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Friday, September 18, 2026

Affitti brevi, da New York a Barcellona: ecco l’effetto dei divieti nelle città

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Introdurre limitazioni agli affitti brevi o arrivare a vietarli può risolvere la crisi abitativa che affligge molte città con canoni alti e pochi appartamenti disponibili? È la domanda rilanciata dalla presentazione da parte della Commissione europea della bozza di Affordable housing act che, se approvata, autorizzerà le amministrazioni comunali sotto “stress abitativo” a misure restrittive sulle locazioni turistiche.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Una risposta al quesito arriva dalle esperienze delle città che hanno già intrapreso la strada di una rigida regolamentazione, passate in rassegna dall’Istituto Bruno Leoni: «La lezione di dieci anni di esperimenti, da Berlino a New York, è abbastanza chiara - si legge -: i divieti riescono quasi sempre a ridurre gli annunci, a volte in modo drastico» ma «solo raramente riportano» le case destinate agli affitti brevi «sul mercato ordinario», mentre «l’effetto sui canoni, quando c’è, è minimo».

Le indicazioni - va sottolineato - non sono necessariamente in contrasto con le proposte della Commissione europea. L’esecutivo comunitario, infatti, ha spiegato che la nuova regolamentazione sugli affitti brevi farà parte di un pacchetto di misure. Alcune di queste dovranno agire sull’altro elemento chiave del problema: l’offerta di immobili a prezzi accessibili. Sarà questo, più che la questione degli affitti brevi, il centro del Piano casa europeo.

L’alternativa: riconversioni e meno vincoli

Si capisce anche così il suggerimento dell’Istituto Bruno Leoni: «Affrontare il problema alla radice, aumentando l’offerta di case, per esempio a partire dalla riconversione dello stock edilizio per gli uffici reso obsoleto dal lavoro da remoto e dalla riorganizzazione delle aziende o rilassando i vincoli alla costruzione di nuovi edifici o all’ampiamento di quelli esistenti».

L’esperienza tedesca

Berlino è intervenuta in due occasioni sugli affitti brevi per rendere più accessibile il mercato delle locazioni. Nel 2016 la capitale tedesca introdusse il divieto di destinare abitazioni agli affitti turistici senza autorizzazione dell’amministrazione di quartiere. Due anni più tardi modificò la disciplina, consentendo l’affitto della residenza principale e quello delle seconde case fino a 90 giorni l’anno. Solo il primo intervento ha aumentato l’offerta di locazioni ordinarie ma in una misura inferiore rispetto alle aspettative: il divieto non porta a conversione uno a uno (da affitto breve a affitto a lungo termine). «Ciascun annuncio commerciale aggiuntivo sottrae tra 0,23 e 0,37 unità all’offerta residenziale». Il secondo non avrebbe fatto registrare effetti.

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