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Thursday, September 10, 2026

Mar Rosso, gli Houthi conquistano Mocha e vanno verso Bab el Mandeb. Iran e Usa attaccano petroliere

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Donne yemenite sfollate internamente, fuggite dalle loro case insieme alle famiglie, a causa della ripresa degli scontri tra le forze governative yemenite sostenute dall’Arabia Saudita e i ribelli Houthi del Paese, trasportano taniche dopo aver trovato rifugio a Mocha, sulla costa yemenita del Mar Rosso

Il gas supera 81 euro sulla piazza Ttf di Amsterdam

Il gas supera quota 81 euro sulla piazza Ttf di Amsterdam, confermandosi sui massimi dal dicembre del 2022. I contratti future sul mese di ottobre guadagnano il 2,5% a 81,23 euro al MWh, spinti dalle minacce reciproche tra Usa e Iran. Sul mercato internazionale poi si è abbattuta una nuova tegola dall'Australia, secondo esportatore mondiale di Gnl dopo lo stop delle consegne dal Qatar. Il governo di Canberra intende infatti portare dal 15 al 20% la quota di Gnl destinato all'esportazione da trattenere per alimentare le riserve nazionali a partire dalle consegne del 1 gennaio del 2028.

La produzione saudita crolla ai minimi dal 1990, il Brent vicino a 105 dollari

La produzione di petrolio in Arabia Saudita è crollata ancora ad agosto, toccando i minimi dal 1990,a causa del conflitto tra Stati Uniti e Iran che ha messo sottopressione le rotte di esportazione del Regno. La comunicazione trasmessa dall'Arabia all'Opec ha fatto impennare ulteriormente il prezzo del greggio: il Brent si avvicina a 105 dollari, schizzando del 3,5% a 104,8 dollari al barile, mentre il Wti americano sfiora 100 dollari al barile a 99,65 con un rialzo del 3,75%.

Yemen: gli Houthi hanno conquistato l'isola di Zuqar a sud del Mar Rosso

Secondo una fonte militare yemenita, oltre a Mocha gli Houthi hanno conquistato l'isola di Zuqar, a sud del Mar Rosso, “dopo attacchi missilistici e un assalto terrestre condotto con l'ausilio di imbarcazioni che trasportavano combattenti”.

Alcuni testimoni hanno riferito di aver visto le forze ribelli entrare a Mocha, a 70 chilometri a nord dello stretto di Bab El Mendeb, scandendo Morte all'America, morte a Israele.

Analista: "Con la presa di Mocha per gli Houthi sarà facile controllare Bab el Mandeb"

“Se prendessero il controllo di Mocha, arriverebbero a dominare praticamente l'intera costa yemenita sul Mar Rosso. Ciò renderebbe più agevole il controllo dello stretto di Bab el-Mandeb” ha dichiarato Wolfgang Pusztai, analista della difesa, ad Al Jazeera commentando le notizie sulla conquista, da parte dei combattenti Houthi, della città costiera di al-Makha (Mocha) sul Mar Rosso. “Stanno avanzando più rapidamente delle forze governative” ha dichiarato l'analista, aggiungendo che se i ribelli yemeniti riuscissero a interrompere il collegamento stradale tra Taiz e al-Makha, si tratterebbe di un “colpo durissimo per il governo”.

L'esperto ha fatto notare che, mentre lo Stretto di Hormuz ha una larghezza di circa 50 chilometri, lo Stretto di Bab el-Mandeb è più angusto, misurandone circa 20. “Questo significa che potrebbero controllarlo semplicemente con l'artiglieria; non avrebbero nemmeno bisogno di ricorrere a missili o droni per attaccare le navi. Si tratterebbe indubbiamente di un duro colpo per il traffico marittimo dell'Arabia Saudita e per la navigazione internazionale” ha aggiunto Pusztai.

Yemen conferma: gli Houthi hanno preso Mocha e avanzano verso Bab el Mandeb

I ribelli Houthi hanno assunto il controllo della strategica città portuale di Mocha sul Mar Rosso e stanno avanzando verso lo stretto di Bab el-Mandeb. Lo ha riferito una fonte militare yemenita. Alcuni testimoni hanno raccontato di aver visto le forze ribelli entrare in città al grido di "morte all'America, morte a Israele".

Media: gli Houthi hanno conquistato la città yemenita di Mocha sul Mar Rosso

I ribelli Houthi, sostenuti dall'Iran, hanno conquistato la città yemenita di Mocha, sul Mar Rosso. Lo scrivono i media internazionali citando Reuters, che cita tre fonti del governo yemenita.

Gli Houthi si avvicinano così al controllo dello Stretto di Bab el-Mandeb, una delle rotte più importanti al mondo per le navi mercantili. Da giorni sono in corso violentissimi scontri tra i i militari yemeniti e ribelli filo-iraniani, che contribuiscono a aumentare la tensione nel Golfo colpendo con razzi infrastrutture petrolifere saudite.

Società di tracciamento marittimo: "7 navi hanno transitato ieri a Hormuz"

Il transito navale nello Stretto di Hormuz è ulteriormente diminuito, ieri, attestandosi a sette navi rispetto alle dodici del giorno precedente, secondo i dati preliminari di tracciamento delle navi pubblicati oggi. Di queste sette imbarcazioni, quattro sono uscite e tre sono entrate nel passaggio marittimo, anche se alcune imbarcazioni potrebbero navigare nel canale con i transponder spenti e sfuggire al conteggio.

Pasdaran: siamo pronti a operazioni offensive

Hassan Hassanzadeh, comandante della Guardia della Grande Teheran, formazione dei Guardiani della Rivoluzione islamica, ha annunciato durante una cerimonia militare che la Repubblica Islamica ha superato la fase difensiva ed è ormai prossima a intraprendere operazioni offensive.

"Sono state organizzate squadre, unità e divisioni d'assalto per operazioni speciali e fulminee", ha dichiarato il comandante delle Guardie Rivoluzionarie (Irgc) della Grande Teheran. "Siamo pronti a intervenire rapidamente in qualsiasi parte del Paese e a distruggere il nemico in qualsiasi situazione", ha aggiunto. "Anche nei settori della tecnologia missilistica, dei droni e delle capacità navali, abbiamo raggiunto - ha sottolineato - un livello tale da impedire al nemico di conseguire i propri obiettivi". Lo riporta Iran International.

Houthi: nelle ultime ore circa 40 raid aerei dei sauditi

Nelle ultime ore, l'Arabia Saudita ha condotto una quarantina di raid aerei nello Yemen. Lo hanno affermato gli Houthi, sostenuti dall'Iran, in seguito a nuovi attacchi dei ribelli contro il Regno. "L'aviazione del nemico saudita ha effettuato circa 40 raid nelle ultime ore nei governatorati di Taiz, Hodeida, Al-Jawf e Marib", ha riferito Saba, l'agenzia di stampa dei ribelli.

Media: 8 aerei Usa danneggiati da attacchi iraniani in Giordania

Diversi velivoli militari statunitensi sono stati danneggiati negli attacchi sferrati dall'Iran contro la base aerea Muwaffaq Salti, in Giordania, nella notte tra martedì e mercoledì. 

Lo riferisce la Cbs News citando fonti secondo cui otto caccia F-15 hanno subito danni lievi e sarebbero già tornati in servizio. Un A-10 Thunderbolt, il "Warthog" da attacco al suolo usato per colpire le unità corazzate e i bunker, è stato colpito e ha perso un'ala. Non sono state segnalate vittime tra il personale statunitense. Le forze statunitensi in Giordania hanno lanciato oltre 30 missili Patriot per difendersi dagli attacchi iraniani.

Media: artiglieria israeliana colpisce obiettivi nel sud del Libano

L'artiglieria israeliana ha bombardato nella notte le zone di Wadi al-Hujeir e Wadi al-Salouqi, nel Libano meridionale. Lo riporta l'Agenzia di stampa nazionale libanese, aggiungendo che si sono registrate esplosioni anche nella città di al-Mansouri.

Famiglia di quattro persone muore in un attacco israeliano a Gaza

Una coppia e i loro due figli sono rimasti uccisi in un attacco israeliano a Gaza. Lo scrive l'agenzia France Presse, citando fonti mediche e della sicurezza palestinese. Anche Al Jazeera, citando una fonte medica, riporta che quattro persone palestinesi sono morte e altre sono rimaste ferite in un attacco delle forze israeliane fuori dalle aree di schieramento di Israele a nord di Gaza.

IL PUNTO - Guerra Usa-Iran, nuova escalation nel Golfo: attacchi alle petroliere, Hormuz blindato e il greggio vola oltre i 100 dollari

Dopo settimane di stallo operativo, il conflitto tra Stati Uniti e Iran registra una violenta fiammata che rischia di mandare in cortocircuito i mercati energetici globali. La distruzione di almeno otto petroliere iraniane in pochi giorni — colpite dagli attacchi americani perché ritenute parte della "flotta ombra" usata dai Pasdaran per finanziare le milizie regionali — ha scatenato la durissima reazione di Teheran, che ha annunciato un ulteriore allargamento della zona soggetta a sanzioni e blocco attorno allo Stretto di Hormuz. La combinazione tra le rappresaglie navali, le nuove restrizioni nel Golfo Persico e la contemporanea intensificazione dei combattimenti tra i ribelli Houthi e l'Arabia Saudita nell'area di Bab el-Mandeb ha spaventato i mercati globali, spingendo il prezzo del barile di greggio Brent sopra la quota psicologica dei 100 dollari per la prima volta dallo scorso luglio.

La nuova zona di sanzione dei Pasdaran e la risposta di Washington

In risposta alle incursioni del Central Command statunitense (CENTCOM), giunte dopo il lancio di missili balistici iraniani contro una portaerei e un cacciatorpediniere americani, i Guardiani della Rivoluzione Islamica hanno sferrato un attacco contro la base aerea giordana di Al-Azraq e diverse imbarcazioni statunitensi. Ma è sul piano strategico e marittimo che la Repubblica Islamica ha assestato il colpo più pesante. Il portavoce dei Pasdaran, Hossein Mohebi, ha chiarito che lo Stretto di Hormuz rimane il riferimento principale per l'ingaggio militare, ma la nuova area soggetta a sanzioni partirà da Chabahar e comprenderà ampie sezioni del Mare di Oman e del Mar Arabico, oltre alle rotte di accesso al Golfo.

Nel braccio di ferro diplomatico le posizioni appaiono del tutto inconciliabili. Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha avvertito che ogni volta che l'Iran prenderà di mira navi della Marina statunitense perderà petroliere. Da parte loro, i Pasdaran hanno risposto fissando condizioni rigide per un eventuale cessate il fuoco, pretendendo lo stop immediato a ogni attacco e minaccia militare degli Stati Uniti, il ritiro dell'esercito israeliano dal Libano, la fine dell'assedio allo Yemen, lo sblocco di 24 miliardi di dollari di beni iraniani congelati all'estero e la cessazione di qualsiasi interferenza nei programmi nucleari e missilistici di Teheran.

La spinta del petrolio e il dossier nucleare all'ONU

A infiammare ulteriormente i mercati dell'energia contribuisce il peggioramento delle opzioni militari attorno al passaggio strategico di Bab el-Mandeb. In quella sezione fondamentale per le rotte dirette al Canale di Suez, l'Iran sta intensificando la pressione sull'Arabia Saudita con l'aiuto degli alleati Houthi, mentre Riad ha risposto scatenando oltre 30 attacchi aerei su diverse regioni dello Yemen, incluse le aree critiche di Taiz e Hodeida. Il risultato immediato di questa doppia tenaglia marittima è una vasta paralisi dei trasporti che lascia centinaia di navi e circa 6.000 marinai bloccati all'interno del Golfo Persico.

L'escalation militare coincide inoltre con una svolta decisiva sul piano politico-diplomatico internazionale. Il Consiglio dei Governatori dell'AIEA ha votato il deferimento dell'Iran al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per il mancato rispetto degli obblighi di non proliferazione. La decisione ha visto la dura opposizione di Russia, Cina e Niger, che insieme a Teheran hanno denunciato forti ingerenze e pressioni politiche da parte di Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania. Nel frattempo, un'analisi satellitare del Center for Strategic and International Studies ha rivelato un'intensa attività di scavo presso il sito nucleare di Natanz, mentre la Casa Bianca valuta opzioni militari per colpire la struttura in profondità e il premier israeliano Benjamin Netanyahu profetizza apertamente che la caduta della Repubblica Islamica sia ormai vicina.

IL PUNTO - Netanyahu al contrattacco prima del voto: querela Haaretz e accusa i vertici della sicurezza su Haaretz

In una campagna elettorale arroventata e in un paese profondamente spaccato tra sostenitori e oppositori del governo, Benjamin Netanyahu passa all'offensiva giudiziaria e politica. Il primo ministro israeliano ha annunciato una querela per diffamazione contro lo storico quotidiano progressista Haaretz e il giornalista Shlomi Eldar, autore di un'inchiesta secondo cui il premier sarebbe stato avvertito dal presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed, con almeno dieci giorni di anticipo sul massacro del 7 ottobre 2023 organizzato da Hamas.

La smentita del premier e la pista del "complotto elettorale"

Netanyahu ha liquidato la ricostruzione come "una perfida macchinazione con evidente tempismo politico" orchestrata dalla sinistra in vista del voto del 27 ottobre. In un post pubblicato su X, il capo del governo ha fatto notare che un colloquio telefonico con le autorità emiratine avrebbe lasciato tracce e registrazioni ufficiali di cui il suo ufficio non ha trovato alcun riscontro nei registri diplomatici.

L'attacco del premier si è esteso anche al partito di governo, il Likud, che ha chiesto un'indagine penale contro Haaretz, parlando di una "sfacciata ingerenza straniera nelle elezioni". Secondo la ricostruzione dei lealisti di Netanyahu, dietro l'articolo vi sarebbe il politico palestinese Mohammad Dahlan, residente negli Emirati, interessato a far cadere l'esecutivo di destra per prendere il controllo di Gaza con l'aiuto di un governo israeliano più debole.

L'attacco allo Shin Bet e il fuoco incrociato sulle responsabilità del 7 ottobre

Nel tentativo di schivare l'accusa di aver reagito con troppa lentezza la mattina dell'attacco — sfociata la settimana scorsa nella pubblicazione dettagliata della sua agenda di quel giorno —, Netanyahu ha puntato il dito contro i vertici della sicurezza di allora: l'ex capo dello Shin Bet, Ronen Bar, e l'ex capo di Stato Maggiore dell'IDF, Herzi Halevi.

Secondo il premier, i vertici militari avevano a disposizione tutti i segnali d'allarme ore prima dell'invasione e, se invece di temere un'escalation avessero mobilitato le truppe e allertato in tempo la presidenza del Consiglio, la strage si sarebbe potuta evitare.

Il Segretario generale dell'ONU, Guterres "allarmato da attacchi a Hormuz"

Il Segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, "è profondamente preoccupato dalle notizie relative a nuove escalation dentro e intorno allo Stretto di Hormuz negli ultimi giorni, compresi gli attacchi contro navi commerciali e le minacce di ulteriori azioni contro le infrastrutture marittime ed energetiche". Lo ha detto il portavoce, Stephane Dujarric, il quale ha aggiunto che i "diritti di navigazione e la libertà di navigazione dentro e intorno allo Stretto di Hormuz devono essere pienamente ripristinati e rispettati, in conformità con il diritto internazionale".

Esplosioni sull'isola di Qeshm e Sirik. Lo riportano i media statali iraniani

Esplosioni sull'isola di Qeshm  e Sirik. Lo riportano i media statali iraniani

Stretto di Hormuz e l'sola di Qeshm

Stretto di Hormuz e l'sola di Qeshm (@BeamTracker_)

Damasco condanna l'ingresso illegale di Netanyahu

La Siria ha condannato "con forza l’ingresso illegale" del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in territorio siriano e la sua visita al Monte Hermon , descrivendo tale mossa "come un atto provocatorio e una palese violazione della sovranità, dell’integrità territoriale e del diritto internazionale della Siria". Lo riferisce l'agenzia di stampa siriana Sana. In una dichiarazione rilasciata dal Ministero degli Affari Esteri, la Siria ha sottolineato che "le continue incursioni e gli attacchi israeliani all’interno del territorio siriano costituiscono una pericolosa escalation che minaccia la sicurezza e la stabilità nella regione".La Siria "ritiene l’occupazione israeliana pienamente responsabile delle conseguenze di tali violazioni e invita le Nazioni Unite, le organizzazioni internazionali e gli Stati interessati ad assumersi le proprie responsabilità per porre fine a questi attacchi e garantire il ritorno all’Accordo di disimpegno del 1974".

Il gruppo israeliano per i diritti umani Yesh Din: "In Cisgiordania pulizia etnica"

Israele sta annettendo la totalità della Cisgiordania attraverso "insediamenti, violenze e la progressiva frammentazione" del territorio palestinese, spingendo la popolazione "in piccole enclave isolate". E' quanto emerge da un rapporto pubblicato dal gruppo israeliano pro-diritti umani Yesh Din, fondato nel 2005 e da tempo impegnato nella denuncia degli attacchi dei coloni in Cisgiordania e della connivenza delle forze di sicurezza e del sistema giudiziario, insieme agli urbanisti di Bimkom e al Centro per la difesa dei diritti HaMoked. Un rapporto che è stato pubblicato proprio mentre 12 Paesi capeggiati dal Regno Unito hanno annunciato ieri la scelta di vietare le importazioni di merci prodotte negli insediamenti. Una scelta che Yesh Din, assieme a B'Tselem, ha salutato con favore, sostenendo che l'occupazione non è solo fonte di violenza e oppressione, ma colpisce individui, famiglie e comunità nell'ambito di una politica "più ampia e sistematica" volta a cacciare i palestinesi dalle loro terre in una vera e propria "pulizia etnica".

Il rapporto - intitolato “Massimo territorio, minima popolazione” - analizza i casi di alcune zone specifiche mostrando come Israele stia portando avanti in Cisgiordania una politica di annessione di fatto, seguendo una precisa "visione" presentata nel settembre dello scorso anno dal ministro per le Finanze Bezalel Smotrich, uno dei leader della fazione radicale pro-occupazione. Un piano finalizzato all'annessione dell'82% del totale del territorio e fondato su una tabella di marcia che, seppur non ancora totalmente applicata, ha gia' manifestato in modo esauriente i principi su cui si fonda: trasferire forzatamente le comunità palestinesi, restringere gli spazi in cui possono muoversi e vivere, prendere il controllo degli spazi aperti e cancellarne la contiguità territoriale in Cisgiordania. Al momento della presentazione del piano (che ne richiamava uno simile del 2017), lo stesso ministro aveva affermato il "principio fondamentale" della sovranità: "Massimo territorio con la minima popolazione".   Nel loro studio, Yesh Din, Bimkom e HaMoked non si limitano a denunciare la politica espansionista dello Stato ebraico, ma documentano vite e drammi quotidiani della popolazione: a partire dalle storie di due famiglie di agricoltori palestinesi, la cui terra è "intrappolata" fra la Linea Verde e una recinzione di separazione, in una porzione di territorio che Israele ha ribattezzato come "Seam Zone", cioe' la "zona di separazione"

Un alto esponente di Teheran: "Le forze Usa lascino il Golfo"

Il presidente della commissione per la Sicurezza nazionale del Parlamento iraniano, Ebrahim Azizi, ha invitato le forze militari statunitensi a lasciare il Golfo, sostenendo che la sicurezza dell'area è garantita dall'Iran."La Marina iraniana ha appena inviato un messaggio chiaro: la sicurezza e la stabilità del Golfo Persico sono gestite dall'Iran", ha scritto Azizi su X."Alle forze rimaste: salvate quello che resta dei vostri mezzi e tornate a casa finché siete ancora in tempo, e concentratevi sulla difesa dei vostri confini", ha aggiunto il parlamentare iraniano.

Libano: attacco aereo Israele nel sud del Paese

Il corrispondente di 'Al Jazeera' ha riferito di un attacco aereo israeliano nella zona di Wadi al-Salouqi, nel Libano meridionale

Per l'Iran la risoluzione Aiea è uno "strumento politico"

L'Iran ha definito uno "strumento politico" la risoluzione approvata dal Consiglio dei governatori dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) che ha rinviato il dossier nucleare iraniano al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. A criticare il provvedimento è stato l'ambasciatore iraniano presso le organizzazioni internazionali a Vienna, Reza Najafi, dopo l'approvazione del testo presentato da Stati uniti, Regno unito, Germania e Francia.

Trump: "Parlerò con Israele e Regno Unito"

Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha commentato le sanzioni imposte dalla Gran Bretagna agli insediamenti dei coloni in Cisgiordania, così come quelle di altri Paesi che si sono uniti alla condanna delle politiche del governo di Tel Aviv. "Parlerò con Israele. Parlerò con loro  e scoprirò cosa ne pensano, quali sono le loro considerazioni. Capisco, sapete, capisco perfettamente cosa sta succedendo, ma voglio capire perche' e' successo tutto questo all'improvviso" ha detto Trump.

Trump:"La guerra finirà dopo le nostre elezioni di mid term"

"Credo che la guerra finirà immediatamente dopo le elezioni, perché non possono più resistere". Lo ha detto Donald Trump in riferimento al conflitto con l'Iran e al voto di midterm di novembre. Gli iraniani "tentano disperatamente di influenzare le elezioni", per avere "un gruppo di persone deboli" al potere, ha aggiunto il presidente parlando con i giornalisti alla sua partenza per Dallas dalla base Andrews.

Donald Trump prima di salire a bordo dell'Air Force One, Joint Base Andrews, Maryland

Donald Trump prima di salire a bordo dell'Air Force One, Joint Base Andrews, Maryland (Afp)

Aumentata l'attività edilizia nel sito di Pickaxe Mountain a sud di Teheran

Secondo un gruppo di analisti che ha esaminato sei anni di immagini satellitari, un presunto sito nucleare iraniano sepolto sotto una coltre di granito ha visto un'intensa attività di costruzione quest'anno, in concomitanza con l'escalation della guerra con gli Stati Uniti. Lo scrive la Cnn. Il sito di Pickaxe Mountain, situato vicino al complesso nucleare di Natanz, a circa 225 chilometri a sud di Teheran, è stato oggetto di continue discussioni da parte delle agenzie di intelligence, che lo considerano un luogo probabile in cui l'Iran potrebbe proteggere i suoi futuri programmi nucleari.   Secondo una nuova analisi di immagini satellitari condotta dal think tank Center for Strategic and International Studies, condivisa in esclusiva con la CNN prima della sua pubblicazione, quest'anno si è registrato "un netto aumento dell'attività edilizia". Secondo gli analisti del CSIS, la struttura sotterranea è "probabilmente" progettata per fungere da rifugio sicuro per il programma nucleare iraniano

Direttore generale dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) Rafael Grossi

Direttore generale dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) Rafael Grossi (AFP)

"Le valigette": l’allarme ignorato da Benjamin Netanyahu e quel filo di denaro che lo lega ad Hamas (RaiNews24)

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