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Friday, November 6, 2026

“La montagna è bella ma può essere pericolosa. Molti si avventurano affidandosi al telefonino, se si trovano in difficoltà chiamano subito i soccorsi”: parla Giuseppe Dellantonio, guida alpina di 103 anni

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“La montagna è bella ma può essere pericolosa. Molti si avventurano affidandosi al telefonino, se si trovano in difficoltà chiamano subito i soccorsi”: parla Giuseppe Dellantonio, guida alpina di 103 anni

Ha compiuto 103 anni lo scorso marzo Giuseppe Dellantonio, per tutti a Moena “Bepi Tasin”, considerato la guida alpina più longeva d’Italia: nessuno, tra i Ciamorces de Fasha, il gruppo di cui fa parte, risulta avere più anni di lui. La sua prima uscita da accompagnatore risale all’agosto 1949, quando è salito sulla Marmolada con un cliente bolognese, ancora da “portatore”, prima di ottenere il titolo di guida tre anni dopo. Lo riporta Il Corriere della Sera.

La passione per le Dolomiti, nata sui banchi di scuola, è stata a lungo ostacolata dalla famiglia, che la considerava una perdita di tempo, e dal parroco, tanto che le uscite avvenivano di nascosto, con le corde nascoste nel fienile, fino all’arrivo di un cappellano alpinista. Chiamato alle armi nel 1941, è stato assegnato al genio pontieri e dopo l’8 settembre ha evitato un nuovo arruolamento lavorando in miniera. Nel dopoguerra ha fatto il falegname e l’insegnante negli istituti tecnici, svolgendo la professione di guida solo come attività parallela. Dei suoi ricordi più cari fa parte l’accoglienza a Milano, nel 1954, alla spedizione italiana reduce dal K2.

Fedele a una filosofia di prudenza (“una volta in cima bisogna pensare a scendere”), racconta di non aver mai esitato a rinunciare quando le condizioni non lo convincevano. Guarda con preoccupazione ai cambiamenti della montagna, dal ritiro dei ghiacciai della Marmolada, teatro della tragedia del 2022, alla moltitudine di escursionisti poco preparati che si affidano al telefonino. Per lui chi si affida alla corda di una guida non è un cliente, ma un amico.

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