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Monday, October 12, 2026

Burnham piccona la Brexit, 'un dovere riavvicinarsi all'Ue'

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Riavvicinarsi all'Ue perché "la Brexit ha fatto più male che bene" al Regno Unito e perché restare ancorati a "uno status quo" che non funziona sarebbe una "diserzione dal dovere". Andy Burnham rompe gli indugi e, a soli tre mesi dall'ascesa a Downing Street come successore alla testa del Labour dell'impopolare quanto ondivago Keir Starmer, lancia da Westminster la sfida destinata sulla carta a rimettere in discussione - per ora parzialmente - l'esito del referendum che 10 anni fa suggellò il divorzio dell'isola dal continente.


    È tempo di "affrontare la realtà", ha tagliato corto il nuovo primo ministro alla Camera dei Comuni, nel primo giorno dopo la ripresa dei lavori parlamentari seguita alla pausa della stagione dei congressi di partito. Per poi annunciare l'avvio di un percorso "pragmatico" di revisione delle relazioni rabberciate con i 27 ricevute in eredità, a partire dal prossimo vertice fissato a Bruxelles il 20 novembre. E aggiungere - conscio dei sondaggi che negli ultimi tempi certificano sentimenti di crescente delusione, o Bregret, fra i suoi connazionali - come "la stragrande maggioranza dell'opinione pubblica si aspetti che venga colta l'opportunità" di un'inversione di rotta. Un cammino il cui esito finale il 56enne ex sindaco di Manchester lascia di fatto aperto per l'avvenire, dopo aver evocato già al congresso laburista di Liverpool l'intenzione di mettere sul tavolo "tutte le opzioni possibili".
    Nell'immediato, il nuovo obiettivo è negoziare un riallineamento su regole che - dall'agricoltura, alla pesca, all'energia - elimini alcuni degli ostacoli commerciali post Brexit (con vantaggi per l'economia britannica stimati nell'equivalente di10 miliardi di sterline l'anno entro il 2040); nonché il ritorno a "una condivisione dei dati" sul contrasto dell'immigrazione illegale. A più lungo termine tuttavia - pur mantenendo ferme in questa legislatura "le linee rosse" sul no alla libertà di movimento delle persone, al mercato unico e all'unione doganale, o escludendo al momento "qualsiasi referendum" bis su una riadesione tout court - l'orizzonte resta affacciato su una rimessa in discussione più radicale del divorzio: senza nessuna preclusione futura in effetti, rispetto alle scelte da sottoporre al voto in un prossimo manifesto elettorale. Poiché "il popolo è il boss".
    Da Bruxelles, la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, tende la mano via X con evidente soddisfazione: "Ue e Regno Unito - incoraggia - assieme hanno molto da guadagnare" La partita, però, ha anche una valenza tattica interna, sull'isola, nella battaglia per il consenso laddove Burnham ha solo iniziato a risalire la china dopo l'avvento a Number 10.
    Contrapposto in primis a due partiti di destra a guida brexiteer: i conservatori di Kemi Badenoch e soprattutto i populisti trumpiani di Reform Uk di Nigel Farage. Forze alle quali il primo ministro rinfaccia disinteresse non solo verso gli umori attuali "del grosso dei britannici", ma persino sui benefici di un riavvicinamento europeo rispetto ai loro dossier di bandiera: dal rilancio di una "crescita economica" asfittica, al coordinamento della difesa e della sicurezza (tanto più in tempi di minacce di guerra più o meno ibrida attribuite a Paesi quali Russia o Iran e d'incognite sulla 'special relationship' con gli Usa di Donald Trump). Fino al contenimento dell'immigrazione "clandestina".
    A sostegno della sua narrazione, Burnham non manca intanto di riesumare l'ombra del "tentativo d'interferenza" imputato a Mosca sul referendum del 2016: indicato per la prima volta da un capo di governo britannico alla stregua di un qualcosa di "chiaro" (per quanto senza effetti riconosciuti sul risultato "legittimo" della consultazione, come il successore di Starmer ha precisato in aula). Mentre Badenoch e Farage replicano a muso duro, accusandolo d'incoerenza e di voler "cercare di distrarre il Paese" dall'incapacità del governo di affrontare "i problemi reali" a costo di riaccendere "le divisioni". Oltre che di mettersi nelle mani dei negoziatori di Bruxelles: "Negoziatori duri", avverte la leader Tory, da cui non sarà l'ex sindaco di Manchester a strappare "un accordo migliore".
   

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