Ex Ilva, Governo vara un nuovo decreto da 187 milioni, ma la protesta non si ferma

La decisione di mantenere 'in riscaldo' impianti e altiforni, progetti per la reindustrializzazione delle aree, un prestito di 40,5 milioni e corsie preferenziali per contratti di sviluppo: il governo vara un nuovo decreto per l'ex Ilva con l'obiettivo anche di attrarre nuovi investimenti.
Quello sull'Ex Ilva "è un'intervento ampio, con una quotazione importante, che esplicherà i suoi effetti nel corso del 2027 e negli anni a venire e che ha una portata totale di 187 milioni di euro". Così la ministra del Lavoro Marina Calderone al termine del Cdm.
Ma la protesta dei lavoratori va avanti ad oltranza, con i fuochi accesi per scaldare la notte e il presidio fisso degli operai che chiedono garanzie reali sul lavoro, sul futuro e su un piano industriale concreto, rifiutando la prospettiva di essere liquidati con la sola cassa integrazione. Le tute blu dell'ex Ilva proseguono così la mobilitazione, mentre Fim, Fiom e Uilm nazionali rilanciano l'iniziativa di lotta e proclamano altre 48 ore di sciopero in tutti gli stabilimenti dell'ex Ilva di fronte alle risposte del Governo ritenute insufficienti.
il ministro del Lavoro Marina Elvira Calderone nella sala stampa di Palazzo Chigi durante la conferenza stampa al termine della riunione del Consiglio dei ministri, Roma, 13 Ottobre 2026. (Ansa)
Mantenimento degli impianti e lavoro: le misure del decreto
Palazzo Chigi intanto arriva la prima risposta. Il decreto approvato prevede tre filoni: da una parte la tutela del lavoro, dall'altra il mantenimento degli impianti con un'attività di 'riscaldo', infine una spinta a nuovi investimenti.
Sul fronte produttivo, il piano punta a mantenere gli altiforni in modalità di preriscaldo (senza produzione diretta), una misura strategica per evitare uno spegnimento definitivo dell'area a caldo in attesa che la Corte di Cassazione si pronunci, il prossimo 20 ottobre, sui ricorsi legati alla sentenza della Corte d'Appello di Milano.
Tra le misure una corsia preferenziale per i contratti di sviluppo che dovranno impegnarsi ad assumere prioritariamente lavoratori ex Ilva e dell'indotto, con una norma che prevede l'esonero per i lavoratori dipendenti di Acciaierie d'Italia e Ilva in As.
Risorse per il territorio e la spinta alla decarbonizzazione
Arrivano poi risorse per il territorio: un'ultima tranche del prestito da 40,5 milioni per la società, ma anche 1 milioni di euro l'anno per il tecnopolo di Taranto e l'istituzione di un distretto industriale Brindisi-Taranto per accelerare nelle tecnologie a zero emissioni, favorendo la decarbonizzazione con procedure semplificate.
La protesta non si placa: presidi della notte e sciopero di 48 ore
A Taranto il blocco stradale piazzato dai lavoratori lungo le statali 7 e 106 ha paralizzato il traffico merci e finito per cingere d'assedio anche l'ingresso della raffineria Eni, fermando il transito delle autocisterne. Se l'impianto, al momento, continua a marciare in condizioni di normalità e sicurezza, l'orizzonte temporale dei prossimi giorni si fa stretto: il perdurare dei blocchi stradali impedisce l'arrivo dei gas tecnici e dei prodotti chimici necessari al ciclo industriale. Senza questi rifornimenti, l'unica opzione sul tavolo sarà la fermata programmata della raffineria. La reazione a catena sul territorio è già in marcia, con distributori di carburante a secco, il trasporto pubblico urbano in affanno per il gasolio e i primi segnali di criticità registrati anche negli scali aeroportuali della Puglia. Bari e Brindisi sono già in allerta per la carenza di carburante per gli aerei.
Tra le richieste dei sindacati ci sono misure per accompagnare alla pensione i lavoratori più vicini ai requisiti, il riconoscimento dei lavori usuranti e incentivi all'uscita volontaria.
Giovedì sono previsti pullman diretti a Bari, alla Regione Puglia, per un vertice con il presidente Antonio Decaro.
La posizione resta ferma: servono misure efficaci per mettere in sicurezza i lavoratori e garantire un reale processo di transizione ecologica, senza lasciare scoperti i settori dell'area a freddo.
La vertenza si estende lungo tutta la filiera del gruppo siderurgico.
Proteste a Genova e l'unità della filiera
A Genova i lavoratori hanno manifestato davanti alla Prefettura durante l'incontro con il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, chiedendo l'acquisto sul mercato internazionale di coils a caldo per alimentare le linee di lavorazione negli stabilimenti di Genova, Novi Ligure e Racconigi. L'obiettivo è scongiurare la cassa integrazione per 985 dipendenti a partire da metà novembre.
Quanto all'ipotesi di dividere le vertenze tra gli stabilimenti del nord e il sito di Taranto, i sindacati ribattono: "qui non ci sono lavoratori di serie B, per noi i lavoratori sono tutti uguali, il gruppo si tiene unito e si vince solo in maniera unitaria".
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