallo che favorisce la strategia di logoramento di Teheran e dei suoi alleati, Donald Trump starebbe valutando il ricorso alla più potente arma convenzionale a disposizione degli Stati Uniti: la GBU-43 Massive Ordnance Air Blast (Moab), celebre come la «madre di tutte le bombe». L'ipotesi, rivelata dalla Cnn, vedrebbe l'amministrazione Usa tentare una mossa d'urto ad altissimo impatto scenografico e psicologico, forse da spendere politicamente sul fronte interno prima del voto per le Midterm, per rivendicare una vittoria netta sul teatro mediorientale.

L'arma psicologica e i timori di una strage

Dal costo stimato di oltre 15 milioni di dollari per esemplare, la Moab pesa circa 10 tonnellate e fu originariamente progettata dall'Air Force a partire dal 2002 in vista del conflitto contro Saddam Hussein in Iraq, il quale nel 1991 aveva evocato «la madre di tutte le battaglie». Il battesimo del fuoco avvenne invece nel 2017 in Afghanistan, sempre sotto la presidenza Trump, contro una fitta rete di tunnel dell'Isis.

A differenza delle bombe perforanti come la GBU-57 Mop da 14 tonnellate — concepite specificamente per penetrare in profondità nei bunker sotterranei —, la Moab è studiata per detonare a un paio di metri da terra. La sua funzione è massimizzare l'onda d'urto in superficie: incenerisce istantaneamente nel raggio di 10 metri, asfissia chiunque si trovi entro 50 metri e infligge gravissime ustioni fino a 120 metri di distanza. Proprio per queste caratteristiche, diversi esperti militari e analisti mettono in guardia dai rischi operativi: l'eventuale impiego contro aree popolate in territorio iraniano causerebbe perdite civili catastrofiche, con un contraccolpo d'immagine per la Casa Bianca paragonabile a quello provocato dal napalm durante la guerra del Vietnam.

L'offensiva invisibile di Teheran e i raid marittimi

Mentre a Washington si ragiona su colpi a effetto, sul terreno l'iniziativa militare dell'Iran dimostra una notevole tenuta. Nello strategico Stretto di Hormuz e nel Golfo dell'Oman continuano gli attacchi contro il traffico mercantile, con petroliere colpite e almeno due navi portacontainer affondate nel giro di ventiquattr'ore.

A svelare la reale portata della pressione militare di Teheran è un'inchiesta dell'agenzia Reuters, che documenta come da febbraio la Repubblica Islamica abbia scagliato oltre 135 attacchi con droni e missili contro 84 infrastrutture chiave sparse tra Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Iraq, Qatar, Kuwait, Oman e Bahrein. Un impatto nettamente superiore rispetto alle dichiarazioni ufficiali rilasciate dai Paesi del Golfo, vincolati da severe leggi di censura militare: l'analisi incrociata di video, foto satellitari e testimonianze dirette prova che molti dei vettori iraniani hanno centrato con precisione chirurgica i bersagli designati, smentendo l'ipotesi che i danni siano stati provocati solo dalla caduta di frammenti intercettati dalle difese aeree.

L'escalation in Arabia Saudita e il fronte yemenita

In parallelo, Teheran non ha allentato il flusso di supporto logistico, armamenti e competenze tecnologiche a beneficio delle milizie Houthi in Yemen. A confermare l'intensità del fuoco è stato il portavoce della coalizione araba a guida saudita, generale Turki al-Maliki, denunciando che l'aeroporto internazionale Re Khalid di Riad è finito sotto tiro per ben 20 volte dall'inizio di ottobre.

Il solo ciclo di attacchi concentrato tra il 7 e l'11 ottobre contro lo scalo della capitale ha fatto registrare un bilancio pesante di 17 morti e 333 feriti, con un picco registrato il 10 ottobre attraverso un raid combinato di missili e dieci droni. Nello scacchiere interno yemenita, gli insorti continuano a spingere per strappare alle forze governative la città-chiave di Taiz, passaggio obbligato per marciare verso la roccaforte meridionale di Aden; la zona è stata bersagliata da pesanti incursioni aeree che i ribelli affermano aver colpito depositi di munizioni e il quartier generale delle operazioni gestito da ufficiali sauditi all'interno del palazzo di Al-Maashiq.

Onu, in Cisgiordania quasi 200 attacchi da coloni nel 2026

Gli attacchi dei coloni israeliani legati alla raccolta delle olive in Cisgiordania hanno già superato il totale registrato nell'intera stagione del 2025. Lo riferisce l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari. Dall'inizio dell'anno si sono verificati quasi 200 episodi che hanno provocato vittime o danni materiali, contro i 185 registrati nell'intera stagione precedente. Gli attacchi, ha aggiunto l'agenzia dell'Onu, "hanno causato la morte di un palestinese, il ferimento di oltre 120 persone e danni a più di 2.500 alberi o giovani piante". Circa l'80% degli episodi si è verificato nelle ultime due settimane, spingendo molte comunità ad anticipare la raccolta per ridurre i rischi

Inviato Onu: " 1500 palestinesi uccisi dal cessate il fuoco"

Circa 1.500 palestinesi sono stati uccisi nelle operazioni militari israeliane a Gaza dall'entrata in vigore del cessate il fuoco, un anno fa. Lo ha riferito al Consiglio di Sicurezza dell'Onu Ramiz Alakbarov, coordinatore speciale ad interim dell'Onu per il processo di pace in Medio Oriente. Alakbarov ha avvertito che la situazione "resta estremamente fragile e che il rischio di una ripresa della guerra non e' mai stato cosi' alto". Molti palestinesi vivono ancora in tende logore, ha aggiunto, insediamenti sovraffollati ed edifici gravemente danneggiati, mentre le infrastrutture idriche e igienico-sanitarie sono devastate.

Marco Rubio ha esortato il presidente libanese "a non restituire esplosivi sequestrati dalle autorità libanesi a Hezbollah"

Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha esortato il presidente libanese Joseph Aoun "a non  restituire diverse centinaia di chilogrammi di esplosivi sequestrati  dalle autorità libanesi a Hezbollah". E' quanto riferisce un  funzionario Usa. Rubio ha chiesto al presidente del Libano di punire  tutti coloro che hanno ordinato, finanziato e diretto la spedizione.   Il gruppo libanese filo iraniano Hezbollah, oggi ha confermato che il  carico di mezza tonnellata di esplosivi sequestrato la settimana  scorsa dalle autorità libanesi apparteneva al gruppo, sostenendo che  fosse destinato alla "resistenza" contro Israele. Gli esplosivi erano  stati sequestrati lungo la strada che collega la parte orientale del  Paese, al confine con la Siria, a Beirut. Hezbollah, che dal 2023 ha  combattuto due conflitti contro Israele, non ha più rivendicato  attacchi dall'ultimo cessate il fuoco, entrato in vigore a giugno.  Tuttavia, il movimento, l'unica formazione ad aver mantenuto le  proprie armi dopo la fine della guerra civile nel 1990 in nome della  "esistenza" contro Israele, si oppone alla decisione delle autorità di disarmarlo. "Il veicolo e il suo carico appartengono alla resistenza"  contro Israele, ha affermato il deputato di Hezbollah Hassan  Fadlallah. Il gruppo ha chiesto "l'immediato rilascio delle persone  fermate" e "la restituzione del veicolo e del suo contenuto",  trattandosi di "capacità" che Hezbollah utilizza contro Israele.  Una fonte giudiziaria aveva riferito all'Afp che il veicolo  sequestrato trasportava 250 chilogrammi di Tnt e 250 chilogrammi di  C-4, un esplosivo particolarmente potente. Il presidente libanese Joseph Aoun ha successivamente assicurato al segretario di Stato  americano Marco Rubio, durante una telefonata, che "l'esercito e le  forze di sicurezza stanno adempiendo pienamente ai propri doveri  nell'attuazione delle decisioni relative al divieto di manifestazioni  armate, al sequestro di armi e munizioni e alla lotta contro il  contrabbando. Le misure adottate negli ultimi giorni rientrano in  questo quadro e non ci sarà alcuna indulgenza nei confronti dei  responsabili", ha aggiunto il presidente. Sotto la pressione  internazionale, in particolare statunitense, il Libano ha elaborato un piano per disarmare Hezbollah. I negoziati avviati tra Israele e  Libano sotto l'egida degli Stati Uniti hanno portato alla conclusione  di un accordo quadro alla fine di giugno.

Netanyahu avrebbe fermato raid su Hamas prima del 7 ottobre. Lo riporta Channel 12

Tre settimane prima dell'attacco del 7 ottobre 2023, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe rifiutato di autorizzare l'eliminazione dei vertici di Hamas nella Striscia di Gaza, nonostante lo Shin Bet gli avesse assicurato che l'operazione era possibile. Contemporaneamente, il capo del governo avrebbe ordinato di esplorare con il Qatar la possibilità di concedere nuovi benefici economici al movimento islamista in cambio del mantenimento della calma. E' quanto ha sostenuto oggi l'emittente israeliana Channel 12, citando la testimonianza di un alto funzionario che avrebbe partecipato a una riunione con Netanyahu il 14 settembre 2023.Secondo la ricostruzione, durante un incontro con i vertici dello Shin Bet alla vigilia del Capodanno ebraico, Netanyahu sollevò la possibilità di effettuare eliminazioni mirate contro i dirigenti di Hamas. L'allora capo del servizio di sicurezza interna, Ronen Bar, rispose che i leader dell'organizzazione potevano essere uccisi direttamente nei loro uffici a Gaza. Il primo ministro, tuttavia, sostenne che un'operazione di tale portata avrebbe dovuto essere condotta soltanto dopo un "attacco importante" da parte di Hamas. In assenza di un simile evento, sarebbe stato preferibile "qualcosa di piccolo".L'incontro avvenne il giorno successivo a violente proteste palestinesi lungo la barriera di confine con Gaza, mentre lo stesso Netanyahu aveva avvertito che una guerra con le organizzazioni armate della Striscia avrebbe potuto scoppiare "in qualsiasi momento". Nelle stesse settimane, secondo Channel 12, il Coordinamento delle attività governative israeliane nei Territori (Cogat), su indicazione di Netanyahu, avviò contatti con l'emissario qatariota Mohammed al Emadi per individuare nuovi vantaggi economici da offrire a Hamas in cambio della stabilità nella Striscia. Il 7 ottobre, 23 giorni dopo la riunione, Hamas lanciò l'attacco contro Israele che provocò circa 1.200 morti e il rapimento di 251 persone.

Le affermazioni di Channel 12 hanno dei precedenti in inchieste pregresse della stampa israeliana. Il 9 ottobre scorso, un'indagine di Ronen Bergman e Yuval Rubovitch pubblicata da Yedioth Ahronoth ha ricostruito, attraverso verbali e documenti, diverse occasioni nelle quali lo Shin Bet propose operazioni contro i vertici di Hamas senza ottenere l'autorizzazione politica. Già il 6 aprile 2023 i capi dello Shin Bet e dell'esercito avevano raccomandato una campagna di eliminazioni mirate. Il 12 maggio Bar propose un attacco iniziale seguito da una serie di operazioni contro i dirigenti del movimento, avvertendo che uno scontro a Gaza sarebbe stato inevitabile.Particolarmente significativo un colloquio del 31 luglio 2023. Secondo i verbali citati dall'inchiesta, Bar suggerì di colpire un esponente di Hamas, sottolineando la necessità di prepararsi alle conseguenze militari. Netanyahu rispose che un'eliminazione avrebbe significato un nuovo ciclo di combattimenti e non autorizzò l'operazione. Una ricostruzione in contrasto con quella successivamente proposta dallo stesso premier, che ha sostenuto di avere sollecitato attacchi contro Hamas incontrando la resistenza dei responsabili della sicurezza.Anche il capitolo dei finanziamenti qatarioti era già emerso in un'inchiesta pubblicata a gennaio da Yedioth Ahronoth. Secondo il giornale, all'inizio di settembre 2023 rappresentanti israeliani chiesero durante una riunione riservata a Gerusalemme di aumentare i finanziamenti del Qatar destinati all'acquisto di carburante egiziano per Gaza, un meccanismo che consentiva a Hamas di ricavare risorse per la propria amministrazione. Il New York Times aveva già riferito nel dicembre 2023 che Netanyahu aveva autorizzato la prosecuzione dei trasferimenti qatarioti anche nelle settimane immediatamente precedenti all'attacco.La nuova rivelazione arriva all'indomani della causa per diffamazione presentata da Ronen Bar contro Netanyahu, accusato di avergli attribuito la responsabilità di non avere avvertito il governo dell'imminente offensiva del 7 ottobre. Negli atti giudiziari, l'ex capo dello Shin Bet sostiene di avere ripetutamente segnalato i rischi di un'escalation e raccomandato interventi contro Hamas. Bar riferisce anche di avere comunicato a Netanyahu, proprio il 14 settembre 2023, un messaggio anomalo proveniente dal nemico, senza precisarne il contenuto.La controversia riguarda dunque non soltanto il fallimento dell'intelligence nel prevedere le dimensioni e le modalità dell'attacco, ma anche le scelte politiche compiute di fronte agli avvertimenti ricevuti nei mesi precedenti. Netanyahu ha ripetutamente sostenuto che i vertici della sicurezza privilegiassero la ricerca della calma e le concessioni economiche, ostacolando una linea più aggressiva.

Netanyahu ha confermato che l’ex capo dei servizi segreti egiziani è atterrato in Israele prima del 7 ottobre

Netanyahu conferma in diretta che il capo dei servizi segreti egiziani è atterrato in Israele alcuni giorni prima del 7 ottobre. In un’intervista a Channel 14, il primo ministro ha confermato che l’ex capo dei servizi segreti egiziani Abbas Kamel è atterrato in Israele alcuni giorni prima del massacro del 7 ottobre, ma ha negato che si siano incontrati

Netanyahu su sito i24news

Netanyahu su sito i24news (Rainews.it)

View the original on Rai News →

KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.