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Friday, October 2, 2026

Morte Fakir, scontro sulle cause: “Ipossia per la posizione prona”. La difesa degli agenti: “Fu la cocaina”

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Morte Fakir, scontro sulle cause: “Ipossia per la posizione prona”. La difesa degli agenti: “Fu la cocaina”

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Abderrahim Fakir è morto per mancanza di ossigeno. Ma su cosa abbia provocato l’ipossia che ha portato al decesso del 42enne le letture delle parti restano profondamente diverse. Dopo l’incontro tra i consulenti medico-legali, la famiglia e la difesa dei due poliziotti che immobilizzarono Fakir il 19 luglio al Pilastro di Bologna interpretano in modo opposto il peso della posizione prona e della cocaina. E la relazione definitiva dei consulenti della Procura di Bologna, attesa entro il 21 ottobre, non è ancora stata depositata.

Per Fabio Anselmo, avvocato dei familiari, il quadro emerso dal confronto sarebbe quello di una “morte ipossica da posizione prona”, e cita il caso di Riccardo Magherini. Secondo lui la cocaina non avrebbe avuto alcun ruolo: se non quello di aumentare, insieme allo stato di agitazione, il fabbisogno di ossigeno, “di cui è stato privato a causa del mantenimento della posizione prona da parte degli agenti”. Anselmo aveva già ricordato che gli esami tossicologici hanno rilevato circa 300 nanogrammi per millilitro di cocaina, che corrisponderebbe “alla metà della quantità che, per letteratura, può essere causa di morte autonoma”. E aveva sostenuto che “senza la componente asfittica non sarebbe morto”. Diametralmente opposta la lettura di Gabriele Bordoni, che assiste i due poliziotti, dopo il confronto con il proprio consulente, il medico legale Matteo Tudini. “La causa centrale dell’ipossia è la droga”, sostiene. E imputa lo stesso sanguinamento rilevato nei polmoni “all’utilizzo smodato della cocaina”, che per Bordoni sarebbe stata rilevata in un valore “superiore di tre volte alla dose letale”.

La difesa indica altri due fattori: la fibrosi cardiaca riscontrata nel 42enne, che Bordoni imputa sempre all’uso di cocaina. L’altro è la posizione prona come concausa: “può avere inciso anch’essa nella difficoltà respiratoria”. Per Bordoni, infatti, non ci sarebbe stata una compressione tale da spiegare il decesso e la manovra degli agenti sarebbe durata “3-4 minuti”. Il legale sostiene anche che i poliziotti tentarono due volte di girare Fakir sul fianco mentre era ammanettato, tornando però a posizionarlo col volto verso terra a causa dell’agitazione. E conclude: “Nessuna violenza, nessuna compressione”. Per Anselmo il nodo resta invece proprio la posizione prona prolungata in un soggetto bisognoso di più ossigeno per l’agitazione e l’assunzione di cocaina. Secondo il legale della famiglia, poi, dal confronto tra i consulenti sarebbero arrivati rilievi sull’operato dei sanitari, in particolare per non avere chiamato un medico mentre Fakir si trovava in stato di agitazione. Nel fascicolo risultano annotati, oltre ai due poliziotti, anche quattro volontari della Croce Rossa. Intanto il Ris è stato incaricato di ricostruire la sequenza dei video che hanno ripreso quanto accaduto prima, durante e dopo la morte, compresa la bodycam di un agente. La relazione medico-legale dovrà ora fissare formalmente il quadro emerso dagli accertamenti. Solo allora la Procura avrà elementi sufficienti per valutare eventuali responsabilità.

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