Israele, i parenti delle vittime del 7 ottobre tornano nel luogo del rave

Nella foresta dei ritratti sono mille suoni e mille gesti diversi a curare il dolore. Una madre piange la figlia e si appoggia al marito, un'altra sistema il piccolo giardino sotto la foto di quella che resterà per sempre la sua bambina. Una famiglia intera ascolta a tutto volume musica tecno e la canzone che Ron stava ballando al 9 che si è interrotta alle 6 e 29 quando ce l'hanno uccisa. È molto difficile per noi tornare qui. Sopravvissuti e parenti delle vittime indossano t-shirt e bandiere con le foto di chi non c'è più, una preghiera collettiva che assomiglia ad un triste concerto rock. Anche Almok, avrebbe dovuto essere al festival per caso, ha rinunciato all'ultimo minuto. Da allora il suo smarrimento ha lasciato posto alla rabbia. “È cambiato tutto ma non è cambiato nulla da quel giorno, chi non ha impedito questo massacro è ancora al potere. Questi sono gli amici che ho perso il 7 ottobre, 12 amici, è dura perché non c'è nulla che li possa riportare indietro.” Per tutti c'è un prima e un dopo, le famiglie dei 378 ragazzi del nuovo festival in questi anni hanno stretto legami, cercato risposte ad un orrore troppo grande. “Sono passati tre anni ma io non so ancora nulla, non so dove hanno ritrovato mia figlia, se ha provato a scappare, mi hanno mostrato una foto e ho capito che le avevano sparato in testa.”
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