Einstürzende Neubauten al Barezzi Festival: nuovi edifici continuano a crollare
Sabato 12 settembre gli Einstürzende Neubauten arrivano al Teatro Valli di Reggio Emilia. E a pensarci bene, oggi potrebbe essere proprio questo il loro contesto naturale. Perché se continuiamo a immaginarli soltanto tra lamiere, molle, tubi, trapani e ferraglie ci siamo persi almeno gli ultimi trent’anni della loro storia.
Nati ufficialmente a Berlino Ovest il 1° aprile 1980, restano uno dei pilastri della musica industrial. Ma i Neubauten sono cambiati moltissimo: il rumore si è fatto forma, sono arrivati il silenzio, la melodia, una bellezza sempre più obliqua e persino il pop. Alieno, naturalmente. Non tutti i fan della prima ora hanno digerito questa evoluzione. C’è chi avrebbe preferito vederli continuare a demolire il mondo a colpi di martello e chi, disco dopo disco, ha smesso di seguirli. Eppure, lo status non si discute. In Italia hanno uno zoccolo duro di fedelissimi che sembra inscalfibile. Guai a chi li tocca. Una devozione che si rinnova a ogni concerto e torna puntuale a ogni nuova uscita discografica: un album dei Neubauten si ascolta a prescindere. Poi può piacere moltissimo, poco o per niente: questa è un’altra faccenda. Resta il desiderio di scoprire quanto abbiano alzato l’asticella, questa volta.
Il concerto è nel programma di Festival Aperto e tra le anteprime della ventesima edizione di Barezzi Festival, arricchendo ulteriormente la sontuosa programmazione pensata per celebrarne i vent’anni (programma qui). Un’occasione perfetta per tornare a parlare di Blixa Bargeld e soci anche da queste parti. Questo blog nel 2026 compie quindici anni e chi lo frequenta conosce la mia piccola ossessione per il numero nove: nove punti, nove domande, nove dischi. Questa volta saranno nove suggestioni. Senza alcuna pretesa di raccontare tutto: con i Neubauten sarebbe impossibile.
Cominciamo.
1. Berlino Ovest
Nel 1980 c’è ancora il Muro. Berlino Ovest è cemento, fabbriche, cantieri, edifici abbandonati, capannoni, metallo, macerie. Una città divisa, isolata, dove l’architettura stessa sembra produrre rumore. I Neubauten nascono lì e fanno una cosa piuttosto semplice e insieme geniale: invece di raccontare quel paesaggio, lo usano. Lo trasformano in materia sonora. Anche il nome – più o meno “nuovi edifici che crollano” – sembra già contenere tutto: costruzione, demolizione e il rumore che sta nel mezzo.
2. Gli strumenti non servono
Lamiere, molle, tubi, martelli pneumatici, plastica, oggetti recuperati. Persino una pistola di soffiaggio ad aria compressa. La domanda non è “cosa possiamo suonare?”, ma “cosa può produrre un suono?”. Oggetti nati per tutt’altro finiscono sul banco da lavoro senza avere, naturalmente, la minima idea di quello che li aspetta. Ne escono con un’altra identità: strumenti musicali. Ogni tanto mi chiedo cosa potrebbe raccontare quella pistola, se per assurdo potesse parlare dopo la trasformazione. Probabilmente qualcosa del tipo: “Mi avevano costruita per soffiare via la polvere. Mi sono ritrovata a suonare con gli Einstürzende Neubauten”.
3. Blixa Bargeld
Poi c’è Blixa. E già il nome sembra appartenere più a un personaggio che a una persona. Un tempo magrissimo, quasi spettrale, oggi decisamente più corpulento, ha conservato quell’eleganza algida che lo rende immediatamente riconoscibile. Una figura sospesa tra il cabaret berlinese, l’avanguardia e una cerimonia di cui soltanto lui conosce le regole. Mi è capitato diverse volte di incontrarlo e di avere a che fare con lui: imprevedibile, coltissimo, ironico, a tratti indecifrabile. E poi la voce: sussurra, recita, canta, urla e riesce a far sembrare ciascuna di queste cose perfettamente naturale. In fondo anche la sua voce, negli anni, ha seguito lo stesso destino degli oggetti che i Neubauten hanno trasformato in strumenti: ha cambiato forma senza perdere la propria identità.
4. Nick Cave
Dal 1984 al 2003 Bargeld è anche nei Bad Seeds. E qui, senza che sembri una bestemmia, lo dico: i Bad Seeds con Blixa mi piacevano di più. Erano più accattivanti, più inquieti, forse persino più pericolosi. La sua presenza non era semplicemente quella di un chitarrista: portava dentro le canzoni di Cave qualcosa di storto, una tensione che si sentiva anche quando apparentemente non succedeva nulla. Quando se ne andò, nel 2003, qualcosa cambiò. I Bad Seeds sono rimasti una grandissima band, naturalmente. Ma quelli con Blixa, se posso scegliere, erano i miei.
5. Il logo
Quel piccolo uomo con le braccia aperte e la testa circolare è diventato praticamente un secondo nome. Lo trovi sui dischi, tatuato sulla pelle dei fan e naturalmente sulle magliette. E a proposito di magliette: quella con il logo dei Neubauten è imprescindibile. Ogni volta che la indosso non manca qualcuno che mi dica: “Che bella maglietta”. Pochissime band sono riuscite a trasformare un segno in un codice di riconoscimento così potente.
6. Il silenzio
Dopo aver dimostrato che una lamiera può diventare uno strumento, scoprono che può esserlo anche lo spazio tra due colpi. Con gli anni entrano aria, pause, vuoti. Il silenzio diventa materiale da lavorare.
7. Silence Is Sexy
Nel 2000 pubblicano Silence Is Sexy, forse il disco in cui portano più lontano la loro ricerca sul silenzio. Ed è qui che accade qualcosa di paradossale: quel silenzio protratto, ostinato – lasciato vivere dentro le canzoni – finisce quasi per fare più casino del rumore. Attesa, tensione, persino disagio: dopo anni trascorsi a esplorare ogni possibile forma di frastuono, i Neubauten scoprono che anche il silenzio può diventare assordante.
8. Crowdfunding
All’inizio degli anni Duemila nasce il Supporters Project: gli ascoltatori finanziano direttamente la produzione di nuova musica. Oggi lo chiamiamo crowdfunding. Blixa lo fa con larghissimo anticipo, quando la parola praticamente non esiste ancora e soprattutto non esiste ancora il modello che diventerà familiare negli anni successivi. Dopo aver reinventato gli strumenti, mettono mano anche al modo di produrre e finanziare i dischi.
9. Alien Pop Music
Nel 2024 pubblicano Rampen (apm: alien pop music). Dopo quasi cinquant’anni possono permettersi persino la parola pop, purché davanti ci sia “alien”. Fai attenzione però. Mica si sono avvicinati al pop: hanno semplicemente allargato il proprio linguaggio da riuscire a contenerlo. È diverso.
Appuntamento dunque a sabato. Per scoprire dove eravamo rimasti e, soprattutto, per verificare l’ennesima mutazione. Nel 2025 Alexander Hacke, uno dei pilastri della band, ha lasciato il gruppo. Dal 2026 al basso c’è Josefine Lukschy, musicista berlinese scelta attraverso due fasi di audizioni. Della serie: nuove braccia in officina per mettere mano ai nuovi edifici che crollano. Staremo a vedere.
Ci si vede lì. Come sempre, chiudo con una connessione musicale: una playlist dedicata, disponibile gratuitamente sul mio canale Spotify (link qui sotto). Se vuoi dire la tua, fallo nei commenti – o, meglio ancora, sulla mia pagina Facebook pubblica. È lì che il blog vive davvero.
KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.