Scala, il ritorno di Apollo di George Balanchine e la prima volta di Pina Bausch
“Studiando la partitura compresi per la prima Volta che i gesti, come i suoni nella musica e le sfumature nella pittura hanno tra loro determinati rapporti di affinità che impongono leggi proprie. Quanto più un artista è consapevole tanto più arriva a comprendere queste leggi ”. George Balanchine spiegava così quanto la musica di Stravinsky fosse stata determinante nel creare “Apollo”, un balletto che lui stesso considerava la svolta decisiva della sua vita. Un vero gioiello, forse il più rappresentativo della sua poetica, che torna in scena al Teatro alla Scala. Nei panni del Dio greco l’étoile Roberto Bolle con tutta la sua esperienza e consapevolezza. Dal mito al rito, sempre nel segno di Stravinsky, con la terra che invade il palco per una delle opere più potenti e viscerali di Pina Bausch: la sua versione della “Sagra della Primavera”. Ed è la prima volta nella storia che il Corpo di Ballo scaligero si confronta con il linguaggio della grande coreografa tedesca che ha inventato il teatro danza.
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