“La Rai? Sono andato via perché hanno prevalso logiche di adesione a chi governa. Non è vero che non invito politici di destra, ma non posso costringerli a venire. Vannacci? Non posso pensare che creda a quello che dice”: parla Fazio
La presenza di Fabio Fazio a “Tale e Quale Show” da una parte, l’ingresso nell’ultimo anno di contratto con Warner Bros. Discovery dall’altra. Due indizi che hanno dato il via ai rumors su un suo possibile ritorno in Rai: “Carlo è un mio amico, è stato molto gentile a venire ospite da me e ho trovato altrettanto piacevole accettare il suo invito. Ma nessuno si preoccupi, sono andato una sera e basta. Non c’è nessun pensiero recondito”, spiega il conduttore a “Il Venerdì“, allegato del quotidiano Repubblica.
Nessun rimpianto, assicura il volto di “Che tempo che fa“: “No. Io ho il Dna della Rai, quando sono entrato, era il 1983. Non avevo nemmeno 19 anni, ero un bambino. Sono stato assunto con un provino da Guido Sacerdote e Bruno Voglino, che io chiamo ancora oggi ‘mamma’ perché mi ha preso. Ho lavorato 25 anni con Enrico Vaime, con Luciano Salce, ho iniziato con maestri che avevano letteralmente costruito la televisione negli anni Sessanta. Io ho dentro quel Dna e la Rai non la riesco nemmeno a chiamare ‘azienda’. Se questo Dna fosse stato riconosciuto sarei ancora lì”. Il suo passaggio sul Nove è avvenuto perché “hanno prevalso delle logiche che non hanno nulla a che fare con la televisione, logiche di adesione a chi governa. Un clima che, dopo la legge Renzi, si è ulteriormente deteriorato. Era giocoforza andare dove ero desiderato e dove mi hanno offerto prospettive molto interessanti”.
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