Lavoratori ex Ilva occupano la Prefettura di Genova
Un gruppo di lavoratori dell'ex Ilva ha occupato la Prefettura di Genova facendo irruzione all'improvviso nell'edificio dal presidio di protesta in corso da tre giorni in largo Eros Lanfranco. Gli operai in sciopero attendono garanzie dal governo sulla continuità produttiva dello stabilimento di Genova Cornigliano che finora non sono arrivate, perciò hanno deciso di dare un ulteriore segnale. Alcune decine di lavoratori si sono seduti nell'atrio della Prefettura di Genova e al secondo piano battendo i caschi e urlando lo slogan 'l'Ilva di Genova non si chiude'. Da quanto si apprende l'idea dei manifestanti è dormire in Prefettura.
Meloni: obiettivo garantire continuità a produzione acciaio in Italia
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni oggi ha affrontato il tema Ex Ilva nelle repliche alla discussione generale sulle comunicazioni rese nell’Aula del Senato in vista del prossimo Consiglio europeo.
“Sull'Ilva, la senatrice Furlan diceva perché non abbiamo fatto il decreto di Renzi, di Monti." - ha detto Giorgia Meloni - "Però mi consenta di chiederle, senatrice Furlan, ma se questi decreti sono stati così risolutivi, perché ci stiamo ancora occupando dell'Ilva? No, perché io le devo dire che la situazione che noi abbiamo trovato quando siamo arrivati al governo dell'ex Ilva era drammatica. E allora forse queste vostre risolutive risposte non hanno risolto il problema, e quindi il problema ce lo siamo ovviamente caricato noi, che ci siamo assunti la responsabilità di estromettere il socio di maggioranza, Arcelor Mittal, sorvolo sui patti parasociali secretati che erano stati sottoscritti, e abbiamo nominato una nuova terna di amministratori per superare i problemi gravi che venivano segnalati dalle organizzazioni sindacali e che erano reali”. Così la Meloni in Senato, che ha aggiunto, “abbiamo lavorato incessantemente per il rilancio della più importante acciaieria d'Europa, cercando nuovi acquirenti che fossero affidabili. Abbiamo trovato sul nostro percorso di diversi ostacoli, alcuni di carattere ideologico. Penso all'opposizione dell'amministrazione di Taranto alla nave rigassificatrice, che ha fatto sfumare l'interesse di Baku Steel. Abbiamo trovato, come sapete, ostacoli giudiziari fino al recente decreto della Corte d'Appello di Milano che ha ordinato lo spegnimento degli impianti a caldo nonostante gli amministratori stessero puntualmente dando attuazione alle numerose e rigorose prescrizioni ambientali e sanitarie che erano state imposte. Sorvolo francamente sulla coerenza logica di questi provvedimenti giudiziari. Mi basta ricordare la critica serrata a cui li ha sottoposti pochi giorni fa la Procura Generale della Corte di Cassazione”. “Il nostro obiettivo chiaramente è dare continuità alla produzione dell'acciaio in Italia, non cedere alle interdizioni, al tempo stesso garantire l'occupazione di chi finora ha lavorato in Ilva, in una cornice di pieno rispetto dell'ambiente e della salute dei cittadini. Seguiamo chiaramente l'andamento della gara in corso per non pregiudicare il futuro”, ha concluso Giorgia Meloni.
Sindacati: manterremo presenza sino a risposte del Governo
"Manterremo la nostra presenza costante fino a quando non arriveranno risposte concrete da parte del Governo". Lo dicono dopo il varo del decreto legge sull'ex Ilva, Fim, Fiom, Uilm e Usb, che "chiedono con determinazione la necessità di un'assunzione di responsabilità politica immediata". La "presenza costante" è quella dello sciopero e del blocco delle strade statali a Taranto. "Nel decreto approvato dal Consiglio dei ministri nella serata di martedì 13 ottobre - affermano le sigle -, pur contenendo la richiesta avanzata della Cigs in deroga per i lavoratori dell'appalto, necessaria quest'ultima per scongiurare i licenziamenti collettivi, mancano le risposte in merito alle misure straordinarie". Per le sigle, "è evidente che nulla è cambiato e nulla cambia rispetto alle iniziative che abbiamo messo in campo in questi giorni. Il decreto approvato dal Governo non soddisfa in pieno le misure che abbiamo chiesto con chiarezza. Per questo la mobilitazione continua, perché pretendiamo strumenti straordinari per i lavoratori, così come resta centrale il tema dell'intervento pubblico e della transizione del processo di decarbonizzazione". Domani, giovedì 15 ottobre, si annuncia, si aprirà la quarta giornata di sciopero, con la mobilitazione che si sposterà a Bari, davanti alla presidenza della Regione Puglia. I lavoratori partiranno da Taranto alle 7.15 con i pullman organizzati dalle organizzazioni sindacali (Fim, Fiom, Uilm e Usb). All'incontro con il presidente Antonio Decaro - affermano i sindacati - "chiederemo di condividere un documento unitario, nel quale le istituzioni si facciano garanti del percorso che abbiamo tracciato nella piattaforma rivendicativa presentata al Governo. E' indispensabile che la Regione Puglia, insieme a Comune e Provincia, assuma un ruolo attivo e politico, non solo di ascolto. Serve un impegno chiaro, scritto, condiviso per percorrerlo insieme". Per i sindacati, "in questa condizione servono maggiori chiarimenti attraverso una convocazione urgente a Palazzo Chigi. Non possiamo accettare che la vertenza venga gestita con decreti che ignorano completamente le questioni fondamentali: la tutela dei lavoratori, la sicurezza degli impianti, la transizione ecologica e il ruolo pubblico nella governance industriale. La richiesta del sindacato è netta: un fronte istituzionale unito - si sottolinea -, capace di sostenere la piattaforma sindacale e di garantire che la vertenza ex Ilva non venga nuovamente relegata ai margini dell'agenda politica nazionale. Domani non sarà solo un incontro. Sarà un passaggio decisivo - concludono le sigle metalmeccaniche - per capire se le istituzioni intendono davvero assumersi la responsabilità di questa vertenza o se dovremo continuare da soli a difendere il futuro industriale e sociale di Taranto e del Mezzogiorno".
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