La Federal Reserve: lo 0,1% più ricco degli Usa possiede il 25% di tutte le azioni e i fondi sul mercato
È sempre più larga la quota di ricchezza in mano ai miliardari americani. Che nel mercato azionario hanno raggiunto un nuovo record. Secondo i dati della Federal Reserve, nel secondo trimestre del 2026 lo 0,1% più ricco delle famiglie statunitensi possedeva 16.154 miliardi di dollari tra azioni societarie e quote di fondi comuni d’investimento: quasi un quarto dell’intero mercato (25%), la quota più alta da quando la Fed ha iniziato a rilevarla. Un anno prima quel patrimonio ammontava a 12.360 miliardi di dollari e rappresentava il 24,4% del totale. In dodici mesi, la ricchezza finanziaria concentrata nelle mani di un “club” di alcune centinaia di migliaia di persone (su una popolazione di 349 milioni) è quindi aumentata di quasi 3.800 miliardi di dollari, mentre la sua quota sul mercato ha continuato a salire.
Se si allarga lo sguardo all’1% più ricco, la concentrazione diventa ancora più evidente: quelle famiglie detengono il 50,9% di tutte le azioni e quote di fondi comuni censite dai Distributional Financial Accounts della Fed. Il restante 99% della popolazione si divide l’altra metà. Dato particolarmente significativo in un Paese dove una parte consistente della popolazione investe in Borsa indirettamente, attraverso i fondi pensione: la quota in mano a ogni singolo investitore di fatto è minuscola, osserva il Sole 24 Ore.
Un simile squilibrio emerge se si guarda alla ricchezza complessiva: il 10% più ricco delle famiglie americane possiede il 69% del patrimonio netto nazionale. Il rovescio della medaglia è che il restante 90% si spartisce appena il 31% della ricchezza. Lo stesso quotidiano di Confindustria nota che una concentrazione del genere “al di là di come la si pensi sotto il profilo delle necessità sociale di una più equa distribuzione della ricchezza” rischia di “rendere non efficiente lo stesso sistema capitalistico a stelle strisce” deprimendo la domanda.
I numeri della Fed danno una dimensione concreta, continua il quotidiano, a una delle intuizioni più note di Thomas Piketty, riassunta nella formula “r > g”: quando il rendimento del capitale (r) cresce più rapidamente dell’economia (g), chi possiede grandi patrimoni può accumulare ricchezza a un ritmo superiore a quello con cui crescono redditi e produzione. E la distanza tra chi possiede il capitale e chi vive soprattutto del proprio lavoro tende, di conseguenza, ad ampliarsi.
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