Gli Usa e Israele pronti ad attaccare l'Iran dopo le midterm
Gli Stati Uniti e Israele hanno messo a punto nuovi piani per attaccare l'Iran subito dopo le elezioni di metà mandato. I dettagli dei nuovi raid sono ancora in fase di elaborazione, ma sarebbero già stati individuati i bersagli da colpire: dalle infrastrutture energetiche agli impianti nucleari, passando per l'arsenale di droni. In preparazione del possibile blitz, breve ma intenso,le forze armate americane e israeliane - come riporta il New York Times - hanno intensificato le esercitazioni, volando nei cieli iracheni per simulare le manovre da adottare. Pur avendo cancellato più volte all'ultimo momento un nuovo attacco contro l'Iran, Trump non ha mai chiuso la porta a una nuova offensiva per colpire dopo il 3 novembre.
"Devo decidere come vincere", ripete da giorni, lasciando intendere che una ripresa delle ostilità non è esclusa e insistendo sul fatto che nello Stretto di Hormuz transita più petrolio di prima della guerra. Diversi critici temono che il commander-in-chief autorizzerà un attacco soprattutto nel caso di una sconfitta a novembre, soprattutto se i democratici dovessero conquistare sia la Camera che il Senato. Un raid - a loro avviso - consentirebbe di spostare l'attenzione dalla bruciante debacle che di fatto lo renderebbe un'anatra zoppa per il resto del mandato. E nel caso decidesse di agire, Trump dovrebbe farlo prima dell'insediamento del nuovo Congresso a gennaio: questo per approfittare degli ultimi mesi in cui i repubblicani avranno il controllo di Capitol Hill. Su un eventuale attacco aleggia anche l'incertezza dovuta alle elezioni del 27 ottobre in Israele.
Se Netanyhau dovesse perdere, sarebbe difficile per lui avviare una guerra. Non è escluso comunque - avvertono gli esperti - che il premier possa sfruttare la prospettiva di un attacco congiunto israelo-americano per fare pressione sui suoi rivali, spingendoli a unirsi a un governo di unità nazionale per la gestione del conflitto, come quello creato dopo l'attacco del 7 ottobre. Proprio Hamas avrebbe fatto sapere a Israele di essere pronto a un nuovo attacco come quello del 2023, in un messaggio schietto e dai toni minacciosi consegnato al Coordinatore umanitario delle Nazioni Unite Ramiz Al-Akbarov. Secondo quanto riportato da Ynet, l'organizzazione starebbe accumulando armi e ricostruendo tunnel a Gaza, ma l'intelligence non ritiene che abbia la forza per ripetere il 7 ottobre. Anche se Hamas - hanno spiegato alcuni funzionari israeliani - sembra pronta a scommettere sul fatto che Israele non abbia la capacità di condurre un'operazione su larga scala fra il voto del 27 ottobre e le midterm del 3 novembre. Su una ripresa delle ostilità israelo-americane in Iran c'è molto scetticismo. Molti sostengono che non potrà avere più successo di quella iniziata a febbraio, e solo pochi ritengono che riuscirà a piegare Teheran. I target individuati di sicuro rappresenterebbero una grande perdita per Teheran se colpiti, ma probabilmente non abbastanza per una capitolazione. Anche centrare Pickaxe Mountain potrebbe non risolvere il nodo del nucleare che sta tanto a cuore a Trump. Il rischio maggiore è quello di un ampliamento di un conflitto in un Medio Oriente, dove la tensione è già alle stelle. Gli houthi infatti non mollano la presa sull'Arabia Saudita e continuano a colpire i suoi aeroporti. Gli Stati Uniti hanno ordinato a parte dello staff dell'ambasciata di Riad e alle loro famiglie di lasciare il Paese. Una mossa decisa mentre Trump non ha ancora sciolto le riserve su un suo possibile sostegno al principe alla corona Mohammed Bin Salman contro i ribelli yemeniti.
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